I vitigni

Aglianico

L’Aglianico è un vitigno a bacca nera diffuso soprattutto nelle regioni del sud Italia, in particolare in Campania, Basilicata e in parte in Puglia e Molise. La sua coltivazione occupa una superficie complessiva di circa 7500 ha. In passato si riteneva che in suo nome derivasse da un adattamento del termine Hellenico che ne indicava una possibile origine greca. Tuttavia queste origini greche rimangono attualmente soltanto probabili. Poiché le indagini sul DNA hanno dimostrato che l’Aglianico non ha affinità con vitigni a bacca scura presenti attualmente in Grecia. Non siamo neppure certi che si tratti di una delle uve che ai tempi degli antichi Romani erano chiamate Aminae e che erano alla base di famosi vini come il Falernum, il Caecubum, il Gauranum o il Faustianum. Ad ogni modo, la presenza di molti e diversi biotipi sembrerebbe confermare le sue antiche origini. La differente conformazione climatica e geologica delle zone in cui l’Aglianico matura ha reso nel tempo apprezzabili le differenze tra l’Aglianico prodotto in Campania nella zona di Taurasi, quello legato alla zona di Benevento e noto come Aglianico del Taburno e quello proveniente dalla Basilicata e noto come Aglianico del Vulture propagandosi in prossimità del Monte Vulture. Prediligendo suoli di origine vulcanica, l’Aglianico cresce bene sui pendii collinari e montani dotati di buona esposizione ma rinfrescati dal vento. Si tratta di un vitigno a maturazione tardiva ed è solitamente vinificato in purezza come vino rosso o in abbinamento ad altri vitigni a bacca rossa come il Piedirosso e il Merlot. Le uve sono spesso soggette ad affinamento in botte o barrique per allentare la durezza dei tannini in fase postfermentativa e regalare un vino più lavorato, rotondo e armonico. L'Aglianico produce un vino di grande struttura e longevità, ricco di tannini e di acidità. Per questo richiede tempi lunghi di affinamento prima di raggiungere equilibrio ed armonia, mentre nella versione più giovane presenta maggiore rotondità di frutto sempre accompagnato da una sostenuta acidità. Tra le denominazioni più famose a base di Aglianico ricordiamo il Taurasi DOCG, l’Aglianico del Vulture DOC, l’Aglianico del Taburno DOCG. Aglianico del Vulture L’Aglianico del Vulture proviene dalla regione Basilicata e prende il nome dal Monte Vulture attorno al quale si sviluppano i vigneti. Su terreni vulcanici e con un’altitudine fino agli 800 mt s.l.m. questa DOC ospita la versione Riserva che prevede un invecchiamento fino a 3 anni. Particolarmente indicato per arrosti, selvaggina e formaggi duri è un vino dai profumi compatti e in grado di offrire maggiore equilibrio e piacevolezza al palato quando affinato in legno. Aglianico del Taburno Dal 2011 classificato come DOCG, l’Aglianico del Taburno, presente anche come Rosato, è coltivato nelle province di Benevento e Avellino, e richiede l’uso del vitigno Aglianico per l’85%. Dal gusto secco e morbido prevede nella versione Riserva 3 anni di invecchiamento di cui almeno 12 mesi in botte di legno. Piacevole al palato e persistente, accompagna pesci alla griglia, baccalà al pomodoro e formaggi poco stagionati. Posso acquistare un Aglianico bianco online? Nonostante le caratteristiche organolettiche dell’Aglianico siano rinomatamente legate alla vinificazione in rosso con conseguente apporto di tannini e sostanze coloranti, alcuni produttori hanno sviluppato una vinificazione in bianco dell’Aglianico evitando la macerazione delle bucce degli acini con il mosto ricavato dalla pressatura delle uve. In questo modo, allontanando le vinacce, viene meno la cessione di sostanze coloranti. Qual è il miglior produttore di Aglianico del Vulture? Quando si parla di vino è difficile giudicare senza tener conto del gusto di ognuno. Esistono tanti validi e apprezzati produttori di Aglianico del Vulture e nella nostra enoteca online troverai una vasta selezione di Aglianico del Vulture con prodotti completi di caratteristiche, premi e riconoscimenti per annata. Lasciati ispirare dalle nostre bottiglie e divertiti ad acquistare il tuo Aglianico del Vulture online. Quali sono i migliori abbinamenti per l’Aglianico del Vulture? Trattandosi di un vino dall’acidità sostenuta e di evidente consistenza tannica, l’Aglianico si presta bene ad accompagnare carni rosse in generale, agnello, primi piatti a base di ragù e, quando affinato per lunghi periodi, può essere anche impiegato come vino da meditazione.

Albana

Antico vitigno risalente all'epoca romana, è oggi profondamente legato al distretto delle colline romagnole. Tra le varietà a bacca bianca più importanti dell'Emilia-Romagna, il suo nome sembra essere associato al termine latino "albus", bianco, o ai Colli Albani. Vinificata praticamente in ogni cantina dello Spungone romagnolo, ossia un terreno a base di arenaria e calcare che da Imola raggiunge il comune di Bertinoro, in provincia di Cesena. Vinificato in purezza, l'Albana dà origine alla denominazione Albana di Romagna, la prima DOCG d'Italia. La carica zuccherina che può sviluppare lo rende ideale per la produzione di vini passiti, caratteristica che trova il suo punto più alto nel Romagna Albana Passito DOCG. La vivace componente tannica che è possibile ritrovare nelle bucce dell'Albana produce interessanti risultati in prove di vinificazione "in rosso", ovvero con macerazione sulle bucce.

Albariño

Albarola

Aleatico

L'Aleatico è un vitigno a bacca nera semi-aromatico di origine greca. Il suo nome sembra derivare dal greco Iouliatico, ossia "che matura nel mese di luglio". Oggi è diffuso soprattutto in Toscana, specialmente nell'isola di Elba e sulle coste grossetana e livornese, in Puglia e in Lazio. Imparentato alla lontana con il Moscato Bianco e variante genetica del Moscato a bacca nera, somiglia ai vitigni piemontesi per profumi e sapore. Tale aromaticità e la sua capacità di accumulare zuccheri lo rendono un vitigno ideale per la produzione di vino passito, uno su tutti L'Elba Aleatico Passito DOCG.

Areni Noir

Arneis

L’arneis è il vitigno autoctono piemontese a bacca bianca simbolo del Roero. La zona del Roero si estende sulla riva sinistra del fiume Tanaro, proprio di fronte alle colline delle Langhe e ai celebri borghi di Barolo e Barbaresco. Si tratta di un’area molto vocata per la viticoltura. Il vitigno arneis è piuttosto vigoroso ha una buona produttività e generalmente matura verso fine settembre. Il vino ha un colore giallo paglierino. Il profilo olfattivo è intenso e di grande eleganza, con profumi di fiori, frutta bianca e nuances tropicali. Al palato ha un bouquet ricco, pieno, morbido, piacevolmente fruttato e con acidità moderata. Alcune aziende, oltre a vini fermi, producono versioni spumantizzate, sia con metodo Charmat, che con Metodo Classico. L’arneis è un eccellente aperitivo e si abbina molto bene ad antipasti di pesce o verdure, a minestre di cereali e verdure, a primi piatti di mare e più in generale a menù di pesce. Da provare l’abbinamento con tomini, con la robiola alla griglia o con un tagliere di formaggi freschi.

Asprinio

Diffuso specialmente in Campania, precisamente nel casertano e nel napoletano, l'Asprinio è legato profondamente al comune di Aversa. Vitigno derivato probabilmente dagli antichi vitigni selvatici addomesticati dagli Etruschi, da cui discende anche il suo tradizionale sistema di allevamento ad alberata aversana. La sua affinità ai terreni sabbiosi, lo ha protetto in parte dalla fillossera, pertanto è possibile trovare coltivazioni di questa varietà allevate a piede franco. Da esso si ottengono vini dal caratteristico colore verdolino, caratterizzati da un evidente sentore di limone e una acidità dirompente, quasi aspra, per questo "asprinio", che lo rende un vitigno estremamente adatto alla spumantizzazione nell'Aversa Asprinio DOC.

Assyrtiko

Baco Noir

Barbera

Se il nebbiolo, con le sue massime e celebri espressioni del Barolo e del Barbaresco, rappresenta l’anima nobile e aristocratica dei vini rossi piemontesi, la Barbera è invece il vino che meglio incarna la cultura popolare, quotidiana e contadina. Il vitigno barbera è un’uva a bacca rossa autoctona piemontese, storicamente presente soprattutto nelle zone di Asti, Alba e nel Monferrato. Dalle terre del basso Piemonte, si è poi diffusa nella zona dei colli tortonesi, dell’Oltrepò Pavese, fino alle valli del Piacentino. Per la sua natura generosa e vigorosa, la barbera è stata poi piantata in altre zone della penisola e ancora oggi la troviamo presente in Umbria, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Come molte varietà europee, ha seguito i flussi migratori che l’hanno portata in alcuni paesi del nuovo mondo come Australia, Argentina e negli Stati Uniti, in particolare in California. Il vitigno barbera ha un buon vigore ed è molto produttivo. Soprattutto questa seconda caratteristica è alla base del suo successo e della sua diffusione, tanto che insieme al sangiovese, è oggi il vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia. Il vitigno produce dei grappoli abbastanza grandi e pesanti, con acini scuri di un colore blu nerastro coperti d’abbondante pruina. Il vino ha caratteristiche molto particolari e riconoscibili. Il colore è rosso rubino con riflessi violacei. Al naso esprime profumi intensi con note vinose, aromi freschi di frutta rossa matura, di viola e spezie. Il sorso è dominato da un’acidità che rinfresca il palato in modo così prorompente da diventare la vera e propria cifra distintiva del vino. Gli abbinamenti classici sono con la cucina del territorio, soprattutto con bolliti misti, salumi cotti, agnolotti con sughi di carne, cotechini, polenta e salsicce, tutti cibi che si giovano della freschezza acida della Barbera per bilanciare una certa grassezza.

Biancolella

Vitigno con molta probabilità di origine greca, fu portato dagli abitanti dell'isola di Eubea in Corsica, dove ora si coltiva con il nome di Petite Blanche, e da lì raggiunse la penisola italica. Diffuso soprattutto in Campania, specialmente nelle isole di Ischia, Capri e Procida, fa ingresso anche nella Costiera Amalfitana e sull'isola laziale di Ponza. Predilige climi caldi e ventilati e terreni minerali di origine minerali: è per questo che lo troviamo nella massima forma all'interno della DOC Ischia Biancolella, in cui è in grado di sviluppare in toto il proprio corredo aromatico. Ne scaturiscono vini sapidi, minerali, territoriali. Offre buoni risultati anche all'interno delle DOC Capri, Costa d'Amalfi, Penisola Sorrentino e Campi Flegrei.

Bombino Bianco

Bombino Nero

Varietà a bacca nera diffusa prevalentemente in Puglia e meno in Basilicata e in Sardegna, si caratterizza per le ottime rese in mosto e le bucce sottili e delicate che lo rendono un vino più leggero rispetto ai tradizionali rossi corposi e strutturati che ultimamente attirano l'interesse di alcuni produttori che decidono di inserirli nella propria gamma. Ma è un vitigno che suscita anche l'attenzione dei produttori di rosato che vogliono sfruttare il suo potere colorante. Il Bombino Nero contribuisce alla denominazione Lizzano Rosso DOC ed è il protagonista principale del Castel del Monte Bombino Nero DOCG in cui viene vinificato in purezza.

Bonarda

Bovale

Brachetto

Cabernet Franc

Il cabernet franc e il cabernet sauvignon, insieme al merlot, al petit verdot e al malbec, costituiscono i principali vitigni che sono alla base della produzione dei grandi rossi di Bordeaux. Quando si parla di “taglio bordolese”, si fa riferimento a un blend di queste nobili uve, che da secoli sono coltivate nella regione del Medoc. Il cabernet franc è una delle più antiche varietà a bacca rossa. Le analisi del suo DNA hanno messo in luce che si tratta di un vitigno originario della regione basca, al confine tra Francia e Spagna, nato da un incrocio spontaneo tra due vecchie uve della zona: la morenoa e la hondarribi beltza. Attraverso una serie di altri incroci, il cabernet franc ha poi generato i pricipali vitigni bordolesi che oggi conosciamo come il cabernet sauvignon, il merlot e il carmenère. Anche se la sua presenza è diventata un po’ marginale, è da considerarsi il vero padre dei grandi rossi di Bordeaux. In Francia è coltivato con ottimi risultati anche nella Valle della Loira, soprattutto nelle zone di Anjou, Saumurois e Touraine. In Italia è diffuso soprattutto nel Triveneto, dove in passato è stato spesso confuso con il carmenère. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con aromi di piccola frutta rossa e tipiche note vegetali. Ha una buona struttura, con tannini importanti e bella acidità, tutte caratteristiche che ne favoriscono l’ottimo invecchiamento. Sia il cabernet franc che il cabernet sauvignon, grazie alla loro struttura e intensità, a tavola si abbinano molto bene a secondi piatti di carni rosse arrosto, alla brace, in umido oppure a selvaggina di piuma e di pelo.

Cabernet Sauvignon

Il cabernet franc e il cabernet sauvignon, insieme al merlot, al petit verdot e al malbec, costituiscono i principali vitigni che sono alla base della produzione dei grandi rossi di Bordeaux. Parlando di “taglio bordolese”, si fa riferimento a un blend di queste nobili uve, che sono coltivate nella regione del Medoc da secoli. In particolare il cabernet sauvignon, rappresenta oggi una delle varietà più diffuse in assoluto nel mondo della viticoltura e insieme a merlot e chardonnay fa parte del ristretto numero di varietà internazionali diffuse in tutti i Paesi del mondo vitivinicolo. E' un vitigno a bacca rossa proveniente dalla regione del Gironda, nasce da un incrocio spontaneo tra il cabernet franc e il sauvignon blanc. Il bouquet esprime note di piccoli frutti a bacca scura, sentori floreali, nuances lievemente erbacee e delicatamente speziate. Al palato ha corpo e struttura importanti con trama tannica fitta e vivace acidità. E’ un vino destinato al lungo invecchiamento, che ha bisogno di affinarsi in legno per esprimere tutto il suo potenziale aromatico e arricchirsi d’interessanti e complesse note terziarie. In Italia è tradizionalmente presente nelle regioni del Triveneto, ma ha trovato una seconda patria in Toscana, nella zona di Bolgheri, dove si esprime su altissimi livelli qualitativi, arrivando a piena e perfetta maturazione con caratteristiche più calde e mediterranee. Sia il cabernet franc che il cabernet sauvignon, grazie alla loro struttura e intensità, a tavola si abbinano molto bene a secondi piatti di carni rosse arrosto, alla brace, in umido oppure a selvaggina di piuma e di pelo.

Canaiolo

Il canaiolo è un vitigno a bacca scura d’origine incerta, ma sicuramente molto antica. È diffuso soprattutto in Toscana, dove spesso è coltivato insieme al sangiovese e in misura minore nelle restanti regioni del Centro Italia. Ancora oggi è utilizzato come varietà complementare in alcune storiche Denominazioni della Toscana, tra cui ricordiamo il Chianti Classico, il Nobile di Montepulciano e il Carmignano. Raramente viene vinificato in purezza, più spesso viene unito al sangiovese, in virtù della sua buona struttura e del profilo morbido, fruttato e armonioso.

Cannonau

Il vitigno conosciuto in Sardegna con il nome di cannonau, in realtà è la grenache francese o meglio ancora la garnacha spagnola. È un vitigno presente in tutta l’area del mediterraneo e tra i più diffusi al mondo. Molto probabilmente è arrivato in Sardegna durante il periodo della dominazione Aragonese del XIII secolo d.C. Oggi è coltivato in tutta l’isola sotto la Denominazione regionale Sardegna Cannonau DOC. Tra le zone più vocate ricordiamo: Nepente di Oliena, Capo Ferrato e Jerzu.

Carignano

Il carignano è un vitigno presente in molti paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. È originario della Spagna, dove è conosciuto con il nome di Cariñena ed è largamente diffuso nelle regioni francesi della Languedoc e del Roussillon. In Italia è coltivato soprattutto nel sud della Sardegna, in particolare nella zona del Sulcis, dove ha trovato un habitat perfetto sui terreni sabbiosi vicino al mare, grazie alla sua predilezione per i climi caldi e siccitosi. Produce vini intensi, ricchi e complessi, con trama tannica fitta ma di pregievole finezza.

Carménère

Carricante

Il carricante è un antico vitigno siciliano a bacca bianca, tradizionalmente coltivato sui terreni vulcanici dei versanti dell’Etna. Anche oggi è presente soprattutto nell’areale nord-orientale dell’isola. Arriva a maturazione verso la fine di settembre e produce vini di grande freschezza e sapidità, dal profilo essenziale, floreale e citrino. Un bianco di grande personalità, verticale e quasi tagliente, tutto giocato sulle note dell’eleganza e della finezza.

Catarratto

È una delle varietà a bacca bianca più antiche coltivate in Sicilia, dove è diffusa in tutte le province con i due principali cloni: catarratto comune e catarratto lucido. Tuttavia il suo territorio d’elezione resta l’area del trapanese, dove raggiunge alti livelli qualitativi. Vinificato in purezza, regala vini di buona struttura, con aromi agrumati e fruttati intensi ed eleganti. La buona acidità di base ne favorisce anche la longevità con interessanti evoluzioni aromatiche.

Cesanese

Chardonnay

Lo Chardonnay è un vitigno a bacca bianca semiaromatico originario della Borgogna e oggi diffuso in molti paesi come Italia, Stati Uniti, Cile, Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Israele e Argentina. Soprattutto in Borgogna lo Chardonnay ha una maturazione precoce che sottopone la pianta a gelate primaverili soprattutto nelle zone pianeggianti. Vitigno molto versatile, lo Chardonnay si presta alla produzione di vini freschi e giovani, come a prodotti adatti all’invecchiamento dopo una lunga fase di affinamento in barrique. La raccolta tardiva rappresenta spesso un problema per la perdita dell’acidità necessaria a conferire la capacità di conservazione per i prodotti rientranti in questa categoria. In Italia, con 20.00 ettari dedicati alla sua produzione, lo Chardonnay è prodotto con successo in Piemonte, Trentino, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Lombardia dove l’acidità è più marcata, mentre la diffusione in regioni come la Pugliae la Siciliaè adatta alla produzione di vini di maggior corpo e rotondità. Molte, dunque, le denominazioni che accolgono lo Chardonnay come Alto Adige, Castel del Monte, Trento, Trevenezie. Ancora aperto è il dibattito sull’uso del legno, utilizzato sia in fase di fermentazione che di affinamento, restando una scelta determinante nella definizione dello stile e della riconoscibilità del produttore. In particolare, la California ha adottato questo stile produttivo per lo Chardonnay abituando a vini ricchi e densi, di grande profondità aromatica e molto differenti da quelli prodotti in Borgogna. Per comprendere la versatilità dello Chardonnay basterebbe anche confrontare lo Chardonnay proveniente dalla regione dello Chablis con quello prodotto nella più nota zona borgognona della Côte de Beaune e in particolare dai villaggi di Meursault, Puligny-Montrachet, o da aree più meridionali come il Mâconnais. Particolarmente interessanti lo Chardonnay della Nuova Zelanda, dotato di maggiore acidità, con un ventaglio aromatico comprendente la frutta esotica, i sentori floreali ed evidenti toni erbacei. Se guardiamo al Cile lo Chardonnay proviene dalla regione di Casablanca, Leida Valley e Lìmari Valley. In Cile, la qualità dello Chardonnay prodotto dipende enormemente dalla presenza del clima oceanico che influenza le regioni costiere: buccia di limone, mela verde e frutta a guscio si combinano a un’intensa mineralità, risultando dalla maturazione di uve soggette alla presenza da fredda Corrente di Humboldt proveniente dal Pacifico. Questa tipologia di Chardonnay cileno, notoriamente non affinato in botte, è adatto a piatti di sushi, frutti di mare, piatti a base di carni bianche e risotti con verdure. Di colore giallo paglierino, lo Chardonnay dona vini dai sentori di frutti tropicali come mango e ananas, che evolvono in sentori di frutta secca come mandorla e nocciola, esprimendo, soprattutto a seguito di fermentazione malolattica e di affinamento in barriques, aromi di burro e vaniglia. Ideale in abbinamento con foie gras e formaggi a pasta molle. Acquistare Chardonnay Acquistare Chardonnay sul nostro sito sarà un’esperienza utile e divertente. Infatti grazie alla nostra ricerca ottimizzata, potrai acquistare lo Chardonnay che stai cercando con il minimo sforzo e individuando esattamente ciò che soddisfa il tuo gusto. Potrai provare lo Chardonnay siciliano di Planeta o sperimentare la freschezza di Ronco del Frassino. Potrai conoscere lo stile Sabaudo o fare un salto in montagna con Tramin . 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Si tratta di una varietà con elevata vigoria e solitamente si tende a preservare l’acidità del frutto sia per agevolare la produzione di vini spumanti che per mantenere una buona capacità di affinamento. Sviluppa molto bene su terreni collinari con suoli calcarei e mostra estrema sensibilità alle gelate primaverili a causa del precoce germogliamento. Quali sono i migliori Chardonnay italiani? L’italia è ricca di grandi esempi di vini bianchi e tra i migliori Chardonnay si possono considerare: quelli provenienti da regioni come il Trentino, l’Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, accomunate da un clima più freddo che permette lo sviluppo di maggiore mineralità e di sentori che richiamano una evidente acidità come la mela verde, il lime e piacevoli note erbacee. Al contrario, lo Chardonnay allevato nelle regioni meridionali della penisola è aiutato nella maturazione perdendo parte della carica acida e presentando un corpo più consistente e sentori di frutta gialla e tropicale.

Chardonnay, Pinot Nero

Chenin Blanc

Cinsault

Cococciola

Coda Di Volpe

Cortese

Corvina

Croatina

La croatina è una varietà originaria del nord Italia, molto probabilmente dell’Oltrepò Pavese, presente anche in Piemonte, nelle province di Novara e Vercelli e in Emilia sui colli piacentini. È un vitigno piuttosto rustico, che si è diffuso soprattutto per la sua resistenza alle malattie e la buona produttività. Vinificato in purezza, dona un vino di buona struttura, con aromi di frutti rossi, trama tannica piuttosto ruvida e bassa acidità.

Dolcetto

È uno dei più famosi vitigni a bacca rossa del Piemonte. Molto probabilmente è originario del Monferrato, da dove si è poi diffuso anche in Liguria e in provincia di Pavia. Prima della fillossera, era ampiamente coltivato, oggi è presente soprattutto nella zona di Asti, Alba, Dogliani, Ovada e Aqui. Il vino è di medio corpo con aromi di prugna e frutta rossa, tannini fitti e acidità piuttosto bassa.

Dorona

Durella

Erbaluce

Falanghina

La falanghina è un antico vitigno campano, presente sul territorio in due diversi cloni: la falanghina del beneventano e la falanghina flegrea. Il suo nome deriva del termine latino falangae, con cui venivano indicati i pali di sostegno utilizzati per il suo allevamento. Le sue origini, invece, sono incerte, ma potrebbe far parte delle varietà portate in Italia dai greci durante la prima colonizzazione. È una varietà che si esprime molto bene sui terreni d’antica origine vulcanica, con forti componenti di tufo. Il vino è caratterizzato da aromi fragranti di frutta bianca, sostenuti da una vivace freschezza.

Fiano

Il fiano è uno dei più nobili vitigni a bacca bianca del nostro patrimonio ampelografico. Molto probabilmente è arrivato sulle coste campane durante il periodo della prima colonizzazione ellenica, per poi trovare nei terreni vulcanici e nel clima fresco e continentale dell’entroterra irpino il suo habitat ideale per esprimere le migliori qualità. È una varietà che produce vini eleganti e raffinati, con aromi di frutta bianca e note evolutive che virano verso la frutta secca e il miele. È sempre sostenuto da un’acidità naturale molto alta, che ne garantisce una straordinaria longevità.

Folle Blanche

Frappato

Freisa

Friulano

Il vitigno che oggi chiamiamo friulano, era conosciuto con il nome di tocai prima che la Corte di Giustizia Europea ne vietasse l’uso con una sentenza del 2005, per evitare la confusione con il vino Tokaji ungherese, prodotto con il vitigno furmint. In realtà il nome originale del vitigno friulano è sauvignonasse e si tratta di una varietà francese originaria dell’area di Bordeaux, importata in Italia nel corso dell’800. Il vino che ne deriva ha buon corpo, è armonioso, con aromi floreali, fruttati e un finale con nota leggermente ammandorlata. Oggi è coltivato soprattutto in Friuli Venezia Giulia e in qualche zona del Veneto.

Fumin

Furmint

Gaglioppo

Garganega

La garganega è la varietà a bacca bianca più diffusa nell’area del veronese. Si tratta di un antico vitigno presente da secoli nel territorio dei colli a nord-est di Verona. Ha trovato il suo terreno d’elezione soprattutto nell’area di Soave e Monteforte d’Alpone, su terreni d’antichissima origine vulcanica. Terre nere, costituite soprattutto da basalti, misti a tufi ed estrusioni calcaree, frutto di eruzioni magmatiche sottomarine. Un terroir molto pregiato, che riesce a trasmettere alla garganega struttura e note di particolare finezza e sapidità. La predilezione del vitigno per i suoli di matrice vulcanica è confermata dagli ottimi risultati che si ottengono a Gambellara, sui rilievi collinari in prossimità dei Monti Lessini. La garganega è una pianta molto produttiva e per solito viene allevata secondo l’antico uso della pergola veronese. Un sistema che dopo un periodo di abbandono in favore del guyot, è stato rivalutato per la sua capacità di proteggere meglio i grappoli dal sole, conservando maggior equilibrio tra zuccheri e acidità. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si apre con note di fiori bianchi, frutta matura e finale con caratteristica nota ammandorlata. E’ un vino armonioso, che si presta ad affinamenti in acciaio e legno e manifesta una grande propensione all’invecchiamento, con sviluppo di interessanti aromi terziari. E’ un’uva che si presta anche a surmaturazione in vigna per realizzare vendemmie tardive o per essere conservata ad appassire in fruttaio per la successiva produzione di vini passiti, come il famoso Recioto di Soave e di Gambellara

Garnacha

Gewürztraminer

ll Gewürztraminer è un vitigno identico nel DNA al Traminer e rappresenta la variante aromatica del vitigno Savagnin. Ampiamente diffuso in Italia e Francia, con particolare successo in Alsazia, il Gewürztraminer ha conosciuto un certo successo in Argentina, Australia e Stati Uniti. Il vino Gewürztraminer è molto riconoscibile per l’intensità aromatica e la profondità di corpo ma questa ampiezza nel contenuto degli aromi come rosa e litchi, pompelmo, zenzero lo rende spesso eccessivo per alcuni. Per questa ragione è bene consumare il Gewürztraminer quando l’acidità è ben conservata durante i primi anni dalla produzione. A questo proposito è proprio in Alsazia che il Gewürztraminer assume un’identità più definita e che, senza eccessiva dispersione aromatica, riesce a rivelare compostezza e un tocco armonico. La maturità dei grappoli di Gewürztraminer conferma alti livelli di zucchero per vini che possono raggiungere fino ai 14°. Se la carica aromatica resta l’aspetto distintivo della varietà, è molto comune per chi si dedica alla vinificazione di Gewürztraminer evitare la fermentazione malolattica e ogni forma di ossidazione che potrebbe compromettere proprio questo aspetto. Il Gewürztraminer non risulta particolarmente facile da coltivare in quanto produce grappoli di piccole dimensioni ed è particolarmente sensibile alle malattie della vite a alle gelate dato il precoce germogliamento. Il Gewürztraminer i produce vini dal colore giallo dorato intenso con persistenti note floreali e fruttate, una buona acidità che sostiene un leggero invecchiamento anche se i migliori esempi provengono dalle regioni del nord Europa come la Stiria in Austria e l’Alto Adige in Italia dove permane un clima asciutto e dove la stagione vegetativa assicura temperature più moderate. Come acquistare Gewürztraminer online È possibile acquistare ottimi esempi di Gewürztraminer online esplorando gli scaffali dell’enoteca virtuale di Vino.com. Prima di acquistare online il Gewürztraminer che fa per te puoi utilizzare i filtri di ricerca e scegliere tra denominazioni e produttori per rintracciare la tipologia che più soddisfa le tue esigenze. Dal nord Italia ti consigliamo di provare il Südtirol - Alto Adige Valle Isarco DOC Gewürztraminer 2020 Adler von Klausen vino di struttura e finemente aromatico, di sperimentare qualche prodotto dall’Alsazia come il Alsace Grand Cru AOP Gewürztraminer Hengst 2017 Domaine de la Ville de Colmar. Insomma, acquistare Gewürztraminer online potrà essere l’esperienza che arricchirà di aromi e profumi anche la tua cantina. Quali sono le caratteristiche del vino Gewürztraminer? Tra le caratteristiche del Gewürztraminer è sempre possibile menzionare un colore intenso e la carica aromatica di fiori bianchi, rosa e frutti che contraddistingue la varietà. Caratteristico del Gewürztraminer è anche il corpo pieno o medio che contribuisce a rendere questo vino riconoscibile e apprezzato da molti. Quali cantine producono Gewürztraminer? In Italia esistono molte cantine specializzate nella produzione di Gewürztraminer. Tra queste ricordiamo Adler von Klausen, Blumenfeld, Tramin e Hofstätter. Il Gewurztraminer è un vino frizzante? Il Gewürztraminer è solitamente vinificato come vino fermo ma esistono produttori che scelgono di spumantizzarlo con il metodo Martinotti.

Glera

Il vitigno glera è famoso per essere alla base della produzione del Prosecco. In realtà l’introduzione del nome glera per sostituire l’antico nome del vitigno prosecco è piuttosto recente e nasce da una necessità di tutela legislativa e non certo da considerazioni di natura ampelografica. L’operazione ha avuto come unico scopo quello di salvaguardare la denominazione d’origine Prosecco, che non poteva essere difesa finché al termine era associato un vitigno e non una specifica zona di produzione. Si tratta di una varietà semi-aromatica diffusa da secoli nel Triveneto con diversi biotipi. Il grappolo è piuttosto grande con acini di colore verde con riflessi giallo oro. Ama le esposizioni collinari soleggiate, ma con clima fresco e non troppo secco. Il vino ha un colore giallo paglierino, con aromi piuttosto semplici di frutta bianca accompagnati da qualche nota floreale. In bocca è fresco e scorrevole, con buona verve acida e media persistenza. Non viene quasi mai vinificato fermo. La sua destinazione naturale è legata alla produzione di spumanti con Metodo Charmat o di vini frizzanti sur lie secondo l’antica tradizione del territorio.

Glera, Pinot Nero

Godello

Grecanico

Grechetto

Il vitigno grechetto è diffuso soprattutto nell’Italia centrale, in particolare nelle zone di Orvieto e di Todi. Come per molti vitigni autoctoni, le sue origini restano piuttosto misteriose. E’ certo invece che esistono due diversi cloni: il grechetto di Orvieto, più diffuso e comune (clone g109), e il grechetto di Todi (clone g5), che in realtà possiede lo stesso corredo genetico del pignoletto coltivato sui colli bolognesi. Le analisi del DNA hanno evidenziato che esiste uno stretto rapporto di parentela tra il grechetto di Orvieto e quello di Todi, senza però riuscire a stabilire con certezza una derivazione genitore-figlio. Da un punto di vista della vite, il grechetto di Todi ha un’epoca di maturazione più precoce rispetto a quello di Orvieto. Il vino ha un colore giallo paglierino con sentori floreali, aromi d’agrumi, frutta bianca e cenni esotici. Ha una buona struttura, con sorso armonioso, bassa acidità e finale con nota ammandorlata.

Greco

Il greco è un’antica varietà a bacca bianca, che molto probabilmente è stata introdotta nelle terre della Campania dai primi coloni greci sbarcati nel sud Italia. È un vitigno di grandi qualità, diffuso in tutta la Campania e in particolare in Irpinia e nel beneventano. Si esprime particolarmente bene sui terreni vulcanici, dove regala bianchi intensi, strutturati, complessi e molto longevi.

Grenache

Il vitigno grenache è ampiamente presente nel sud della Francia, dove è arrivato dalla vicina Spagna. È una varietà molto diffusa nell’area del mediterraneo e tra le più diffuse al mondo. In Francia si esprime particolarmente bene nella zona del basso Rodano, in particolare a Châteauneuf-du-Pape, dove con piccole aggiunte di mourvedre, syrah, cinsault e altri vitigni locali, regala rossi di estrema finezza e classe, soprattutto se coltivato sui tipici terreni di galets roulés. Altri vini interessanti a base di grenache sono quelli prodotti nelle vicine denominazioni di Gigondas e Vaqueyras. Vinificato in purezza esprime vini piuttosto alcolici, con aromi di frutta rossa, tannini fitti ed equilibrata freschezza.

Grignolino

Grillo

Il grillo è un vitigno a bacca bianca diffuso soprattutto nella Sicilia occidentale e nel Marsalese. Scoperte recenti ne fanno risalire l’origine al comune agrigentino di Favara, da un incrocio tra le varietà autoctone siciliane Cataratto e Zibibbo. È un vitigno a maturazione medio-tardiva e produce un vino dal colore giallo paglierino, da cui derivano vini dai tipici sentori erbacei e floreali, di grande freschezza. Possiamo trovare il vitigno grillo in denominazioni siciliane tra cui Alcamo DOC, Contea di Sclafani DOC e Mamertino DOC, inoltre è la base essenziale per la produzione di Marsala.

Groppello

Gros Manseng

Grüner Veltliner

Il Grüner Veltliner è un vitigno a bacca bianca originario dell’Europa centrale e diffuso soprattutto in Austria, dove è la varietà di gran lunga più diffusa, tanto da essere il vero simbolo enologico del Paese. Si tratta di una vite antica, che ama il clima freddo e le forti escursioni termiche. In Italia ha trovato dimora in Valle Isarco, l’area vitata più a nord della nostra penisola. Il Grüner Veltliner è un vitigno generoso, che va coltivato con basse rese per ottenere vini di qualità. Il suo bouquet esprime piacevoli note agrumate, di lime, pompelmo, cenni vegetali, aromi di frutta bianca, sfumature tropicali e una caratteristica speziatura che ricorda il pepe bianco. Il sorso è dinamico e vibrante, sempre sostenuto da un’acidità piuttosto elevata. Le sue caratteristiche di finezza ed eleganza richiedono abbinamenti con piatti di pesce o con carni bianche delicate.

Incrocio Manzoni

Incrocio Manzoni, Marzemino

Insolia

Insolia è un vitigno a bacca bianca coltivato da secoli in Sicilia. E’ inoltre presente con il nome di ansonica anche lungo la costa toscana dell’Argentario e nelle isole dell’arcipelago Toscano, in particolare all’Elba e al Giglio. E’ un vitigno che si adatta molto bene a climi aridi, siccitosi e ben ventilati. Ha una maturazione abbastanza precoce e produce grappoli di dimensioni medio grandi con acini dal colore giallo oro. Spesso viene vinificata insieme a catarratto, grillo o chardonnay. La vinificazione in purezza richiede particolare attenzione per una naturale tendenza dell’insolia all’ossidazione. Nel calice ha un colore giallo chiaro con brillanti riflessi dorati. Il bouquet è intenso con profumi floreali e fruttati. Il sorso è tipicamente mediterraneo, armonioso, morbido, con equilibrata acidità e finale di buona persistenza. E’ un perfetto vino da pesce, da abbinare ai piatti tipici della cucina di mare.

Kerner

Lacrima

Lagrein

Il lagrein è un vitigno a bacca rossa autoctono dell’Alto Adige, nato da un incrocio spontaneo tra il teroldego e un’antica varietà sconosciuta. È un’uva che produce vini piuttosto rustici e ruvidi, di buona struttura, ma non particolarmente raffinati e con una modesta propensione all’invecchiamento.

Lambrusco

Lambrusco Di Sorbara

Il lambrusco di Sorbara appartiene alla famiglia della vitis lambrusca, che raccoglie una serie di varietà selezionate da un lungo processo d’addomesticamento di viti selvatiche presenti nell’area dell’Emilia-Romagna.La zona attuale di maggior coltivazione è il modenese, dove ha trovato l’habitat naturale per esprimersi al meglio su terreni di natura alluvionale, con presenza di sabbie e ciottoli. Come tutti i vitigni lambrusco conserva ancora un carattere un po’ selvatico, che si esprime in una acidità piuttosto aggressiva e in un profilo dai toni aspri e decisi. La pianta ha un buon vigore e una produttività costante, anche se può presentare fenomeni di acinellatura, con conseguenti scarse rese ma di buona qualità. Il lambrusco di Sorbara produce vini che si fanno apprezzare soprattutto per la vivace immediatezza gustativa, per la fresca fragranza e la facilità di beva. Il colore è rosso rubino brillante, con una ricca spuma dal colore rosa intenso. Al naso esprime aromi di viola, fragola e ciliegia. Al palato è caratterizzato da un grande slancio di freschezza acida, che si stempera in piacevoli aromi fruttati e in un finale leggermente sapido.

Lambrusco Grasparossa

Lambrusco Maestri

Lambrusco Marani

Lambrusco Salamino

Loureiro

Macabeo

Maceratino

Malbec

Il vitigno Malbec è originario dell’area sud occidentale della Francia, in particolare di Cahors. Conosciuto in antichità come Cot o Noir de Pressac, prende in seguito il nome dal viticoltore Malbeck che lo ha ampiamente diffuso. Dalle analisi del DNA pare che derivi dall’incrocio spontaneo tra Prunelard e Magdeleine Noire des Charentes, una vecchia varietà francese, antenata anche del Merlot. L’uva Malbec è stata introdotta in Argentina verso la metà dell’800, dove ha trovato condizioni ideali per esprimersi su interessanti livelli qualitativi. In particolare la coltivazione ad alta quota ha messo in luce un profilo di maggior finezza, con tannini più eleganti e grande concentrazione aromatica. Oggi in Argentina è coltivato su oltre 26.000 ettari ed è il vitigno a bacca rossa più diffuso in assoluto, mentre in Francia ne sono rimasti solo circa 1.000 ettari, coltivati nell’area del Medoc, dove è utilizzato in piccola percentuale nei tagli bordolesi. E’ una pianta che produce grappoli abbastanza grandi, con acini dalla buccia blu scuro, quasi nera. Il vino ha un colore rosso rubino intenso. Al naso esprime un bouquet con note di prugna, frutta rossa e sentori leggermente vegetali. Il sorso è ricco, caldo con trama tannica importante e moderata freschezza.

Malvasia

Il nome malvasia raccoglie al suo interno una numerosa famiglia di vitigni diffusi in molti paesi del bacino del Mediterraneo. Si tratta di uve a bacca bianca o rossa più o meno aromatiche, che presentano caratteri varietali abbastanza eterogenei. Il nome deriva dal porto greco del Peloponneso Monemvasia, da dove partivano le navi cariche di vino dirette verso i principali scali del Mediterraneo, in particolare durante la dominazione veneziana dell’XI secolo. Il vitigno pare però sia originario di Creta o comunque dell’area dell’Egeo e che si sia poi diffuso con la prima colonizzazione greca. Nel registro nazionale italiano delle varietà sono inscritti ben 17 diversi tipi di malvasia. Il successo del vitigno è dovuto alla sua naturale aromaticità. Le uve possiedono già lo stesso corredo di profumi che ritroveremo nel vino. E’ ovviamente impossibile definire uno standard delle caratteristiche della malvasia, proprio per la grande variabilità genetica delle uve coltivate sotto questo nome.

Malvasia Di Candia

Malvasia Istriana

Mammolo

Manzoni Moscato

Manzoni Rosa

Marzemino

Il marzemino è un vitigno a bacca rossa autoctono del Trentino, particolarmente diffuso in Vallagarina, nato da un incrocio spontaneo tra il teroldego e un’antica uva oggi sconosciuta. Produce un vino dal bouquet floreale e fruttato, armonioso ed equilibrato, con tannini sottili e giusta acidità.

Mauzac

Melon De Bourgogne

Mencía

Merlot

Il merlot è uno dei vitigni più conosciuti e coltivati nel mondo. È originario di Bordeaux e nasce da un incrocio spontaneo tra il cabernet franc e un’antica varietà ormai scomparsa, conosciuta con il nome di magdeleine noire des Charentes. In Francia è coltivato soprattutto a Saint-Émilion e Pomerol. Viene utilizzato nei famosi tagli bordolesi, per conferire aromi fruttati, morbidezza e rotondità. In Italia è coltivato in molte regioni, ma soprattutto nell’area del Triveneto.

Minutolo

Monica

Montepulciano

Il Montepulciano è il vitigno da cui si produce il vino Montepulciano. Le uve Montepulciano hanno una maturazione tardiva e sono contraddistinte da acini con la buccia molto spessa. Molto conosciuto e utilizzato in Italia, è diffuso in diverse regioni delle zone centrale e meridionale come Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia. Da non confondere con il Nobile di Montepulciano, vino prodotto da uveSangiovese, il Montepulciano proviene con ogni certezza dalla regione Abruzzo e, in particolare dalla zona di Pescara. Con quasi 35.00 ettari vitati, il Montepulciano resta la varietà a bacca nera più coltivata in Italia dopo il Sangiovese e si presta molto bene nella composizione di blend di vario tipo. Il Montepulciano è contraddistinto da profumi intensi di frutti rossi e neri come prugna e mora, sempre accompagnati da un speziatura fine che si fa più decisa con l’affinamento e che rimanda a cannella ed erbe essiccate come timo e maggiorana. Di impatto cromatico con i suoi rossi intensi e carichi, il Montepulciano è un vino di grande struttura, è avvolgente e carico, dai tannini misurati con un po’ di affinamento, di lunga persistenza e adatto all’invecchiamento. Per molti, il Montepulciano può presentare un gusto vinoso e una carica tannica distinta, caratteristiche che un adeguato affinamento regalano un vino più morbido e gentile, dallo spettro aromatico gustoso e riconoscibile. In Abruzzo le denominazione di maggior pregio riguarda il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane ma esistono validi esempi per altre denominazioni come Conero, Castelli Romani, Colli di Rimini. Il Montepulciano compare anche nella DOC Cerasuolo d’Abruzzo che ospita un rosato molto fresco e apprezzato soprattutto in abbinamento ai piatti della cucina regionale abruzzese. Il Montepulciano d’Abruzzo Il Montepulciano d’Abruzzo prende con ogni probabilità il nome dalla regione di provenienza del vitigno Montepulciano. La sua diffusione può trovare in alcune testimonianze scritte della metà del XVIII secolo la prova che questo vitigno era conosciuto e coltivato nell’area abruzzese. La combinazione di pendii collinari nella zona pescarese e la presenza di montagne appenniniche ha reso con ogni probabilità il Montepulciano d’Abruzzo resistente alla fillossera durante la fine dell’800. Dalla Valle Peligna alle zone che degradano verso l’Adriatico, il Montepulciano d’Abruzzo esprime la massima potenza fino a connotare le importanti denominazioni collocate nelle province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. La denominazione Montepulciano d’Abruzzo DOC richiede la presenza di Montepulciano d’Abruzzo in misura non inferiore all’85% e, anche nelle versioni Riserva, ammette il 15% di varietà abruzzesi non aromatiche. Questo DOC comprende 5 sottozone che possono essere menzionate in etichetta tra cui Casauria, Alto Tirino e Terre dei Peligni. Altra denominazione che fa uso del 90% di Montepulciano d’Abruzzo e 10% di Sangiovese è la Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG: i vini che rientrano in questa denominazione devono affinare almeno un anno in botte con due mesi in bottiglia, mentre la versione Riserva rimane almeno tre anni in legno e due mesi in bottiglia. Quali sono le caratteristiche del vino Montepulciano? Il Montepulciano presenta caratteristiche di vario tipo in riferimento alla bevibilità. Da giovane presenta aromi fruttati con ciliegia, prugna e more che rendono il gusto diretto, con tannini evidenti e media struttura. Con l’invecchiamento, il vino acquisisce corpo e struttura, offrendo tannini più levigati e setosi, un corpo pieno e una lunga persistenza al palato. Il Montepulciano è un vino rosso? Il Montepulciano è un vino tradizionalmente rosso che spicca per potenza e impeto aromatico, sia nelle versioni giovani che in quelle affinate in legno. Il Cerasuolo d’Abruzzo è un vino rosato prodotto con uve Montepulciano d’Abruzzo per le quali è prevista una macerazione breve del mosto a contatto con le bucce. Il Montepulciano è un vino fermo? Solitamente il Montepulciano è vinificato come vino fermo. Esistono tuttavia produttori desiderosi di misurarsi con la spumantizzazione e spinti a creare vini spumanti a base di uve Montepulciano.

Moscadello

Moscato

Moscato Bianco

Le uve moscato rappresentano una delle grandi famiglie di vitigni presenti nel bacino del Mediterraneo. E’ una delle varietà più antiche in assoluto, già coltivata dai greci e amata dagli antichi romani, che solevano definire con il termine apiane tutte le uve dolci, che attiravano le api. Il nome pare derivi dal termine muscus a sottolineare l’aroma di muschio che caratterizza lo spettro aromatico delle uve e dei relativi vini. Il moscato bianco in Italia è diffuso in molte regioni: moscato di Trani, di Siracusa, di Noto, di Chambave, di Montalcino, di Tempio Pausania, ma certo l’area più famosa in assoluto per la coltivazione di questa varietà è il Piemonte, in particolare l’astigiano e la zona di Canelli. All’estero è presente in Grecia, Francia, Spagna e Romania. In Piemonte è l’uva a bacca bianca più coltivata in assoluto, soprattutto per la produzione di spumanti con metodo Charmat. Il vino ha un colore giallo paglierino, con bouquet caratteristico di fiori di zagara, agrumi, pesca bianca e muschio. Il sorso è intensamente aromatico, succoso e ricco ma sostenuto sempre da buona acidità.

Moscato Giallo

È una varietà che appartiene alla grande ed eterogenea famiglia delle uve moscato. Pare che le origini del moscato giallo siano Mediorientali, anche per l’antico nome che lo identificava come moscato di Siria. In Italia è coltivato soprattutto in Trentino Alto-Adige e in provincia di Padova con il nome Fior d’Arancio.

Moscato Rosa

Muscadet

Muskat Ottonel

Müller Thurgau

Il müller-Thurgau è un vitigno di recente introduzione. Nasce sul finire dell’800 per opera del ricercatore svizzero Hermann Müller, nativo di Thurgau, che tra i diversi esperimenti per creare nuove varietà, incrociò il riesling renano con la madeleine royale e non con il sylvaner come per molto tempo si era creduto. Il nuovo vitigno ha avuto un discreto successo e oggi è coltivato soprattutto in Germania, Austria e Ungheria. In Italia è presente in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Ama il clima fresco e può essere coltivato fino a un’altitudine di 800/900 metri sul livello del mare. E’ un vitigno semi-aromatico che produce vini dal colore giallo paglierino. Al naso esprime profumi floreali e fruttati di buona intensità. Il sorso è armonioso ed equilibrato, con buona ricchezza di frutto ma acidità piuttosto carente. Nonostante un certo successo commerciale non ha mantenuto le nobili caratteristiche del suo genitore riesling.

Nascetta

Nasco

Nebbiolo

Il nebbiolo è uno dei vitigni più antichi e nobili del nostro ricco patrimonio ampelografico. E’ un’uva autoctona a bacca rossa originaria del Piemonte e in particolare del territorio delle Langhe, dove si esprime ai massimi livelli nelle denominazioni di Barbaresco e Barolo. E’ coltivato anche nella vicina regione del Roero, in Valtellina con il nome di chiavennasca e nella piccola enclave sarda di Luras, dove è stato introdotto dai Piemontesi nell’800. E’ un vitigno estremamente territoriale ed esigente dal punto di vista pedoclimatico, tanto che non viene coltivato quasi in nessun altra parte del mondo fuori dal territorio d’origine. Ha una maturazione tardiva, con vendemmia verso metà ottobre e ha bisogno di esposizioni soleggiate, ventilate, ma di un clima fresco e con buone escursioni termiche. Per quanto riguarda i terreni, predilige i suoli composte da marne calcareo argillose, che esaltano la sua naturale eleganza. E’ uno dei pochi vitigni capaci di coniugare potenza e finezza espressiva. Al bouquet raffinato unisce una trama tannica fitta e un’alta acidità, che garantiscono sempre grande equilibrio e notevole longevità.

Negroamaro

Il negroamaro è diffuso soprattutto nelle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto. È un’uva dalla storia antica, forse introdotta sulle coste dello Ionio ai tempi della colonizzazione greca. Il nome molto probabilmente deriva dall’espressione niru-mavru ovvero, dalla ripetizione della parola nero, in latino niger e in greco μα?ρος. Nero-nero, proprio a sottolineare l’intensità, che caratterizza il suo colore scuro. Vinificato in purezza esprime aromi di ciliegia, piccoli frutti a bacca rossa e spezie, con bella trama tannica e buona freschezza.

Nerello Mascalese

Il nerello mascalese è una varietà a bacca rossa diffusa soprattutto sull’Etna, anche si può trovare in tutta la Sicilia nord-orientale e lungo il litorale tirrenico della Calabria. È un vitigno dalle caratteristiche nobili, ancora oggi viene spesso coltivato a piede franco su terreni di sabbie vulcaniche, secondo il vecchio sistema greco ad alberello. In purezza regala vini raffinati ed eleganti, caratterizzati da profumi floreali, aromi di piccoli frutti di bosco e spezie. La trama tannica è fine e la freschezza vivace.

Nero Buono

Nero D'Avola

Nero Di Troia

Nosiola

Nuragus

Pagadebit

Palomino

Passerina

La passerina è un vitigno a bacca bianca del centro Italia, riscoperto negli ultimi decenni. È diffuso soprattutto nella terra di confine tra Marche e Abruzzo, in particolare nella zona di Offida.Il suo curioso nome, pare derivi dal fatto che i passeri amano beccare i suoi gustosi acini. Il vino è molto interessante per il suo profilo fresco, agrumato e piacevolmente fruttato. È un bianco semplice, che grazie alla sua buona acidità naturale, viene anche spumantizzato con Metodo Martinotti.

Pecorino

Il pecorino è un vitigno autoctono a bacca bianca storicamente presente nel centro Italia, soprattutto nel territorio di confine tra le Marche e l’Abruzzo. Per molto tempo dimenticato, è stato riscoperto e valorizzato solo negli ultimi decenni, grazie a una rinnovata attenzione verso i vitigni autoctoni. Vinificato in purezza, dona un bianco di buona struttura, intenso e complesso, con un sorso ricco, ampio, sempre sostenuto da una buona freschezza. Piacevole da gustare giovane, possiede anche ottime doti d’evoluzione e invecchiamento.

Pedro Ximénez

Il pedro ximénez è un vitigno iberico a bacca bianca diffuso soprattutto nel sud della Spagna, in particolare nella regione dell’Andalusia. È utilizzato nell’area di Jerez per la produzione di vini dolci ossidativi, che si distinguono per un lungo affinamento e per lo sviluppo di bouquet particolarmente ricchi e complessi, con suadenti note di frutta secca, datteri, fichi e miele.

Perricone

Petit Verdot

Il petit verdot è un vitigno a bacca rossa storicamente presente nell’area del sud-ovest della Francia, in particolare nel Médoc, dove viene utilizzato in piccole percentuali nei tagli bordolesi insieme a cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot. È un vitigno tardivo, che al clima fresco di Bordeaux fatica e raggiungere la piena maturazione. Tuttavia il suo apporto ai vini rossi bordolesi è particolarmente apprezzato per le note speziate, per la struttura e trama tannica, che donano longevità ai vini. In Italia è coltivato nella zona di Bolgheri, nella Maremma Toscana, in Lazio e in Sicilia. Territori in cui grazie al clima mite e soleggiato riesce a maturare perfettamente regalando rossi intensi, ricchi e di grande personalità.

Petite Arvine

Picolit

Il picolit è un antichissimo vitigno autoctono friulano, coltivato soprattutto nella zona dei Colli Orientali. Il suo nome deriva dal fatto che produce non solo grappoli di piccole dimensioni, ma anche spargoli. Si tratta, infatti, di una varietà che soffre di aborto floreale, ovvero della mancata fecondazione del fiore, che non permette lo sviluppo del frutto. Con le uve picolit si produce tradizionalmente uno squisito vino dolce, che già nel corso dei Seicento e Settecento era apprezzato nelle principali Corti europee. Ancora oggi il vino da dessert realizzato con il picolit è un nettare prelibato di straordinario equilibrio gustativo. È un vino di grande finezza ed eleganza, che unisce un bouquet morbido e seducente a una piacevole freschezza.

Piedirosso

Pigato

Pignoletto

Pignolo

Pinot Bianco

Da un punto di vista genetico, le analisi sul DNA hanno confermato che pinot bianco, pinot nero e pinot grigio non sono tre differenti vitigni, ma tre cloni diversi della stessa varietà. La presenza di biotipi che si sono differenziati nel corso del tempo a seguito di mutazioni spontanee non sorprende dal momento che il pinot è uno dei vitigni più antichi in assoluto. Probabilmente si tratta infatti di un'uva domesticata in tempi antichissimi nell'area centro orientale della Francia e che ancora oggi ha in Borgogna la sua culla d’elezione. Il pinot bianco in Italia è coltivato quasi esclusivamente nel triveneto, in particolare in Alto Adige, dove trova l’habitat perfetto ad altitudini che variano, a seconda delle esposizioni, tra i 500 e gli 800 metri. Produce vini delicati, di grande finezza espressiva, con piacevoli note di frutta bianca. Il sorso è armonioso e di grande equilibrio. E’ un bianco duttile negli abbinamenti e di grane longevità.

Pinot Grigio

Analisi sul DNA hanno appurato che, da un punto di vista genetico, pinot grigio, pinot bianco e pinot nero non sono tre differenti vitigni, ma tre cloni della stessa varietà. Il pinot è uno dei vitigni più antichi quindi la presenza di biotipi, che nel corso dei secoli si sono differenziati per mutazioni spontanee, non sorprende. Il pinot è molto probabilmente un'uva domesticata in tempi molto antichi nell'area centro orientale della Francia ed ancora oggi ha la sua culla d'elezione in Borgogna. Tra i tre varietà, il pinot grigio è sicuramente il più diffuso in Italia, soprattutto nel Triveneto. La buccia dell’uva ha un bellissimo colore rosato e anche il vino può essere giallo paglierino o leggermente ramato se c’è stato un seppur breve contatto con le bucce durante la vinificazione. Il suo grande successo internazionale è dovuto al bouquet fruttato, ricco e seducente, alla sua equilibrata morbidezza gustativa, che esprime grande armonia al palato con un’acidità sempre moderata.

Pinot Meunier

Il pinot meunier o più semplicemente meunier è un vitigno a bacca rossa originario della Francia, che viene coltivato nella regione della Champagne. Insieme al pinot noir e allo chardonnay è alla base delle cuvée classiche degli Champagne. Il suo nome deriva dal termine francese “mugnaio” è sottolinea la presenza di abbondante pruina bianca sulla sua buccia. È coltivato soprattutto nella zona della Vallé de la Marne e dona agli assemblaggi le caratteristiche note fruttate, che contribuiscono a dare un profilo più morbido al bouquet degli Champagne. In Italia è poco coltivato e raramente viene utilizzato in piccole percentuali da alcuni produttori di Trento DOC.

Pinot Nero

Da un punto di vista genetico, le analisi sul DNA hanno confermato pinot nero, pinot bianco e pinot grigio non sono tre differenti vitigni, ma semplicemente tre cloni diversi della stessa varietà. Il pinot è uno dei vitigni più antichi in assoluto e per questo non sorprende la presenza di biotipi, che si sono differenziati nel corso dei secoli per mutazioni spontanee. Molto probabilmente si tratta di un’uva domesticata in tempi antichissimi nell’area centro orientale della Francia e che ancora oggi ha in Borgogna la sua culla d’elezione. In Italia il pinot noir è presente soprattutto in Trentino Alto Adige e in Oltrepò Pavese, anche se non mancano vigneti in Piemonte, soprattutto in Alta Langa per la produzione di basi spumante e in Friuli Venezia Giulia. E’ un’uva molto delicata, con grappoli piccoli, compatti e acini serrati. Ama le esposizioni fresche, ventilate con temperature non troppo elevate e predilige i suoli con componenti calcaree. Il vino ha un colore rosso rubino chiaro, quasi trasparente. Il profilo aromatico è di estrema finezza, con note di piccoli frutti di bosco. Il sorso è fresco, ricco e persistente, con tannini delicati e piacevole freschezza. E’ un vino rosso che eccelle per raffinata eleganza.

Pinotage

Primitivo

Il Primitivo è un vitigno a bacca nera diffuso soprattutto in Italia meridionale dove trova le condizioni ideali per prosperare. Sembra che il nome del Primitivo derivi dal termine Primativus utilizzato in tempi antichi per indicare la maturazione precoce delle uve certificata in area pugliese. Il probabile arrivo in Puglia grazie al popolo degli Illiri lo rende un vitigno storicamente molto datato. Mostrando un grappolo compatto, il Primitivo mostra grande sensibilità all’umidità ed è per questo che la sua diffusione in zone ventilate può aiutarne la corretta crescita senza il rischio di muffe. Altamente produttivo, il Primitivo è largamente diffuso nelle zone del Salento, nelle province di Lecce e Taranto. Interessante anche la somiglianza genetica del Primitivo con lo Zinfandel diffuso in California che regala vini particolarmente morbidi e avvolgenti. Solo da pochi decenni, data la grande capacità di sviluppare una riconoscibile complessità aromatica, il Primitivo non viene unicamente utilizzato come uva da taglio ma vinificato in purezza e nel rispetto delle migliori pratiche di cantina. Diffuso con più di 12.000 ht tra le regioni Puglia, Abruzzo, Campania e Basilicata, il Primitivo compare come vitigno di alcune importanti denominazioni quali ad esempio: il Primitivo di Manduria, Salento, Puglia, Salento del Massico, Gioia del Colle, Gravina. Di colore rosso rubino intenso, tende al granato con l’invecchiamento. Domina al naso il frutto rosso e nero, come mirtilli, amarena, prugna, mentre la capacità di affinare in legno porta il vino a sviluppare aromi speziati di pepe e liquirizia, completandosi con aromi di cacao e polvere di tabacco. Morbido nell’apporto tannico, è un vino carico e avvolgente, capace di garantire grande persistenza. Alcune versioni affinate possono essere considerate anche da meditazione. Primitivo di Manduria La diffusione del Primitivo nella zona di Manduria è già attestata da Plinio il Vecchio nonostante l’ingresso di questo vitigno nella penisola italica si fa risalire agli Illiri che decisero di diffonderlo prima dell’epoca romana. Il discreto commercio verso Oriente dei vini dell’area fu così intenso in epoca medioevale che il nome ‘Brindisi’, città famosa per il suo porto, potè presto rappresentare, come sarà nell’uso moderno, un augurio anticipato dalla bevuta di buon vino. Dalla zona delle Murge, il Primitivo inizia a diffondersi in Salento, trovando condizioni ideali per la maturazione precoce: una sostanziale differenza rispetto ai vini prodotti nella zona di Gioia del Colle e consistente in maggior corpo e grado alcolico, sviluppati probabilmente per temperature più elevate e migliori condizioni di maturazione degli zuccheri, non bastò a risparmiare al Primitivo l’impiego come vino da taglio destinato soprattutto al mercato francese. Il Primitivo predilige terreni argilloso-calcarei e risente particolarmente di condizioni di siccità. Con una vendemmia solitamente condotta alla fine di agosto, la raccolta dei grappoli è effettuata a mano e la vinificazione avviene immediatamente per preservare l’integrità del frutto. Dei 900 ht compresi nella Denominazione Primitivo di Manduria circa la metà sono dedicati alla coltivazione del vitigno Primitivo, mentre la restante parte è dedicata a Negroamaro e Malvasia. Il disciplinare di produzione del Primitivo di Manduria DOC prevede una resa massima di 9 tonnellate per ettaro con una resa di uve non superiore al 70%, la provenienza delle uve da vigneti aziendali, la presenza di Primitivo per almeno l’85%. Il Primitivo di Manduria presenta un color rosso rubino intenso e sprigiona al naso aromi di prugna e frutti rossi che evolvono in cacao, tabacco e spezie orientali per un corpo deciso, tannini morbidi e piacevoli, grande persistenza e rotondità. Quali sono le caratteristiche del Primitivo? Il Primitivo è un vitigno in grado di garantire vini rappresentativi e territoriali. Si presta bene alla creazione di blend ma esprime al meglio le proprie caratteristiche anche quando vinificato in purezza. Tra le caratteristiche del Primitivo è possibile individuare una grande ricchezza di frutto che si esprime in termini di fragranza aromatica ed estratto. È in grado di garantire vini saporiti e di corpo, con sentori molto evidenti di prugna, mora, fragola, cacao, liquirizia, tabacco. Sorso lungo e grande compattezza al palato. A quale cibo si abbina meglio il Primitivo? Servito a una temperatura di 18°-20° il Primitivo si presta a moltissimi abbinamenti della cucina regionale e nazionale. Nelle versioni meno affinate, può accompagnare sughi di carne, legumi e formaggi di media stagionatura. L’abbinamento migliore per un Primitivo dotato di corpo e struttura può consistere in carni alla brace, pecora, agnello o cinghiale stufati o al forno. Le versioni più giovani sono adatte anche a primi piatti con sughi di carne o zuppe di legumi. Un abbinamento molto convincente lo porta ad accompagnare taglieri di salumi e verdure grigliate. Qual è la gradazione del Primitivo? Il Primitivo è ricco di zuccheri e per questo in grado di sviluppare un’elevata gradazione alcolica. Il disciplinare di produzione fissa a 13,5% la gradazione alcolica minima per il Primitivo di Manduria, mentre è di 14% per la versione Primitivo di Manduria Riserva.

Prié Blanc

Prugnolo Gentile

Raboso

Refosco Dal Peduncolo Rosso

Il refosco dal peduncolo rosso è un vitigno a bacca rossa autoctono della regione Friuli Venezia Giulia. Le indagini sul suo DNA indicano l’origine da un incrocio tra il marzemino e un’altra varietà a oggi sconosciuta, confermando la sua appartenenza alla famiglia dei vitigni dell’area del nord-est Italiano. Il suo caratteristico nome deriva dalla colorazione rossa del peduncolo, quando l’uva arriva a piena maturazione. Oggi è coltivato in tutta la regione e produce rossi fruttati, dalle note vinose e dal profilo piuttosto rustico, con tannini e acidità esuberanti. Proprio per queste caratteristiche, se ne consiglia l’affinamento in legno per ricondurlo a una maggiore armonia espressiva.

Ribolla Gialla

La ribolla gialla è una varietà a bacca bianca storicamente diffusa soprattutto nella regione del Collio, sia italiano che sloveno. Vinificata in purezza, la ribolla esprime un bianco dal profilo molto fresco, con aromi floreali e fruttati con tipiche note agrumate e citrine. Spesso viene vinificata con macerazione sulle bucce, in particolare nella zona di Oslavia, per produrre bianchi dal profilo intenso e strutturato.

Riesling

Il riesling è una nobile varietà, ritenuta tra le migliori in assoluto tra quelle a bacca bianca. È storicamente diffuso nell’area tedesca, soprattutto nella regione della Mosella e le indagini sul DNA hanno messo in luce una parentela con un antichissimo vitigno europeo di origine slava oggi quasi scomparso: la gouais blanc. Produce un bianco dalle qualità straordinarie, che in gioventù esprime aromi floreali e fruttati, ma che possiede uno straordinario potenziale d’evoluzione nel tempo con sviluppo di note di resina e idrocarburo. L’alta acidità di base ne garantisce una longevità inusuale per un bianco. È un vitigno che ama il clima freddo e in Italia è coltivato in Alto Adige, dove regala i migliori risultati in Val Venosta e in Valle Isarco.

Rondinella

Il rondinella un vitigno a bacca scura del veronese, diffuso soprattutto nell’area collinare della Valpolicella, dove è utilizzato insieme a corvina e corvinone per produrre i famosi rossi. Si tratta di una varietà produttiva e resistente, che regala grappoli di dimensioni medie con acini caratterizzati da una buccia consistente, che permette un perfetto appassimento dell’uva senza che i chicchi si rovinino. Viene vinificato raramente in purezza, per solito rientra nella base ampelografica del vino Valpolicella, Amarone e Recioto.

Rossese Bianco

Ruchè

Sagrantino

Il vitigno sagrantino è coltivato quasi esclusivamente in Umbria, in particolare nel territorio di Montefalco. Le sue origini restano piuttosto misteriose e per secoli i viticoltori del territorio hanno utilizzato le sue uve quasi esclusivamente per produrre vini passiti da consumare durante le più importanti festività religiose. Il suo nome deriverebbe proprio dal termine latino sacer. È una varietà che ha rischiato di scomparire di fronte all’avanzare dei grandi vitigni rossi internazionali. Solamente grazie alla tenacia e alla passione di alcuni produttori di Montefalco è sopravvissuto. Solo negli anni ‘70/’80 il Sagrantino ha cominciato a essere vinificato in rosso per produrre vini secchi. Non è un vitigno facile. La presenza di tannini importanti necessita di lunghi periodi d’affinamento in legno in modo da smorzare il carattere scontroso e duro e acquisire note più mature e armoniose. Il colore è rosso intenso. Il bouquet esprime aromi di frutti di bosco, more, ribes nero e spezie. Il sorso è di grande struttura, con corpo caldo e potente, sostenuto da una fitta trama tannica e buona acidità. È un grande rosso d’abbinamento, da degustare soprattutto con piatti di carne, come brasati o selvaggina di pelo.

Sangiovese

Il sangiovese è il vitigno simbolo della Toscana, ma è coltivato non solo nel centro Italia ma un po’ in tutte le regioni, tanto da farne la varietà a bacca rossa più diffusa sul territorio nazionale. Oggi è presente in molti cloni, che si possono identificare in due grandi gruppi: il sangiovese grosso (brunello di Montalcino, prugnolo gentile di Montepulciano, sangiovese grosso di Lamole, sangiovese romagnolo) e sangiovese piccolo. E’ un’uva di buona duttilità, che si adatta a diverse condizioni pedoclimatiche fornendo vini spiccatamente territoriali. Le sue origini sono state per molto tempo avvolte nel mistero tanto da far pensare si trattasse di un’uva coltivata fin dal tempo degli etruschi. Oggi, grazie alle analisi sul DNA, sappiamo che si tratta di un incrocio, probabilmente spontaneo, tra il ciliegiolo e un vitigno del Sud Italia: il calabrese di Montenuovo. Predilige le esposizioni ben soleggiate, con clima fresco e ventilato. Offre il meglio se coltivato su terreni poveri, ricchi di scheletro e con buona percentuale di calcare. Il vino ha un colore rosso rubino brillante. Al naso esprime aromi caratteristici di ciliegia, marasca e frutta rossa matura. Al palato è di buon corpo, con tannini fitti ed eleganti, buona freschezza e persistenza aromatica.

Sauvignon Blanc

Il sauvignon blanc è uno dei vitigni bianchi più amati e diffusi al mondo. E’ una varietà originaria della regione della Valle della Loira, che poi si è diffusa anche a Bordeaux. Le analisi del DNA hanno messo in luce la sua parentela con il savagnin, uno dei vitigni più antichi del centro Europa, che potrebbe essere proprio uno dei genitori del sauvignon blanc. E’ una varietà semi-aromatica di grande fascino e oggi è coltivata in molti paesi del mondo, in particolare in Nuova Zelanda, California, Australia, Cile e Sudafrica. In Italia è presente soprattutto in Friuli Venezia Giulia e Alto Adige. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Il bouquet è molto caratteristico, con profumi di sambuco, ortica, foglia di pomodoro, uva spina, agrumi. Il sorso è fresco con aromi fruttati che virano sui frutti esotici. Il finale è piacevolmente persistente.

Schiava

La schiava è l’uva a bacca rossa simbolo della tradizione vitivinicola dell’Alto Adige. Prima della recente rivoluzione bianchista della Regione, la schiava era il vitigno più coltivato in Alto Adige, per produrre vini di quantità con una qualità piuttosto scadente. Oggi viene coltivata soprattutto nella zona di Santa Maddalena e Caldaro. Grazie alle basse rese e a un’accurata attenzione in vinificazione, la schiava si è affermata come un rosso molto interessante e moderno. Il suo profilo fruttato, la sua struttura di medio corpo e la facilità di beva, ne fanno un vino molto piacevole e particolarmente duttile negli abbinamenti a tavola.

Sirica

Susumaniello

Sylvaner

Il sylvaner è un vitigno a bacca bianca molto probabilmente originario dell’area del centro Europa, attualmente occupata da Germania e Austria. Le analisi sul DNA, hanno indicato che si tratta di un incrocio spontaneo tra il savagnin blanc o traminer e un’antica varietà a bacca bianca centro- europea: l’Österreichisch weiss. In Italia è stato introdotto all’inizio del ‘900 è ha trovato il suo habitat perfetto in Alto Adige, in particolare nella zona più a nord e più fresca della Valle Isarco. Si tratta di una varietà che ama il clima freddo, le esposizioni soleggiate e ben ventilate. Produce dei grappoli piuttosto piccoli e compatti con acini tondeggianti dalla buccia color giallo verdognolo. Vinificato in purezza regala vini molto interessanti, eleganti e raffinati, con delicate note fruttate e buona freschezza.

Syrah

La syrah è un vitigno a bacca rossa diffuso soprattutto nella regione francese della Valle del Rodano. Contrariamente a quanto si era pensato in passato, favoleggiando sul nome e sulle sue note speziate, non si tratta di un vitigno d’origine orientale portato a Hermitage da alcuni cavalieri di ritorno dalla Crociate. Molto più prosaicamente, la syrah nasce da un incrocio spontaneo tra la mondeuse blanc, un’antica varietà della Savoia, e la dureza, un vitigno originario della regione dell’Ardeche. Oggi la syrah è il vitigno simbolo dei vini dell’alta Valle del Rodano, in particolare delle Appellation Côte-Rôtie, Hermitage, Crozes-Hermitage, Cornas è rientra anche tra le uve utilizzate per produrre i vini della regione del Basso Rodano: Gigondas Vaqueyras e soprattutto Châteauneuf-du-Pape. È una varietà che produce vini di buona struttura, con aromi floreali, di piccoli frutti di bosco, impreziositi dalle caratteristiche note di spezie orientali e pepe nero. In Italia è coltivato con ottimi risultati in Toscana, sia in purezza nella zona di Cortona, sia nella zona di Bolgheri come vitigno complementare al cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot nei blend dei Supertuscan. Viene inoltre coltivato con risultasti interessanti anche in Sicilia. Nel resto del mondo è diffuso soprattutto in Australia con il nome di Shiraz.

Sémillon

Il sémillon è un vitigno a bacca bianca francese. È originario della zona di Bordeaux ma è più in generale diffuso in tutta la regione del sud-ovest della Francia. È una varietà generosa, che produce grappoli di medie dimensione dalla forma cilindrica, con acini tondi, che a piena maturazione assumono un colore giallo dorato, con la presenza superficiale di abbondante pruina. Viene coltivato soprattutto nell’area di Bordeaux per produrre vini passiti e qualche bianco secco. Le zone in cui è più diffuso sono, infatti, quelle delle famose denominazioni di Sauternes et Barsac, ma è presente anche a Pessac-Léognan, nella zona delle Graves, a Bergerac e Monbazillac. Difficilmente viene vinificato in purezza, quasi sempre è utilizzato insieme al sauvignon blanc. Il vino ha un profilo ricco, con profumi di fiori bianchi, intensi aromi fruttati di ananas, frutta esotica e sentori di frutta secca. Con l’invecchiamento, il bouquet si arricchisce di note di spezie, pepe e frutta candita. In Italia è poco coltivato e nel resto del mondo è presente soprattutto in Australia, Nuova Zelanda, California, Cile, Argentina e Sud Africa.

Tannat

Tempranillo

Il tempranillo è il vitigno a bacca rossa più famoso di Spagna. Grazie alla sua maturazione precoce e a un ciclo vegetativo piuttosto breve, si è ben adattato alle zone fresche della Spagna del nord. In particolare nella regione della Rioja produce alcuni tra i migliori rossi di Spagna sia vinificato in purezza che insieme alla garnacha. Il vitigno è diffuso anche in Portogallo con il nome di tinta roriz, soprattutto nelle regioni dei Douro e dell’Alentejo. In italia è coltivato in Lazio e in Toscana, dove è conosciuto con il nome di malvasia nera. Il vino è di grande struttura, ricco, abbastanza alcolico, con trama tannica importante e acidità moderata.

Teroldego

Il teroldego è un vitigno a bacca rossa storicamente presente da secoli in Trentino. Si tratta di una varietà molto antica, imparentata con la dureza dell’Ardeche (genitrice della syrah) e discendente, probabilmente con parentela di secondo grado, dalla famiglia dei pinot. La sua antica presenza in Trentino è testimoniata anche dal fatto, che altri due vitigni a bacca rossa diffusi in regione: il lagrein e il marzemino, discendono da incroci spontanei tra il teroldego e un’altra varietà a bacca rossa a oggi sconosciuta e forse ormai estinta. Nel corso dei secoli, il teroldego ha trovato la sua terra d’elezione nella vasta area alluvionale del Campo Rotaliano, in particolare nei territori dei comuni di Mezzacorona, Mezzolombardo e San Michele alL'Adige. Vinificato in purezza, produce un vino di medio corpo, con aromi fruttati, delicate sfumature speziate e balsamiche, buona freschezza e tannini piuttosto sottili.

Teroldego Rotaliano

Timorasso

Il timorasso è un antico vitigno autoctono a bacca bianca, presente soprattutto nell’area dei Colli Tortonesi, al confine tra Piemonte e Lombardia. Prima della crisi della fillossera, era molto diffuso, non solo nel territorio di Tortona, ma anche nelle vicine province piemontesi di Novara e Alessandria. Nella ricostruzione dei vigneti post-fillossera, si sono preferiti vitigni più generosi e costanti nella produzione, come il cortese e la barbera. Il timorasso ha così rischiato così di sparire definitivamente, se non fosse stato per la tenacia e l’impegno di pochi viticoltori, che hanno scommesso sulle sue potenzialità e sulla sua rinascita. Oggi il timorasso è considerato uno dei vitigni a bacca bianca autoctoni più interessanti del nord Italia, soprattutto per la sua struttura e la sua longevità, che regala evoluzioni terziarie sulle note di resina e idrocarburo.

Tintilia

Torbato

Torrontés

Il torrontés è il vitigno a bacca bianca più diffuso in Argentina, molto probabilmente è originario della Spagna ed è stato importato in Sud America durante il periodo del colonialismo. È coltivato un po’ in tutto il paese e grazie alla sua resistenza all’altitudine si è adattato molto bene anche al clima andino. Vinificato in purezza, regala vini molto interessanti e caratteristici. Esprime un bouquet intenso e aromatico, con note floreali, aromi fruttati ricchi e maturi, con sfumature di frutta esotica. Al sorso risulta sempre ben equilibrato grazie alla presenza di una buona acidità di base.

Trebbiano

Il generico nome di trebbiano ricomprende una vasta famiglia di vitigni molto diversi tra di loro. E’ la varietà d’uva a bacca bianca più coltivata in Italia ed è presente in quasi tutte le regioni del centro sud, in particolare in Toscana e Abruzzo. Il suo successo si deve soprattutto alla buona vigoria e produttività, che nei secoli passati l’hanno fatto preferire a altre varietà, proprio per i suoi raccolti abbondanti. In Toscana viene spesso vinificato insieme alla malvasia bianca del Chianti, mentre in Abruzzo è prodotto in purezza con risultati qualitativamente interessanti. La coltivazione con basse rese fornisce vini di buon corpo, con aromi complessi e profondi, acidità elevata e buona propensione all’invecchiamento.

Trebbiano Di Lugana

Il trebbiano di Lugana o turbiana è un vitigno a bacca bianca coltivato in una piccola area a sud del Lago di Garda. In questo territorio, compreso tra le province di Brescia e Verona, il trebbiano di Lugana ha trovato un habitat perfetto, grazie al clima quasi mediterraneo della riviera gardesana del sud, sempre mitigato dalle dolci brezze del lago. I terreni sono d’antica origine glaciale, con una zona pianeggiante formata da depositi di argille bianche, ricche di calcare e minerali e una fascia di basse colline moreniche dal profilo molto dolce. Da un punto di vista genetico, il trebbiano di Lugana condivide il DNA con il vicino trebbiano di Soave e con il verdicchio marchigiano. Si tratta, infatti, di cloni diversi di un unico vitigno, che si sono poi differenziati col il passare del tempo e che esprimono vini diversi anche in relazione al terroir in cui sono coltivati. Il vino Lugana è un bianco dal profilo floreale e fruttato, con buona struttura e vivace acidità. È una varietà molto duttile, che permette di produrre spumanti con Metodo Classico, vini fermi, vendemmie tardive e vini passiti, tutti di ottimo livello. Possiede inoltre un notevole potenziale di evoluzione verso aromi terziari ed è uno dei bianchi italiani che non teme il trascorrere del tempo.

Ugni Blanc

Verdeca

Verdicchio

Il verdicchio è uno dei vitigni italiani a bacca bianca più interessanti in assoluto. Viene coltivato nella Marche, sia nella zona collinare dei Castelli di Jesi, che dai primi rilievi dell’appennino scende verso il litorale adriatico, sia nell’area di Matelica. La valle di Matelica costituisce una vera particolarità. Diversamente dalle altre valli appenniniche, che sono orientate da ovest a est, ha uno sviluppo nord-sud, parallelo alla dorsale montuosa. Qui il verdicchio non vede il mare ed è coltivato in una zona dal clima continentale, con temperature più basse, che ne segnano il profilo con caratteristiche più fresche e meno mediterranee rispetto ai vini provenienti dalla zona di Jesi. Da un punto di vista genetico, il verdicchio condivide il DNA con il trebbiano di Soave e con il trebbiano di Lugana. Si tratta, infatti, di cloni diversi di un unico vitigno, che si sono differenziati con il passare del tempo e che esprimono vini diversi anche in relazione al terroir in cui sono coltivati. Il verdicchio esprime vini di buona struttura, con aromi intensi di frutta e sentori floreali, sempre accompagnati da un’acidità sferzante. È uno dei bianchi italiani che invecchia meglio, regalando interessanti evoluzioni aromatiche.

Verduzzo

Vermentino

Il vermentino è un vitigno a bacca bianca coltivato soprattutto in Sardegna, nella Liguria del Levante e lungo la costa toscana, in particolare nell’area di Bolgheri. E’ inoltre presente in Corsica e nel sud della Francia, dove viene chiamato Rolle. È un vitigno tipicamente mediterraneo, che ama il clima caldo, soleggiato e sopporta bene il vento. Le sue origini restano ancora abbastanza misteriose, ma le analisi del DNA hanno messo in luce che vermentino, pigato e favorita, sono in realtà cloni diversi di un unico vitigno, che si è poi differenziato nei secoli anche in base ai diversi terroir. È il vitigno a bacca bianca più diffuso in Sardegna, dove si esprime su alti livelli qualitativi, in particolare nell’area della Gallura. Il vino ha un bouquet caratterizzato da aromi fruttati e sentori di macchia mediterranea, è piuttosto alcolico e con un’acidità moderata.

Vernaccia

Vernaccia Nera

Vespaiola

Vespolina

Viognier

Il viogner è un vitigno francese a bacca bianca originario della regione del Rodano. Le anali sul DNA hanno evidenziato una stretta parentela con la mondeuse blanche, a sua volta uno dei genitori dell’uva syrah. Anche in assenza di un preciso albero genealogico, si può quindi affermare una parentela tra le due grandi varietà tipiche della Valle del Rodano. E’ un vitigno che ha vissuto alterne fortune e ha rischiato anche di sparire del tutto. Negli anni Sessanta rimanevano poche decine di ettari vitati in Francia ed è solo grazie all’opera di alcuni appassionati vigneron che ha ricominciato a essere coltivato soprattutto a Condrieu. Oggi, oltre che nella Valle del Rodano è presente in Languedoc-Roussillon, negli Stati Uniti, Australia e in altri paesi del Nuovo Mondo. In Italia è coltivato con buoni risultati in Lazio, Toscana e Sicilia. Il vino ha un colore giallo chiaro con riflessi dorati. Al naso prevalgono i profumi maturi di pesca e albicocca. Il sorso è ampio, ricco e fruttato, con grado alcolico piuttosto elevato e moderata acidità.

Zibibbo

Il termine zibibbo deriva dalla parola araba zibibb, con cui s’indicava l’uva appassita. In realtà il nome del vitigno è moscato d’Alessandria e come dice il nome proviene dall’Egitto o più in generale dall’area mediorientale. È un’antica varietà nata dall’incrocio tra il moscato bianco e un’antica uva greca: l’eftakoilo o heptakilo. Da secoli è coltivato nella zona occidentale della Sicilia, in particolare nell’area del trapanese e nell’isola di Pantelleria. È una varietà tipicamente mediterranea, che ama il caldo, il vento, sopporta bene il clima secco, siccitoso e si adatta molto bene a terreni poveri e pietrosi, soprattutto se d’origine vulcanica. Produce grappoli dalla forma allungata, con acini piuttosto grandi dalla buccia spessa e coperta di pruina. Si tratta di un’uva aromatica dal gusto dolce, che tradizionalmente era utilizzata sia come uva da tavola, che per produrre vino. Proprio per i suoi aromi suadenti, lo zibibbo veniva utilizzato soprattutto per produrre uva passa o per realizzare vini passiti. Soprattutto l’isola di Pantelleria, dove da sempre si coltiva quasi esclusivamente zibibbo, è diventata famosa proprio per la produzione di straordinari vini passiti.Negli ultimi decenni, a fronte di un progressivo calo del consumo dei vini dolci, è aumentata la produzione di vini secchi dal gusto molto interessante e piacevole. Si tratta di bianco che esprime un bouquet intenso ed elegante, con aromi di zagara, agrumi, frutta matura, cenni tropicali, sfumature di erbe aromatiche della macchia mediterranea e ricordi iodati. Il sorso è morbido e suadente, con un centro bocca succoso e ampio, ben bilanciato da una vivace freschezza agrumata, che chiude con sensazioni piacevolmente sapide. È un bianco perfetto da degustare con antipasti di mare o con dei crostacei. Lo Zibibbo Passito è un vino di grande fascino, con aromi di scorza d’agrumi candita, albicocca secca, frutta disidratata, mandorla, frutta secca, miele e spezie. Al palato è ricco e dolce, con aromi complessi e persistenti, che anticipano un finale rinfrescante. È un vino da dessert ideale per accompagnare i classici dolci siciliani o della pasticceria secca.

Zinfandel

Il nome zinfandel viene utilizzato negli Stati Uniti per indicare un vitigno a bacca rossa, che in realtà altro non è che il nostro primitivo. A sua volta il primitivo coltivato in Puglia è originario dell’altra sponda dell’Adriatico. Da un punto di vista genetico, infatti, il primitivo e di conseguenza anche lo zinfandel, corrisponde al vitigno crljenak kaštelanski, identico a un’antica varietà croata denominata tribidrag, forse d’origine greca. È un vitigno a maturazione precoce, una caratteristica da cui deriva anche il nome italiano primitivo. Vinificato in purezza, esprime vini rossi intensi e fruttati, dal profilo piuttosto morbido e avvolgente.

Zweigelt

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