Sebbene abbiano in comune il nome, Chianti e Chianti Classico nascono in territori molto diversi tra loro per caratteristiche pedoclimatiche. Entrambi derivano dal
celebre blend ideato dal Barone Bettino Ricasoli nella sua tenuta di Brolio nella seconda metà del XIX secolo, tuttavia il disciplinare delle due denominazioni ha subito diverse modifiche, pur sempre riconoscendo un
ruolo predominante al Sangiovese che oggi è consentito vinificare anche in purezza.
Il Chianti, la cui area di produzione concide con quello della
Toscana centrale, si divide a sua volta nelle sottozone Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e
Rùfina. Quest'ultima, che è la piccola delle sette, è considerata la sottozona
più omogenea e una delle più vocate alla coltivazione del Sangiovese, grazie alle caratteristiche del suo territorio premontano.
Il
Chianti Classico, contaddistinto dall'inconfondibile marchio del Gallo Nero, proviene invece dalla zona storica di produzione, compresa tra Siena e Firenze, anch'essa caratterizzata da in un mosaico di territori ognuno con il proprio suolo e mesoclima. Nonostante le diversità, l'intera zona negli ultimi anni ha raggiunto
uno dei più alti livelli qualitativi dell'enologia nazionale, come testimonia l'impressionante numero di premi che le etichette di questa zona hanno ricevuto. Il Gambero Rosso, nell'edizione 2018 della guida "Vini d'Italia" ha assegnato il prestigioso riconocimento dei
Tre Bicchieri a ben 21 Chianti Classico, tra cui quelli di Badia a Coltibuono, Borgo Salcetino, Castello di Albola, Castello di Monsanto,il "Brolio Bettino" di Barone Ricasoli, il "Casavecchia alla Piazza" di Buondonno; la Riserva di Val delle Corti e la "Novecento" di Dievole; la Gran Selezione "Riserva di Fizzano" di Rocca delle Macìe, la Gran Selezione Vigna del Sorbo di Fontodi.