I vitigni

Aglianico

L’Aglianico è un vitigno a bacca nera diffuso soprattutto nelle regioni del sud Italia, in particolare in Campania, Basilicata e in parte in Puglia e Molise. La sua coltivazione occupa una superficie complessiva di circa 7500 ha. In passato si riteneva che in suo nome derivasse da un adattamento del termine Hellenico che ne indicava una possibile origine greca. Tuttavia queste origini greche rimangono attualmente soltanto probabili. Poiché le indagini sul DNA hanno dimostrato che l’Aglianico non ha affinità con vitigni a bacca scura presenti attualmente in Grecia. Non siamo neppure certi che si tratti di una delle uve che ai tempi degli antichi Romani erano chiamate Aminae e che erano alla base di famosi vini come il Falernum, il Caecubum, il Gauranum o il Faustianum. Ad ogni modo, la presenza di molti e diversi biotipi sembrerebbe confermare le sue antiche origini. La differente conformazione climatica e geologica delle zone in cui l’Aglianico matura ha reso nel tempo apprezzabili le differenze tra l’Aglianico prodotto in Campania nella zona di Taurasi, quello legato alla zona di Benevento e noto come Aglianico del Taburno e quello proveniente dalla Basilicata e noto come Aglianico del Vulture propagandosi in prossimità del Monte Vulture. Prediligendo suoli di origine vulcanica, l’Aglianico cresce bene sui pendii collinari e montani dotati di buona esposizione ma rinfrescati dal vento. Si tratta di un vitigno a maturazione tardiva ed è solitamente vinificato in purezza come vino rosso o in abbinamento ad altri vitigni a bacca rossa come il Piedirosso e il Merlot. Le uve sono spesso soggette ad affinamento in botte o barrique per allentare la durezza dei tannini in fase post fermentativa e regalare un vino più lavorato, rotondo e armonico. L'Aglianico produce un vino di grande struttura e longevità, ricco di tannini e di acidità. Per questo richiede tempi lunghi di affinamento prima di raggiungere equilibrio ed armonia, mentre nella versione più giovane presenta maggiore rotondità di frutto sempre accompagnato da una sostenuta acidità. Tra le denominazioni più famose a base di Aglianico ricordiamo il Taurasi DOCG, l’Aglianico del Vulture DOC, l’Aglianico del Taburno DOCG. Aglianico del Vulture L’Aglianico del Vulture proviene dalla regione Basilicata e prende il nome dal Monte Vulture attorno al quale si sviluppano i vigneti. Su terreni vulcanici e con un’altitudine fino agli 800 mt s.l.m. questa DOC ospita la versione Riserva che prevede un invecchiamento fino a 3 anni. Particolarmente indicato per arrosti, selvaggina e formaggi duri è un vino dai profumi compatti e in grado di offrire maggiore equilibrio e piacevolezza al palato quando affinato in legno. Aglianico del Taburno Dal 2011 classificato come DOCG, l’Aglianico del Taburno, presente anche come Rosato, è coltivato nelle province di Benevento e Avellino, e richiede l’uso del vitigno Aglianico per l’85%. Dal gusto secco e morbido prevede nella versione Riserva 3 anni di invecchiamento di cui almeno 12 mesi in botte di legno. Piacevole al palato e persistente, accompagna pesci alla griglia, baccalà al pomodoro e formaggi poco stagionati. Posso acquistare un Aglianico bianco online? Nonostante le caratteristiche organolettiche dell’Aglianico siano rinomatamente legate alla vinificazione in rosso con conseguente apporto di tannini e sostanze coloranti, alcuni produttori hanno sviluppato una vinificazione in bianco dell’Aglianico evitando la macerazione delle bucce degli acini con il mosto ricavato dalla pressatura delle uve. In questo modo, allontanando le vinacce, viene meno la cessione di sostanze coloranti. Qual è il miglior produttore di Aglianico del Vulture? Quando si parla di vino è difficile giudicare senza tener conto del gusto di ognuno. Esistono tanti validi e apprezzati produttori di Aglianico del Vulture e nella nostra enoteca online troverai una vasta selezione di Aglianico del Vulture con prodotti completi di caratteristiche, premi e riconoscimenti per annata. Lasciati ispirare dalle nostre bottiglie e divertiti ad acquistare il tuo Aglianico del Vulture online. Quali sono i migliori abbinamenti per l’Aglianico del Vulture Trattandosi di un vino dall’acidità sostenuta e di evidente consistenza tannica, l’Aglianico si presta bene ad accompagnare carni rosse in generale, agnello, primi piatti a base di ragù e, quando affinato per lunghi periodi, può essere anche impiegato come vino da meditazione.

Albana

Antico vitigno risalente all'epoca romana, è oggi profondamente legato al distretto delle colline romagnole. Tra le varietà a bacca bianca più importanti dell'Emilia-Romagna, il suo nome sembra essere associato al termine latino "albus", bianco, o ai Colli Albani. Vinificata praticamente in ogni cantina dello Spungone romagnolo, ossia un terreno a base di arenaria e calcare che da Imola raggiunge il comune di Bertinoro, in provincia di Cesena. Vinificato in purezza, l'Albana dà origine alla denominazione Albana di Romagna, la prima DOCG d'Italia. La carica zuccherina che può sviluppare lo rende ideale per la produzione di vini passiti, caratteristica che trova il suo punto più alto nel Romagna Albana Passito DOCG. La vivace componente tannica che è possibile ritrovare nelle bucce dell'Albana produce interessanti risultati in prove di vinificazione "in rosso", ovvero con macerazione sulle bucce.

Albariño

Albarola

Aleatico

L'Aleatico è un vitigno a bacca nera semi-aromatico di origine greca. Il suo nome sembra derivare dal greco Iouliatico, ossia "che matura nel mese di luglio". Oggi è diffuso soprattutto in Toscana, specialmente nell'isola di Elba e sulle coste grossetana e livornese, in Puglia e in Lazio. Imparentato alla lontana con il Moscato Bianco e variante genetica del Moscato a bacca nera, somiglia ai vitigni piemontesi per profumi e sapore. Tale aromaticità e la sua capacità di accumulare zuccheri lo rendono un vitigno ideale per la produzione di vino passito, uno su tutti L'Elba Aleatico Passito DOCG.

Altri vitigni bianchi, Moscato, Nebbiolo

Areni Noir

Arneis

L’Arneis è il vitigno autoctono piemontese a bacca bianca simbolo del Roero. In origine le uve Arneis erano utilizzate per ammorbidire le uve Nebbiolo così da definire il vino ricavato con le stesse il ‘Barolo Bianco’. Negli anni ‘70 soltanto Vietti e Bruno Giacosa producevano Arneis al punto che soltanto l’aumento di interesse per questa varietà nei decenni successivi potè portare a nuovi impianti. La zona del Roero si estende sulla riva sinistra del fiume Tanaro, proprio di fronte alle colline delle Langhe e ai celebri borghi di Barolo e Barbaresco. In un area molto vocata per la viticoltura, l’Arneis è piuttosto vigoroso, con una buona produttività e una maturazione attesa per la fine di settembre. Anche in California, Oregon, Nuova Zelanda e Australia compaiono piccole produzioni di Arneis. I migliori esempi di Arneis tendono a non essere affinati in legno e vengono bevuti entro i due anni dall’imbottigliamento. Il vino ha un colore giallo paglierino. Il profilo olfattivo è intenso e di grande eleganza, con profumi di fiori, frutta bianca e nuances tropicali. Al palato ha un bouquet ricco, pieno, morbido, piacevolmente fruttato e con acidità moderata. Alcune aziende, oltre a vini fermi, producono versioni spumantizzate, sia con metodo Charmat che con Metodo Classico. L’Arneis è vino eccellente come aperitivo e si abbina molto bene ad antipasti di pesce o verdure, a minestre di cereali e verdure, a primi piatti di mare e più in generale a menu di pesce. Da provare l’abbinamento con tomini, robiola alla griglia o con un tagliere di formaggi freschi. Perché acquistare Arneis Se hai in programma un aperitivo disimpegnato o se vuoi aprire il pasto con un vino di grande impatto, acquistare Arneis può essere la soluzione migliore e più vantaggiosa. Con il suo bouquet carico e variegato, l’Arneis è in grado di stupire al primo sorso. Facile da apprezzare, diretto e molto equilibrato, può essere considerato un vino alla portata di tutti, anche di chi, da non intenditore, volesse apprezzare la complessità aromatica di un vino senza andare incontro ad eccessi o sorprese. Quali sono i migliori vini Arneis? I migliori Arneis sono senz’altro quelli prodotti per esser consumati molto giovani con buona persistenza di fI migliori Arneis sono senz’altro quelli prodotti per esser consumati molto giovani con buona persistenza di frutto e grande intensità aromatica. Nomi di riferimento nella produzione possono essere Malvirà, Bruno Giacosa, Sordo, Cascina Chicco. Dove si produce il vino Arneis? La zona tradizionalmente più vocata in cui si produce il vino Arneis è quella piemontese corrispondente al Roero, ossia l’area collinare della Provincia di Cuneo che confina con la zona di Alba e che comprende Comuni come Montà, Montaldo Roero, Vezza d’Alba. Quali sono i migliori abbinamenti per il vino Arneis? Per i migliori abbinamenti da suggerire rispetto al vino Arneis sicuramente i piatti della tradizione torinese restano i più adatti a esaltarne le caratteristiche organolettiche. Tra questi il coniglio all’Arneis, i Tajarin conditi con burro e salvia o tartufo bianco, la carne cruda di vitello lavorata al coltello.

Asprinio

Diffuso specialmente in Campania, precisamente nel casertano e nel napoletano, l'Asprinio è legato profondamente al comune di Aversa. Vitigno derivato probabilmente dagli antichi vitigni selvatici addomesticati dagli Etruschi, da cui discende anche il suo tradizionale sistema di allevamento ad alberata aversana. La sua affinità ai terreni sabbiosi, lo ha protetto in parte dalla fillossera, pertanto è possibile trovare coltivazioni di questa varietà allevate a piede franco. Da esso si ottengono vini dal caratteristico colore verdolino, caratterizzati da un evidente sentore di limone e una acidità dirompente, quasi aspra, per questo "asprinio", che lo rende un vitigno estremamente adatto alla spumantizzazione nell'Aversa Asprinio DOC.

Assyrtiko

Baco Noir

Barbera

Il Barbera è un vitigno diffuso soprattutto nel Nord Italia. Le zone di elezione del vitigno Barbera sono il Piemonte e la Lombardia: In Piemonte sono soprattutto le zone di Asti, Alba e Monferrato a contribuire al successo del Barbera connotato anche al femminile come la Barbera. Le uve Barbera sono infatti al centro di due importanti denominazioni come quella relativa al Barbera d’Asti DOCG con almeno il 90%, il Barbera del Monferrato Superiore DOCG con almeno l’85% di Barbera, il Barbera d’Alba DOC con almeno l’85% di Barbera. Dalle terre del basso Piemonte, la Barbera si è poi diffusa nella zona dei colli tortonesi, dell’Oltrepò Pavese, fino alle valli del Piacentino. Per la sua natura generosa e vigorosa, la Barbera è stata poi piantata in altre zone della penisola e ancora oggi la troviamo presente in Umbria, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Come molte varietà europee, la Barbera ha seguito i flussi migratori che l’hanno portata in alcuni paesi del nuovo mondo come Australia, Argentina e negli Stati Uniti in particolare in California. Vino considerato un tempo appartenente di diritto alla cultura contadina e molto spigoloso in virtù di alti livelli di acidità, oggi la Barbera è vinificato con tecniche d’avanguardia che ne ridimensionano il carattere dirompente fino a creare vini per il consumo immediato o di maggiore freschezza, come varianti più posate e complesse. Con testimonianze storiche che accreditano la presenza del vitigno dal secolo XVIII e con l’enorme diffusione di cui ha goduto nei tempi recenti, la Barbera non è più all’ombra di Grignolino potendo vantare un proprio mercato, definito soprattutto dall’interesse del pubblico che sembra averne scoperto e valorizzato le potenzialità. Questo anche in virtù del fatto che il vitigno Barbera ha un buon vigore ed è molto produttivo: Soprattutto questa seconda caratteristica è alla base del suo successo e della sua diffusione, tanto che insieme al Sangiovese, resta oggi il vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia. Il vitigno produce dei grappoli abbastanza grandi e pesanti, con acini scuri di un colore blu nerastro coperti da abbondante pruina. Il vino Barbera ha caratteristiche molto particolari e riconoscibili: il colore è rosso rubino con riflessi violacei. Al naso esprime profumi intensi con note vinose, aromi freschi di frutta rossa matura, di viola e spezie. Il sorso è dominato da un’acidità che rinfresca il palato in modo così prorompente da diventare la vera e propria cifra distintiva del vino. Tra gli abbinamenti più riusciti troviamo i piatti della cucina piemontese come i bolliti misti, salumi cotti, agnolotti con sugo di carne, cotechini, polenta e salsicce, tutti cibi che si giovano della freschezza acida della Barbera per bilanciare una certa grassezza. Il Barbera d’Asti e il Barbera d’Alba I vini Barbera d’Asti DOCG e Barbera d’Alba DOC sono prodotti in comuni differenti e rispondono a due diverse denominazioni. Pur distando poche decine di chilometri, le città di Asti e Alba presentano due vini a base di uve Barbera con caratteristiche leggermente differenti. Il Barbera d’Alba DOC, presente anche nella versione Superiore, è solitamente vinificato in purezza anche se non è insolito aggiungere in piccola percentuale Nebbiolo (massimo 15%). Per il Barbera d’Asti DOCG la percentuale di uve Barbera deve essere del 90% mentre le uve devono provenire da terreni dislocati tra le provincie di Asti e di Alessandria. Per la menzione ‘Superiore’ il Barbera d’Asti DOCG contempla la menzione del nome della vigna e rispetta un affinamento minimo di 14 mesi di cui almeno 6 in botti di legno. Quali sono le caratteristiche del vino Barbera? Il vino Barbera presenta un colore rosso rubino di media o alta intensità. Al naso emergono aromi floreali e di frutta matura, mentre al palato risultano rifiniti da una piacevole speziatura che lascia intendere un corpo medio o pieno, buona struttura e tannini distinti. Il finale può essere medio o lungo. Quali sono le caratteristiche del vitigno Barbera? Il vitigno Barbera ha una foglia media, pentagonale, pentalobata e presenta un grappolo piramidale compatto con acini di dimensione media, una buccia mediamente spessa e di colore bluastro. A quanti gradi alcolici arriva il vino Barbera? Il Barbera d’Asti DOCG deve avere una gradazione alcolica minima di 12%. Il Barbera d’Alba DOC può avere una gradazione alcolica minima di 11%.

Biancolella

Vitigno con molta probabilità di origine greca, fu portato dagli abitanti dell'isola di Eubea in Corsica, dove ora si coltiva con il nome di Petite Blanche, e da lì raggiunse la penisola italica. Diffuso soprattutto in Campania, specialmente nelle isole di Ischia, Capri e Procida, fa ingresso anche nella Costiera Amalfitana e sull'isola laziale di Ponza. Predilige climi caldi e ventilati e terreni minerali di origine minerali: è per questo che lo troviamo nella massima forma all'interno della DOC Ischia Biancolella, in cui è in grado di sviluppare in toto il proprio corredo aromatico. Ne scaturiscono vini sapidi, minerali, territoriali. Offre buoni risultati anche all'interno delle DOC Capri, Costa d'Amalfi, Penisola Sorrentino e Campi Flegrei.

Bombino Bianco

Bonarda

La Bonarda è il nome di una varietà di uva a bacca rossa che in Italia viene utilizzato in realtà per designare tre distinte varietà: in Oltrepò Pavese e Colli Piacentini è chiamata Bonarda ciò che corrisponde alla Croatina; la Bonarda Novarese che corrisponde all’Uva Rara; la Bonarda Piemontese era invece ampiamente diffusa in Piemonte prima dell’arrivo della fillossera. Anche in Argentina la Bonarda è la varietà più piantata dopo il Malbec. La Bonarda predilige terreni poco fertili e di natura argillosa e molto spesso è vinificata in blend con uve Barbera. Alta la produttività e particolarmente sensibile alle gelate, appartiene a DOC come Monferrato DOC, Colli Tortonesi DOC, Canavese DOC. Molto diffusa anche in Emilia-Romagna, la sua diffusione in Italia è di ca. 750 ettari vitati a fronte dei 18000 presenti in Argentina. La Bonarda dell’Oltrepò Pavese Nella zona dei Colli Piacentini e dell'Oltrepò Pavese la varietà chiamata impropriamente Bonarda è in realtà Croatina. Nella zona che si estende nella Lombardia orientale da Pavia fino al monte Chiappo, nascono vini d’eccezione che, anche grazie a un costante lavoro di promozione territoriale, hanno fatto conoscere negli ultimi anni il Pinot Nero e la Bonarda al pubblico degli appassionati. In particolare la Denominazione di Origine Controllata Bonarda dell’Oltrepò Pavese presente dal 1970 ammette l’uso di Croatina per un minimo dell’85% da integrare eventualmente con Barbera, Vespolina e Uva Rara (15% max). Se ne ottiene generalmente un vino di color rosso rubino intenso, dai sentori vinosi, di frutti rossi e neri, molto fresco al palato e poco tannico. Perché provare la Bonarda amabile? L’alto contenuto zuccherino della Bonarda rende particolarmente apprezzata la versione amabile che si contraddistingue per maggior densità al palato, aromi fruttati più robusti e una piacevole dolcezza. È un vino particolarmente indicato per taglieri di salumi, carni alla griglia e formaggi freschi. Come si ottiene la Bonarda frizzante? Soprattutto nell’Oltrepò Pavese la diffusione della Bonarda frizzante è il tratto distintivo di una viticoltura che coniuga tradizioni locali e sperimentazioni. Ottenuto il mosto base, il vino viene ottenuto tramite normale fermentazione per poi aggiungere una parte di mosto non fermentata e carica di zuccheri per permettere che avvenga la rifermentazione in autoclave. Quali sono le caratteristiche della Bonarda? Tra le caratteristiche del vino ottenuto con uve Bonarda c’è sicuramente un colore vivo e intenso accompagnato da sentori vinosi che ricordano i frutti rossi, una buona speziatura di pepe nero e maggiorana, per un palato fresco e poco tannico.

Bovale

Brachetto

Cabernet Franc

Il cabernet franc e il cabernet sauvignon, insieme al merlot, al petit verdot e al malbec, costituiscono i principali vitigni che sono alla base della produzione dei grandi rossi di Bordeaux. Quando si parla di “taglio bordolese”, si fa riferimento a un blend di queste nobili uve, che da secoli sono coltivate nella regione del Medoc. Il cabernet franc è una delle più antiche varietà a bacca rossa. Le analisi del suo DNA hanno messo in luce che si tratta di un vitigno originario della regione basca, al confine tra Francia e Spagna, nato da un incrocio spontaneo tra due vecchie uve della zona: la morenoa e la hondarribi beltza. Attraverso una serie di altri incroci, il cabernet franc ha poi generato i pricipali vitigni bordolesi che oggi conosciamo come il cabernet sauvignon, il merlot e il carmenère. Anche se la sua presenza è diventata un po’ marginale, è da considerarsi il vero padre dei grandi rossi di Bordeaux. In Francia è coltivato con ottimi risultati anche nella Valle della Loira, soprattutto nelle zone di Anjou, Saumurois e Touraine. In Italia è diffuso soprattutto nel Triveneto, dove in passato è stato spesso confuso con il carmenère. Il vino ha un colore rosso rubino intenso con aromi di piccola frutta rossa e tipiche note vegetali. Ha una buona struttura, con tannini importanti e bella acidità, tutte caratteristiche che ne favoriscono l’ottimo invecchiamento. Sia il cabernet franc che il cabernet sauvignon, grazie alla loro struttura e intensità, a tavola si abbinano molto bene a secondi piatti di carni rosse arrosto, alla brace, in umido oppure a selvaggina di piuma e di pelo.

Cabernet Franc, Merlot, Sangiovese

Cabernet Sauvignon

Il cabernet franc e il cabernet sauvignon, insieme al merlot, al petit verdot e al malbec, costituiscono i principali vitigni che sono alla base della produzione dei grandi rossi di Bordeaux. Parlando di “taglio bordolese”, si fa riferimento a un blend di queste nobili uve, che sono coltivate nella regione del Medoc da secoli. In particolare il cabernet sauvignon, rappresenta oggi una delle varietà più diffuse in assoluto nel mondo della viticoltura e insieme a merlot e chardonnay fa parte del ristretto numero di varietà internazionali diffuse in tutti i Paesi del mondo vitivinicolo. E' un vitigno a bacca rossa proveniente dalla regione del Gironda, nasce da un incrocio spontaneo tra il cabernet franc e il sauvignon blanc. Il bouquet esprime note di piccoli frutti a bacca scura, sentori floreali, nuances lievemente erbacee e delicatamente speziate. Al palato ha corpo e struttura importanti con trama tannica fitta e vivace acidità. E’ un vino destinato al lungo invecchiamento, che ha bisogno di affinarsi in legno per esprimere tutto il suo potenziale aromatico e arricchirsi d’interessanti e complesse note terziarie. In Italia è tradizionalmente presente nelle regioni del Triveneto, ma ha trovato una seconda patria in Toscana, nella zona di Bolgheri, dove si esprime su altissimi livelli qualitativi, arrivando a piena e perfetta maturazione con caratteristiche più calde e mediterranee. Sia il cabernet franc che il cabernet sauvignon, grazie alla loro struttura e intensità, a tavola si abbinano molto bene a secondi piatti di carni rosse arrosto, alla brace, in umido oppure a selvaggina di piuma e di pelo.

Cagnulari

Callet

Canaiolo

Il canaiolo è un vitigno a bacca scura d’origine incerta, ma sicuramente molto antica. È diffuso soprattutto in Toscana, dove spesso è coltivato insieme al sangiovese e in misura minore nelle restanti regioni del Centro Italia. Ancora oggi è utilizzato come varietà complementare in alcune storiche Denominazioni della Toscana, tra cui ricordiamo il Chianti Classico, il Nobile di Montepulciano e il Carmignano. Raramente viene vinificato in purezza, più spesso viene unito al sangiovese, in virtù della sua buona struttura e del profilo morbido, fruttato e armonioso.

Cannonau

Il vitigno conosciuto in Sardegna con il nome di cannonau, in realtà è la grenache francese o meglio ancora la garnacha spagnola. È un vitigno presente in tutta l’area del mediterraneo e tra i più diffusi al mondo. Molto probabilmente è arrivato in Sardegna durante il periodo della dominazione Aragonese del XIII secolo d.C. Oggi è coltivato in tutta l’isola sotto la Denominazione regionale Sardegna Cannonau DOC. Tra le zone più vocate ricordiamo: Nepente di Oliena, Capo Ferrato e Jerzu.

Carignano

Il carignano è un vitigno presente in molti paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. È originario della Spagna, dove è conosciuto con il nome di Cariñena ed è largamente diffuso nelle regioni francesi della Languedoc e del Roussillon. In Italia è coltivato soprattutto nel sud della Sardegna, in particolare nella zona del Sulcis, dove ha trovato un habitat perfetto sui terreni sabbiosi vicino al mare, grazie alla sua predilezione per i climi caldi e siccitosi. Produce vini intensi, ricchi e complessi, con trama tannica fitta ma di pregievole finezza.

Carménère

Carricante

Il carricante è un antico vitigno siciliano a bacca bianca, tradizionalmente coltivato sui terreni vulcanici dei versanti dell’Etna. Anche oggi è presente soprattutto nell’areale nord-orientale dell’isola. Arriva a maturazione verso la fine di settembre e produce vini di grande freschezza e sapidità, dal profilo essenziale, floreale e citrino. Un bianco di grande personalità, verticale e quasi tagliente, tutto giocato sulle note dell’eleganza e della finezza.

Carricante, Nerello Mascalese

Catarratto

È una delle varietà a bacca bianca più antiche coltivate in Sicilia, dove è diffusa in tutte le province con i due principali cloni: catarratto comune e catarratto lucido. Tuttavia il suo territorio d’elezione resta l’area del trapanese, dove raggiunge alti livelli qualitativi. Vinificato in purezza, regala vini di buona struttura, con aromi agrumati e fruttati intensi ed eleganti. La buona acidità di base ne favorisce anche la longevità con interessanti evoluzioni aromatiche.

Cesanese

Chardonnay

Lo Chardonnay è un vitigno a bacca bianca semiaromatico originario della Borgogna e oggi diffuso in molti paesi come Italia, Stati Uniti, Cile, Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Israele e Argentina. Soprattutto in Borgogna lo Chardonnay ha una maturazione precoce che sottopone la pianta a gelate primaverili soprattutto nelle zone pianeggianti. Vitigno molto versatile, lo Chardonnay si presta alla produzione di vini freschi e giovani, come a prodotti adatti all’invecchiamento dopo una lunga fase di affinamento in barrique. La raccolta tardiva rappresenta spesso un problema per la perdita dell’acidità necessaria a conferire la capacità di conservazione per i prodotti rientranti in questa categoria. In Italia, con 20.00 ettari dedicati alla sua produzione, lo Chardonnay è prodotto con successo in Piemonte, Trentino, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Lombardia dove l’acidità è più marcata, mentre la diffusione in regioni come la Puglia e la Sicilia è adatta alla produzione di vini di maggior corpo e rotondità. Molte, dunque, le denominazioni che accolgono lo Chardonnay come Alto Adige, Castel del Monte, Trento, Trevenezie. Ancora aperto è il dibattito sull’uso del legno, utilizzato sia in fase di fermentazione che di affinamento, restando una scelta determinante nella definizione dello stile e della riconoscibilità del produttore. In particolare, la California ha adottato questo stile produttivo per lo Chardonnay abituando a vini ricchi e densi, di grande profondità aromatica e molto differenti da quelli prodotti in Borgogna. Per comprendere la versatilità dello Chardonnay basterebbe anche confrontare lo Chardonnay proveniente dalla regione dello Chablis con quello prodotto nella più nota zona borgognona della Côte de Beaune e in particolare dai villaggi di Meursault, Puligny-Montrachet, o da aree più meridionali come il Mâconnais. Particolarmente interessanti lo Chardonnay della Nuova Zelanda, dotato di maggiore acidità, con un ventaglio aromatico comprendente la frutta esotica, i sentori floreali ed evidenti toni erbacei. Se guardiamo al Cile lo Chardonnay proviene dalla regione di Casablanca, Leida Valley e Lìmari Valley. In Cile, la qualità dello Chardonnay prodotto dipende enormemente dalla presenza del clima oceanico che influenza le regioni costiere: buccia di limone, mela verde e frutta a guscio si combinano a un’intensa mineralità, risultando dalla maturazione di uve soggette alla presenza da fredda Corrente di Humboldt proveniente dal Pacifico. Questa tipologia di Chardonnay cileno, notoriamente non affinato in botte, è adatto a piatti di sushi, frutti di mare, piatti a base di carni bianche e risotti con verdure. Di colore giallo paglierino, lo Chardonnay dona vini dai sentori di frutti tropicali come mango e ananas, che evolvono in sentori di frutta secca come mandorla e nocciola, esprimendo, soprattutto a seguito di fermentazione malolattica e di affinamento in barriques, aromi di burro e vaniglia. Ideale in abbinamento con foie gras e formaggi a pasta molle. Acquistare Chardonnay Acquistare Chardonnay sul nostro sito sarà un’esperienza utile e divertente. Infatti grazie alla nostra ricerca ottimizzata, potrai acquistare lo Chardonnay che stai cercando con il minimo sforzo e individuando esattamente ciò che soddisfa il tuo gusto. Potrai provare lo Chardonnay siciliano di Planeta o sperimentare la freschezza di Ronco del Frassino. Potrai conoscere lo stile Sabaudo o fare un salto in montagna con Tramin . 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Si tratta di una varietà con elevata vigoria e solitamente si tende a preservare l’acidità del frutto sia per agevolare la produzione di vini spumanti che per mantenere una buona capacità di affinamento. Sviluppa molto bene su terreni collinari con suoli calcarei e mostra estrema sensibilità alle gelate primaverili a causa del precoce germogliamento. Quali sono i migliori Chardonnay italiani? L’italia è ricca di grandi esempi di vini bianchi e tra i migliori Chardonnay si possono considerare: quelli provenienti da regioni come il Trentino, l’Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, accomunate da un clima più freddo che permette lo sviluppo di maggiore mineralità e di sentori che richiamano una evidente acidità come la mela verde, il lime e piacevoli note erbacee. Al contrario, lo Chardonnay allevato nelle regioni meridionali della penisola è aiutato nella maturazione perdendo parte della carica acida e presentando un corpo più consistente e sentori di frutta gialla e tropicale.

Chardonnay, Pinot Meunier, Pinot Nero

Chardonnay, Pinot Nero

Chenin Blanc

Chenin Blanc, Fiano

Ciliegiolo

Cinsault

Cococciola

Coda di Volpe

Cortese

Corvina

Corvina, Croatina, Rondinella

Croatina

La croatina è una varietà originaria del nord Italia, molto probabilmente dell’Oltrepò Pavese, presente anche in Piemonte, nelle province di Novara e Vercelli e in Emilia sui colli piacentini. È un vitigno piuttosto rustico, che si è diffuso soprattutto per la sua resistenza alle malattie e la buona produttività. Vinificato in purezza, dona un vino di buona struttura, con aromi di frutti rossi, trama tannica piuttosto ruvida e bassa acidità.

Dolcetto

Il Dolcetto è un vitigno diffuso in Piemonte soprattutto nelle zone comprese tra Asti e Cuneo. Sull’origine del nome esistono alcune ipotesi riguardanti lo sviluppo del vitigno cioè il grado zuccherino raggiunto grazie a una maturazione precoce ovvero ai dolci rilievi collinari che da sempre lo ospitano. Rispetto alla provenienza, il Dolcetto è riconosciuto come un vino autoctono piemontese anche grazie a un documento datato 1593 e conservato presso il Comune di Dogliani. Con una diffusione in area piemontese che arretra all’epoca tardo medievale e stabilisce una possibile provenienza dalle zone liguri, oggi il Dolcetto rappresenta a pieno titolo il Piemonte: per questo, oltre a essere prodotto come vino base da molte cantine, esistono coltivazioni dedicate al Dolcetto che pretendono di restituire piena identità territoriale al vitigno in considerazione di grandi differenze tra suoli e condizioni climatiche. Nel caso del Dolcetto Dogliani ci si riferisce alla Provincia di Cuneo o a Diano d’Alba, comune collocato a sud di Alba e reso noto dai cosiddetti sorì, i versanti collinari provvisti di esposizione molto favorevole e in grado di garantire vini di altissima qualità. Nel caso del Dolcetto di Ovada la provincia di riferimento è quella di Alessandria che esprime vini più strutturati e realizzati con una maturazione in legno. A dispetto del nome, il Dolcetto è un vino ricco di tannini ma povero di acidità che regala solitamente vini da bere in giovane età. Con basso tenore alcolico presenta soprattutto aromi floreali e fruttati che spaziano dalla fragola al lampone, dal ciclamino alla viola. Denso nel corpo, si lascia bere senza difficoltà e concede spesso tutta la compostezza dei frutti rossi con grande apporto sul piano del corpo e della morbidezza. Dolcetto d’Alba Il Dolcetto d’Alba è prodotto nelle Langhe nelle zone limitrofe al Comune di Alba ed è presente nella versione normale o ‘Superiore’. Il vino Dolcetto d’Alba deve essere realizzato solo con uve provenienti dall’omonimo vigneto e rispettando una resa del 70% con un massimo di 6300 litri prodotti per ettaro. Per il Dolcetto d’Alba Superiore sono inoltre previsti 12 mesi di invecchiamento minimo. Rosso rubino nel colore con qualche riflesso violaceo, è un vino immediato al naso e capace di riproporre fragranze di frutti rossi come fragola, lampone e prugna, intervallati da note floreali di rosa e ciclamino. Al palato è caldo, armonico e avvolgente, con tannini moderati ma avvertibili, bassa acidità, basso tenore alcolico e consistenza nel corpo. Quali sono i migliori abbinamenti per il vino Dolcetto? Il Dolcetto esalta al massimo i taglieri di salumi e formaggi giovani ma difende molto bene un gusto riconoscibile quando accompagnato a primi piatti come lasagne, maccheroni al ragù e zuppe. Ideale anche con carni alla griglia non troppo grasse e carni di bollito. Quali sono le caratteristiche del vino Dolcetto? Sicuramente tra le caratteristiche del vino Dolcetto spiccano una bassa acidità e una notevole consistenza al palato in termini di corpo. La polpa dei frutti rossi è preponderante e accompagna un basso grado alcolico. Qual è il miglior Dolcetto d'Alba? Difficile stabilire quale sia il migliore Dolcetto d’Alba ma senz’altro si può iniziare a conoscere questo vitigno senza difficoltà esplorando le più importanti denominazioni come Alba DOC e Dogliani DOCG e andando in cerca di caratteristiche territoriali riconoscibili attraverso un’attenta degustazione.

Dorona

Durella

Erbaluce

Falanghina

Il vitigno Falanghina è originario della Campania, regione in cui occupa una discreta porzione dell’intera superficie vitata. Tuttavia, la sua diffusione si estende anche ad altre regioni meridionali della Penisola. La probabile origine del nome è forse da rintracciare nei pali di sostegno detti falanghe, necessari ad accogliere lo sviluppo vegetativo della pianta. Risparmiato dalla fillossera, il vitigno Falanghina ha riscontrato negli ultimi decenni un notevole successo e spesso è allevato a piede franco. La zona campana di maggior diffusione riguarda la provincia di Caserta, la zona del Sannio e la zona dei Campi Flegrei. Dal punto di vista geografico si tratta di zone climaticamente molto distinte. Il Falanghina Campi Flegrei è diffuso nella parte settentrionale del Golfo di Napoli con un’estensione occidentale fino all’isola di Procida: grande mineralità e aromi primari floreali e fruttati sono i caratteri che contraddistinguono la Falanghina prodotta nella DOC Campi Flegrei in cui si tende a preservare l’immediatezza dei sentori primari restituendo un vino diretto e piacevole. Molto più estesa è la zona del Sannio che comprende le sottozone Taburno, Solopaca, Sant’Agata dei Goti, Guardiolo: l’entroterra collinare distribuito tra le province di Benevento e Avellino è delimitato a ovest dal Monte Taburno con terreni argillosi e marnosi che conoscono un clima asciutto in estate e godono di un’esposizione molto favorevole. Alla provincia di Caserta deve essere invece riferito il successo del vinum album Phalanginum un vino bianco a base di Falanghina da cui si produceva in epoca romana anche il Falerno bianco, riproposto ancora oggi nella zona di Falciano del Massico. Nel tempo il Falanghina ha conosciuto un progressivo affinamento in termini qualitativi guidato dalla volontà dei produttori di esaltare del vitigno vinificato in purezza fino a portarlo al successo del Fiano e del Greco. Al di fuori delle aree menzionate, l’inserimento del Falanghina nella provincia di Avellino con il Falanghina Irpinia Dop è abbastanza recente. Il Falanghina si adatta bene al clima caldo e secco e consente la produzione di vini freschi e mediamente aromatici, spesso vinificati in acciaio e con eventuale sosta sui lieviti per garantire la conservazione degli aromi floreali e fruttati tipici del vitigno. La prossimità dei vigneti a zone vulcaniche, tanto nel beneventano come nella provincia di Caserta, garantisce la conservazione di una piacevole mineralità ben bilanciata da un corpo di grande morbidezza e da grande compostezza sul piano organolettico. Acquistare Falanghina online Una volta riconosciute le tipologie di Falanghina disponibili sulla nostra enoteca, acquistare Falanghina online sarà facile e divertente. Potrai utilizzare i filtri di ricerca per orientarti nell’acquisto di Falanghina e dedicare la tua ricerca al tipico Falanghina del Sannio, senz’altro il più diffuso. Potrai, inoltre, conoscere da vicino la complessità di un vino più esigente e meno diffuso come l’Irpinia DOC che in casi particolari si avvale di un breve affinamento in botte per regalare più corpo e morbidezza oltre a sottili sentori di spezie bianche e note di miele. Qual è il miglior Falanghina? Difficile stabilire quale sia il miglior Falanghina tra tante etichette distinte per provenienza e lavorazione. In linea di massima e con le dovute precisazioni, potrai assaggiare vini più minerali e leggeri provenienti dalla costa, mentre le denominazioni riguardanti il beneventano conservano maggior struttura e corpo, con un ventaglio aromatico più definito e riconoscibile. Da quale regione proviene il Falanghina? Il Falanghina proviene originariamente dalla Campania anche se la sua diffusione copre anche Puglia, Molise, Lazio e Calabria. Dove trovare un Falanghina frizzante? Molte aziende hanno deciso recentemente di utilizzare i metodi Charmat e Classico per spumantizzare il Falanghina ottenendo risultati sorprendentemente interessanti. Rispetto alla rifermentazione naturale in bottiglia tipica dei vini cosiddetti ‘frizzanti’, in questi casi la seconda fermentazione è indotta con l’aggiunta di lieviti.

Fiano

Il Fiano è un vitigno a bacca bianca coltivato soprattutto nell’Italia meridionale nelle regioni Campania, Sicilia, Basilicata, Molise, Puglia. Una diffusione che ha come epicentro la Campania e che lo vede migrare verso Puglia e Basilicata ben prima delle testimonianze risalenti al XIX secolo. Sull’origine del nome Fiano si è ipotizzata una parentela con una popolazione degli Apuani che, soggiogata dai Romani nel II secolo a.C., fu costretta a trasferirsi nel Sannio. Da qui la distribuzione della vite Apuana antenata del Fiano nelle zone campane. Con grappoli di piccole dimensioni e in grado di garantire basse rese, il Fiano produce ottimi risultati quando allevato su terreni vulcanici, soprattutto potendo godere di ottime escursioni termiche adatte a sviluppare un grande potenziale aromatico. Con maturazione tra settembre e ottobre il Fiano è per lo più affinato in acciaio con parziale macerazione a contatto con le bucce o permanenza a contatto con i lieviti per assicurare un gusto morbido e avvolgente. Le note tipiche del Fiano spaziano da fiori bianchi come acacia e glicine, ai frutti a polpa bianca come pesca, pera, melone giallo, con lievi sentori erbacei e piacevole acidità. Si tratta di un vino avvolgente e morbido, dal finale ricco e complesso, di lunga persistenza. Tra le più importanti espressioni compaiono nelle denominazioni Fiano di Avellino DOCG, Cilento DOC e Sannio DOC. Perché acquistare Fiano Acquistare Fiano significa senz’altro fare un salto indietro nel tempo e vedere come usanze e tradizioni locali abbiano potuto diffondersi con successo al punto da essere perfettamente integrate all’interno di altri contesti climatici e culturali. Un ottimo punto di partenza quando si decide di acquistare Fiano è chiaramente il Fiano d’Avellino con cui è possibile conoscere tutta la ricchezza dell’Irpinia: con almeno l’85% di uve Fiano può addirittura essere accompagnato dalla menzione ‘Apianum’ che ricorda l’origine antica del nome. Esiste un vino rosso Fiano? Il Fiano è un vitigno a bacca bianca ed è per questo che i vini che si ottengono possono essere soltanto vini bianchi, contrariamente a quanto avviene con i vitigni a bacca rossa le cui uve possono anche essere vinificate in bianco. Il Fiano è un vino frizzante o fermo? Il vino Fiano si può trovare in commercio sia nella versione fermo che frizzante. Nella denominazione Terra d’Otranto DOC è prevista l’inclusione di una versione spumantizzata prodotta con uve Fiano al 90%. Quali sono le principali caratteristiche del vino Fiano? Tra le principali caratteristiche organolettiche del vino Fiano troviamo sicuramente un colore giallo paglierino più o meno intenso che lascia comparire al naso aromi di frutti a polpa bianca come pesca, melone, pera, note di cedro, camomilla e rimandi di miele e confetto. Al palato è denso e avvolgente con una discreta mineralità, buona acidità e un retrogusto contraddistinto da piacevoli note verdi di erba falciata e basilico.

Folle Blanche

Frappato

Freisa

Friulano

Il vitigno che oggi chiamiamo friulano, era conosciuto con il nome di tocai prima che la Corte di Giustizia Europea ne vietasse l’uso con una sentenza del 2005, per evitare la confusione con il vino Tokaji ungherese, prodotto con il vitigno furmint. In realtà il nome originale del vitigno friulano è sauvignonasse e si tratta di una varietà francese originaria dell’area di Bordeaux, importata in Italia nel corso dell’800. Il vino che ne deriva ha buon corpo, è armonioso, con aromi floreali, fruttati e un finale con nota leggermente ammandorlata. Oggi è coltivato soprattutto in Friuli Venezia Giulia e in qualche zona del Veneto.

Fumin

Furmint

Gaglioppo

Garganega

La garganega è la varietà a bacca bianca più diffusa nell’area del veronese. Si tratta di un antico vitigno presente da secoli nel territorio dei colli a nord-est di Verona. Ha trovato il suo terreno d’elezione soprattutto nell’area di Soave e Monteforte d’Alpone, su terreni d’antichissima origine vulcanica. Terre nere, costituite soprattutto da basalti, misti a tufi ed estrusioni calcaree, frutto di eruzioni magmatiche sottomarine. Un terroir molto pregiato, che riesce a trasmettere alla garganega struttura e note di particolare finezza e sapidità. La predilezione del vitigno per i suoli di matrice vulcanica è confermata dagli ottimi risultati che si ottengono a Gambellara, sui rilievi collinari in prossimità dei Monti Lessini. La garganega è una pianta molto produttiva e per solito viene allevata secondo l’antico uso della pergola veronese. Un sistema che dopo un periodo di abbandono in favore del guyot, è stato rivalutato per la sua capacità di proteggere meglio i grappoli dal sole, conservando maggior equilibrio tra zuccheri e acidità. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si apre con note di fiori bianchi, frutta matura e finale con caratteristica nota ammandorlata. E’ un vino armonioso, che si presta ad affinamenti in acciaio e legno e manifesta una grande propensione all’invecchiamento, con sviluppo di interessanti aromi terziari. E’ un’uva che si presta anche a surmaturazione in vigna per realizzare vendemmie tardive o per essere conservata ad appassire in fruttaio per la successiva produzione di vini passiti, come il famoso Recioto di Soave e di Gambellara

Garnacha

Gewürztraminer

ll Gewürztraminer è un vitigno identico nel DNA al Traminer e rappresenta la variante aromatica del vitigno Savagnin. Ampiamente diffuso in Italia e Francia, con particolare successo in Alsazia, il Gewürztraminer ha conosciuto un certo successo in Argentina, Australia e Stati Uniti. Il vino Gewürztraminer è molto riconoscibile per l’intensità aromatica e la profondità di corpo ma questa ampiezza nel contenuto degli aromi come rosa e litchi, pompelmo, zenzero lo rende spesso eccessivo per alcuni. Per questa ragione è bene consumare il Gewürztraminer quando l’acidità è ben conservata durante i primi anni dalla produzione. A questo proposito è proprio in Alsazia che il Gewürztraminer assume un’identità più definita e che, senza eccessiva dispersione aromatica, riesce a rivelare compostezza e un tocco armonico. La maturità dei grappoli di Gewürztraminer conferma alti livelli di zucchero per vini che possono raggiungere fino ai 14°. Se la carica aromatica resta l’aspetto distintivo della varietà, è molto comune per chi si dedica alla vinificazione di Gewürztraminer evitare la fermentazione malolattica e ogni forma di ossidazione che potrebbe compromettere proprio questo aspetto. Il Gewürztraminer non risulta particolarmente facile da coltivare in quanto produce grappoli di piccole dimensioni ed è particolarmente sensibile alle malattie della vite a alle gelate dato il precoce germogliamento. Il Gewürztraminer i produce vini dal colore giallo dorato intenso con persistenti note floreali e fruttate, una buona acidità che sostiene un leggero invecchiamento anche se i migliori esempi provengono dalle regioni del nord Europa come la Stiria in Austria e l’Alto Adige in Italia dove permane un clima asciutto e dove la stagione vegetativa assicura temperature più moderate. Come acquistare Gewürztraminer online È possibile acquistare ottimi esempi di Gewürztraminer online esplorando gli scaffali dell’enoteca virtuale di Vino.com, utilizzando i filtri di ricerca e scegliendo tra denominazioni e produttori per rintracciare la tipologia che più soddisfa le tue esigenze. Dal nord Italia ti consigliamo di provare il Südtirol - Alto Adige Valle Isarco DOC Gewürztraminer 2020 Adler von Klausen vino di struttura e finemente aromatico, di sperimentare qualche prodotto dall’Alsazia come il Alsace Grand Cru AOP Gewürztraminer Hengst 2017 Domaine de la Ville de Colmar. Insomma, acquistare Gewürztraminer online potrà essere l’esperienza che arricchirà di aromi e profumi anche la tua cantina. Quali sono le caratteristiche del vino Gewürztraminer? Tra le caratteristiche del Gewürztraminer è sempre possibile menzionare un colore intenso e la carica aromatica di fiori bianchi, rosa e frutti che contraddistingue la varietà. Caratteristico del Gewürztraminer è anche il corpo pieno o medio che contribuisce a rendere questo vino riconoscibile e apprezzato da molti. Quali cantine producono Gewürztraminer? In Italia esistono molte cantine specializzate nella produzione di Gewürztraminer. Tra queste ricordiamo Adler von Klausen, Blumenfeld, Tramin e Hofstätter. Il Gewürztraminer è un vino frizzante? Il Gewürztraminer è solitamente vinificato come vino fermo ma esistono produttori che scelgono di spumantizzarlo con il metodo Martinotti.

Glera

Il vitigno glera è famoso per essere alla base della produzione del Prosecco. In realtà l’introduzione del nome glera per sostituire l’antico nome del vitigno prosecco è piuttosto recente e nasce da una necessità di tutela legislativa e non certo da considerazioni di natura ampelografica. L’operazione ha avuto come unico scopo quello di salvaguardare la denominazione d’origine Prosecco, che non poteva essere difesa finché al termine era associato un vitigno e non una specifica zona di produzione. Si tratta di una varietà semi-aromatica diffusa da secoli nel Triveneto con diversi biotipi. Il grappolo è piuttosto grande con acini di colore verde con riflessi giallo oro. Ama le esposizioni collinari soleggiate, ma con clima fresco e non troppo secco. Il vino ha un colore giallo paglierino, con aromi piuttosto semplici di frutta bianca accompagnati da qualche nota floreale. In bocca è fresco e scorrevole, con buona verve acida e media persistenza. Non viene quasi mai vinificato fermo. La sua destinazione naturale è legata alla produzione di spumanti con Metodo Charmat o di vini frizzanti sur lie secondo l’antica tradizione del territorio.

Glera, Pinot Nero

Godello

Grecanico

Grechetto

Il vitigno grechetto è diffuso soprattutto nell’Italia centrale, in particolare nelle zone di Orvieto e di Todi. Come per molti vitigni autoctoni, le sue origini restano piuttosto misteriose. E’ certo invece che esistono due diversi cloni: il grechetto di Orvieto, più diffuso e comune (clone g109), e il grechetto di Todi (clone g5), che in realtà possiede lo stesso corredo genetico del pignoletto coltivato sui colli bolognesi. Le analisi del DNA hanno evidenziato che esiste uno stretto rapporto di parentela tra il grechetto di Orvieto e quello di Todi, senza però riuscire a stabilire con certezza una derivazione genitore-figlio. Da un punto di vista della vite, il grechetto di Todi ha un’epoca di maturazione più precoce rispetto a quello di Orvieto. Il vino ha un colore giallo paglierino con sentori floreali, aromi d’agrumi, frutta bianca e cenni esotici. Ha una buona struttura, con sorso armonioso, bassa acidità e finale con nota ammandorlata.

Greco

Il greco è un’antica varietà a bacca bianca, che molto probabilmente è stata introdotta nelle terre della Campania dai primi coloni greci sbarcati nel sud Italia. È un vitigno di grandi qualità, diffuso in tutta la Campania e in particolare in Irpinia e nel beneventano. Si esprime particolarmente bene sui terreni vulcanici, dove regala bianchi intensi, strutturati, complessi e molto longevi.

Grenache

Il vitigno grenache è ampiamente presente nel sud della Francia, dove è arrivato dalla vicina Spagna. È una varietà molto diffusa nell’area del mediterraneo e tra le più diffuse al mondo. In Francia si esprime particolarmente bene nella zona del basso Rodano, in particolare a Châteauneuf-du-Pape, dove con piccole aggiunte di mourvedre, syrah, cinsault e altri vitigni locali, regala rossi di estrema finezza e classe, soprattutto se coltivato sui tipici terreni di galets roulés. Altri vini interessanti a base di grenache sono quelli prodotti nelle vicine denominazioni di Gigondas e Vaqueyras. Vinificato in purezza esprime vini piuttosto alcolici, con aromi di frutta rossa, tannini fitti ed equilibrata freschezza.

Grignolino

Grillo

Il grillo è un vitigno a bacca bianca diffuso soprattutto nella Sicilia occidentale e nel Marsalese. Scoperte recenti ne fanno risalire l’origine al comune agrigentino di Favara, da un incrocio tra le varietà autoctone siciliane Cataratto e Zibibbo. È un vitigno a maturazione medio-tardiva e produce un vino dal colore giallo paglierino, da cui derivano vini dai tipici sentori erbacei e floreali, di grande freschezza. Possiamo trovare il vitigno grillo in denominazioni siciliane tra cui Alcamo DOC, Contea di Sclafani DOC e Mamertino DOC, inoltre è la base essenziale per la produzione di Marsala.

Groppello

Gros Manseng

Grüner Veltliner

Il Grüner Veltliner è un vitigno a bacca bianca originario dell’Europa centrale e diffuso soprattutto in Austria, dove è la varietà di gran lunga più diffusa, tanto da essere il vero simbolo enologico del Paese. Si tratta di una vite antica, che ama il clima freddo e le forti escursioni termiche. In Italia ha trovato dimora in Valle Isarco, l’area vitata più a nord della nostra penisola. Il Grüner Veltliner è un vitigno generoso, che va coltivato con basse rese per ottenere vini di qualità. Il suo bouquet esprime piacevoli note agrumate, di lime, pompelmo, cenni vegetali, aromi di frutta bianca, sfumature tropicali e una caratteristica speziatura che ricorda il pepe bianco. Il sorso è dinamico e vibrante, sempre sostenuto da un’acidità piuttosto elevata. Le sue caratteristiche di finezza ed eleganza richiedono abbinamenti con piatti di pesce o con carni bianche delicate.

Incrocio Manzoni

Incrocio Manzoni, Marzemino

Insolia

Insolia è un vitigno a bacca bianca coltivato da secoli in Sicilia. E’ inoltre presente con il nome di ansonica anche lungo la costa toscana dell’Argentario e nelle isole dell’arcipelago Toscano, in particolare all’Elba e al Giglio. E’ un vitigno che si adatta molto bene a climi aridi, siccitosi e ben ventilati. Ha una maturazione abbastanza precoce e produce grappoli di dimensioni medio grandi con acini dal colore giallo oro. Spesso viene vinificata insieme a catarratto, grillo o chardonnay. La vinificazione in purezza richiede particolare attenzione per una naturale tendenza dell’insolia all’ossidazione. Nel calice ha un colore giallo chiaro con brillanti riflessi dorati. Il bouquet è intenso con profumi floreali e fruttati. Il sorso è tipicamente mediterraneo, armonioso, morbido, con equilibrata acidità e finale di buona persistenza. E’ un perfetto vino da pesce, da abbinare ai piatti tipici della cucina di mare.

Kerner

Lacrima

Lagrein

Il lagrein è un vitigno a bacca rossa autoctono dell’Alto Adige, nato da un incrocio spontaneo tra il teroldego e un’antica varietà sconosciuta. È un’uva che produce vini piuttosto rustici e ruvidi, di buona struttura, ma non particolarmente raffinati e con una modesta propensione all’invecchiamento.

Lambrusco

Lambrusco Grasparossa

Lambrusco Maestri

Lambrusco Marani

Lambrusco Salamino

Lambrusco di Sorbara

Il lambrusco di Sorbara appartiene alla famiglia della vitis lambrusca, che raccoglie una serie di varietà selezionate da un lungo processo d’addomesticamento di viti selvatiche presenti nell’area dell’Emilia-Romagna.La zona attuale di maggior coltivazione è il modenese, dove ha trovato l’habitat naturale per esprimersi al meglio su terreni di natura alluvionale, con presenza di sabbie e ciottoli. Come tutti i vitigni lambrusco conserva ancora un carattere un po’ selvatico, che si esprime in una acidità piuttosto aggressiva e in un profilo dai toni aspri e decisi. La pianta ha un buon vigore e una produttività costante, anche se può presentare fenomeni di acinellatura, con conseguenti scarse rese ma di buona qualità. Il lambrusco di Sorbara produce vini che si fanno apprezzare soprattutto per la vivace immediatezza gustativa, per la fresca fragranza e la facilità di beva. Il colore è rosso rubino brillante, con una ricca spuma dal colore rosa intenso. Al naso esprime aromi di viola, fragola e ciliegia. Al palato è caratterizzato da un grande slancio di freschezza acida, che si stempera in piacevoli aromi fruttati e in un finale leggermente sapido.

Loureiro

Macabeo

Maceratino

Malbec

Il vitigno Malbec è originario dell’area sud occidentale della Francia, in particolare di Cahors. Conosciuto in antichità come Cot o Noir de Pressac, prende in seguito il nome dal viticoltore Malbeck che lo ha ampiamente diffuso. Dalle analisi del DNA pare che derivi dall’incrocio spontaneo tra Prunelard e Magdeleine Noire des Charentes, una vecchia varietà francese, antenata anche del Merlot. L’uva Malbec è stata introdotta in Argentina verso la metà dell’800, dove ha trovato condizioni ideali per esprimersi su interessanti livelli qualitativi. In particolare la coltivazione ad alta quota ha messo in luce un profilo di maggior finezza, con tannini più eleganti e grande concentrazione aromatica. Oggi in Argentina è coltivato su oltre 26.000 ettari ed è il vitigno a bacca rossa più diffuso in assoluto, mentre in Francia ne sono rimasti solo circa 1.000 ettari, coltivati nell’area del Medoc, dove è utilizzato in piccola percentuale nei tagli bordolesi. E’ una pianta che produce grappoli abbastanza grandi, con acini dalla buccia blu scuro, quasi nera. Il vino ha un colore rosso rubino intenso. Al naso esprime un bouquet con note di prugna, frutta rossa e sentori leggermente vegetali. Il sorso è ricco, caldo con trama tannica importante e moderata freschezza.

Malvasia

Più che un vino o un un vitigno specifico, con il termine Malvasia si è soliti indicare in ambito enologico una famiglia di vitigni diffusi soprattutto nel Mediterraneo. Il nome Malvasia deriva da Monemvasia, nome del porto greco del Peloponneso da cui, in particolare durante la dominazione veneziana dell’XI secolo, partivano navi cariche di vino dirette verso i principali scali del Mediterraneo. Sembra, tuttavia, che il vitigno sia originario di Creta o comunque dell’area dell’Egeo e che si sia in seguito diffuso con la prima colonizzazione greca. Anche se è molto utilizzata la varietà di Malvasia a bacca bianca, si trovano Malvasie a bacca nera e rosata. Solo in Italia si contano 18 varietà di Malvasia tra cui la Malvasia di Candia e la Malvasia Laziale o Puntinata, quest’ultima diffusa appunto nel Lazio. Proprio nel Lazio è spesso vinificata in blend con altre varietà locali per ottenere vini freschi, poco adatti all’invecchiamento e capaci di sostenere piatti grassi della cucina tradizionale rivelando in gran parte le caratteristiche dei terreni vulcanici di provenienza. Altro esempio rilevante è la Malvasia di Candia Aromatica coltivata nelle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, luoghi in cui la Malvasia si presta alla creazione di una serie di vini fermi e mossi. Non è facile stabilire con esattezza il grado di aromaticità della Malvasia ma in genere può essere indicata come mediamente aromatica. Questo significa che le procedure di vinificazione in acciaio condotte a basse temperature sono spesso ideate per conservare appieno il ventaglio aromatico ed evitare forme di ossidazione che potrebbero compromettere la fragranza degli aromi primari. La Malvasia dà vita a vini floreali e fruttati in cui dominano i frutti a polpa bianca e gialla come pesca, albicocca e melone bianco. Note erbacee molto delicate che spaziano dal muschio, al timo, alla salvia possono intervenire sul fondo e ampliare il bouquet bilanciando la trama fruttata. Sia nella versione ferma che spumantizzata, la Malvasia è ideale per accompagnare aperitivi a base di formaggi semistagionati e salumi, ma è anche ottima per le carni bianche e primi piatti a base di pesce. Perché acquistare la Malvasia Data la versatilità del vitigno, acquistare Malvasia può rivelarsi un’esperienza entusiasmante per quanti non amassero vini eccessivamente aromatici e cercassero una bilanciata combinazione di fragranze floreali e fruttate. Per acquistare la Malvasia che stai cercando potrai trovare un’ampia selezione sul nostro sito e, grazie all’aiuto di schede dettagliate, iniziare a conoscere le varietà più adatte a soddisfare i tuoi gusti. Il Malvasia è un vino liquoroso? Le uve Malvasia possono essere vinificate nelle versioni secca, spumantizzata, passita o liquorosa a seconda delle scelte produttive. Nel caso del Malvasia delle Lipari si parla di un vino liquoroso perché ottenuto per fortificazione grazie all’aggiunta di alcol a un vino base con gradazione alcolica intorno ai 12% e contenente almeno il 95% di Malvasia. Dalla Malvasia si può ottenere un vino rosso dolce? Dalla Malvasia Nera, diffusa in Trentino, Toscana,Puglia e Piemonte, si può ottenere un vino rosso dolce interrompendo la fermentazione con l’abbassamento delle temperature o l’aggiunta di solfiti. Qual è l’origine del vino Malvasia? Sembra che la Malvasia sia originaria di una città greca del Peloponneso chiamata Monenbasia, Monemvasia o Monovasia che significa ‘porto a una sola entrata’. La sua diffusione nella penisola italica sarà poi assicurata dall’importazione di barbatelle dal porto di Venezia durante il lungo periodo medievale grazie ai traffici commerciali con l’oriente.

Malvasia Istriana

Malvasia di Candia

Mammolo

Manzoni Moscato

Manzoni Rosa

Marzemino

Il marzemino è un vitigno a bacca rossa autoctono del Trentino, particolarmente diffuso in Vallagarina, nato da un incrocio spontaneo tra il teroldego e un’antica uva oggi sconosciuta. Produce un vino dal bouquet floreale e fruttato, armonioso ed equilibrato, con tannini sottili e giusta acidità.

Mauzac

Melon de Bourgogne

Mencía

Merlot

Originario della zona francese di Bordeaux da cui ancora oggi provengono i vini più prestigiosi a base di questo uvaggio, il Merlot è uno tra i vitigni a bacca nera più diffusi a livello internazionale grazie alla sua grande bevibilità ed elevata adattabilità. Generalmente le uve Merlot sono lavorate e vinificate con l’obiettivo di creare preziosi blend a base di Cabernet Sauvignon dove il ruolo del Merlot consiste nell’aggiungere finezza ed espressività di frutto ampliando ed enfatizzando la potenzialità organolettica del Cabernet Sauvignon. Rispetto all’origine, il Merlot nasce nell’area di Bordeaux da un incrocio spontaneo tra il Cabernet Franc e la Magdalene Noir de Charentes. Se nella regione del Medoc resta l’uva complementare del Cabernet Sauvignon, nella zona di Saint-Emilion è il vitigno maggiormente coltivato e proposto spesso in purezza, soprattutto nell’area di Pomerol, vero paradiso di questa straordinaria uva. A differenza della parte costiera dove domina il ciottolo adatto alla coltivazione del Cabernet Sauvignon, in questa zona i suoli ghiaiosi di matrice alluvionale sono sedimentati con sabbie ricche di minerali ferrosi e argille creando un mix perfetto per le esigenze del vitigno. Nascono in questa AOC i Merlot più famosi al mondo, che si distinguono per la finezza degli aromi di piccoli frutti a bacca scura, per la straordinaria armonia e complessità, oltre che per una raffinata evoluzione verso note balsamiche e mentolate. Il territorio di Pomerol non è stato classificato nel 1855, ma nel corso dei secoli è stata comunque creata una scala di valori e oggi le etichette più quotate in assoluto arrivano da: Château Petrus, Château La Fleur, Château L’Eglise Clinet, Château Le Pin, Château La Violette, Château Trotanoy, Château Housanna, Chateau L’Evangile, Château Clinet, Vieux Château Certan. Oltre a questa peculiarità francese, il Merlot resta una delle varietà più diffuse al mondo, presente in quasi tutti gli stati europei, così come nei paesi del Nuovo Mondo. Così, soprattutto in considerazione delle sue peculiari caratteristiche, la vinificazione del Merlot in purezza appare sempre più diffusa negli ultimi anni offrendo vini di grande personalità. In Italia la diffusione di questo vitigno coinvolge regioni come il Friuli Venezia Giulia, l’Alto Adige, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana, la Sicilia. Proprio nel caso della Toscana, l’estrema compatibilità delle condizioni climatiche costiere con quelle presenti nella zona di Bordeaux ha consentito negli ultimi decenni la creazione di blend molto riusciti e qualitativamente competitivi nonostante il mantenimento di riconoscibili specificità. Oltre a essere soggetto a tempi di raccolta molto diversi, pensati per ottenere vini più freschi e meno alcolici o più robusti in considerazione della maturazione del frutto, il Merlot si presenta solitamente in due versioni differenti a seconda delle condizioni climatiche che interessano le uve. La più comune è quella in cui le uve Merlot sono coltivate in ambienti in cui prevale un clima caldo o moderato dando vita ad un vino dai caratteristici sentori di frutti di bosco principalmente a bacca nera come mirtilli, ribes nero, prugne, ciliegie, spesso seguiti anche da fresche note erbacee di sottobosco; ne risulta un vino contraddistinto da un corpo morbido e vellutato in perfetto equilibrio con la corposità dei tannini e l’elevato grado alcolico. L’altra interpretazione risulta più elegante e slanciata ed è perseguita con condizioni climatiche più fredde che consentono al Merlot, grazie alla diversa maturazione, di distinguersi per una maggiore tannicità e acidità. In entrambi i casi il Merlot subisce quasi sempre un processo di invecchiamento in botti di rovere, guadagnando note speziate e profumate di vaniglia e caffè. Vino versatile e dirompente, il Merlot è il vino rosso amato per la sua suadente eleganza, il frutto morbido e ricco, il profilo levigato e il sorso equilibrato, lungo e persistente, senza spigoli o asperità. Un vino avvolgente e rotondo che nel tempo ha conquistato i palati degli intenditori di tutto il mondo. Nel caso italiano, la comparsa del Merlot in risposta ai danni causati dalla fillossera è dipesa dalla necessità di impiantare nuovi vigneti selezionando varietà più note e più facilmente commercializzabili. Il vitigno si è velocemente ambientato nell’area del triveneto, in zone che potevano ricordare i terreni ciottolosi e ghiaiosi di Bordeaux, come ad esempio le zone alluvionali della Greve del Friuli o la zona del Piave. Il vitigno si è poi diffuso in tutta la penisola, trovando soprattutto nell’area della costa Toscana, di Bolgheri e del suo entroterra, le condizioni pedoclimatiche per esprimersi con alti livelli qualitativi, esibendo un profilo decisamente mediterraneo, maturo, ricco e intenso. Viene coltivato con ottimi risultati anche in Alto Adige, in particolare nella zona di Cortaccia, la più soleggiata e calda della regione, in Veneto nella zona dei Colli Berici e di Breganze e in Umbria. I Merlot è storia, scoperta, adattamento: molte le etichette che lo esaltano ai massimi livelli come il Masseto Tenuta dell’Ornellaia, il Messorio Le Macchiole, l’Apparita Castello di Ama, il Redigaffi Tua Rita, Rennero Gualdo del Re. Acquistare Merlot online Se il Merlot è un vino apprezzato da molti amatori e facilmente reperibile in enoteca, acquistare Merlot online è spesso il modo migliore per rivelarne appieno le potenzialità grazie al confronto immediato di etichette e provenienze. Acquistando Merlot online potrai fare un viaggio nell’universo di questo vitigno, scoprendo ad esempio i blend provenienti dalle zone costiere di Bordeaux e tentando stimolanti comparazioni con i vini di Bolgheri. Prima dell’acquisto potrai dedicare ogni attenzione alla scoperta dei suoi sentori fruttati e lasciarti sorprendere dalla loro combinazione individuando le delicate note erbacee che li accompagnano. Per un’esperienza di degustazione ancor più completa potrai decidere di acquistare online due Merlot in purezza che, se contraddistinti per periodo di raccolta e tecniche di vinificazione, ti permetteranno di scoprire se il tuo gusto apprezzi maggiormente la freschezza e lo slancio o la corposità del frutto maturo e sapientemente affinato. Insomma, acquistare Merlot online significa iniziare a conoscere il vino dal verso giusto. Quali sono le caratteristiche del vitigno Merlot? Tra le principali caratteristiche del vitigno Merlot rientrano l’alta vigoria e la produttività elevata, entrambe condizioni che, quando le configurazioni climatiche lo consentono, lo rendono molto adattabile e preferibile per i nuovi impianti. Qual è il gusto di un vino Merlot? Un vino composto da un’alta percentuale di Merlot o realizzato con Merlot in purezza presenta sentori di frutti rossi e prugna matura con interessanti accenni erbacei e speziati che riescono a completare il profilo organolettico regalando un gusto più pieno e strutturato. Quale Merlot italiano è assolutamente da provare? Sono molti i Merlot italiani che meritano considerazione ma alcuni vini Merlot in purezza come il Masseto hanno guadagnato una fama mondiale al punto da entrare di diritto nell’olimpo delle etichette da provare almeno una volta nella vita.

Minutolo

Monica

Montepulciano

Il Montepulciano è il vitigno da cui si produce il vino Montepulciano. Le uve Montepulciano hanno una maturazione tardiva e sono contraddistinte da acini con la buccia molto spessa. Molto conosciuto e utilizzato in Italia, è diffuso in diverse regioni delle zone centrale e meridionale come Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia. Da non confondere con il Nobile di Montepulciano, vino prodotto da uve Sangiovese, il Montepulciano proviene con ogni certezza dalla regione Abruzzo e, in particolare dalla zona di Pescara. Con quasi 35.00 ettari vitati, il Montepulciano resta la varietà a bacca nera più coltivata in Italia dopo il Sangiovese e si presta molto bene nella composizione di blend di vario tipo. Il Montepulciano è contraddistinto da profumi intensi di frutti rossi e neri come prugna e mora, sempre accompagnati da un speziatura fine che si fa più decisa con l’affinamento e che rimanda a cannella ed erbe essiccate come timo e maggiorana. Di impatto cromatico con i suoi rossi intensi e carichi, il Montepulciano è un vino di grande struttura, è avvolgente e carico, dai tannini misurati con un po’ di affinamento, di lunga persistenza e adatto all’invecchiamento. Per molti, il Montepulciano può presentare un gusto vinoso e una carica tannica distinta, caratteristiche che un adeguato affinamento regalano un vino più morbido e gentile, dallo spettro aromatico gustoso e riconoscibile. In Abruzzo le denominazione di maggior pregio riguarda il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane ma esistono validi esempi per altre denominazioni come Conero, Castelli Romani, Colli di Rimini. Il Montepulciano compare anche nella DOC Cerasuolo d’Abruzzo che ospita un rosato molto fresco e apprezzato soprattutto in abbinamento ai piatti della cucina regionale abruzzese. Il Montepulciano d’Abruzzo Il Montepulciano d’Abruzzo prende con ogni probabilità il nome dalla regione di provenienza del vitigno Montepulciano. La sua diffusione può trovare in alcune testimonianze scritte della metà del XVIII secolo la prova che questo vitigno era conosciuto e coltivato nell’area abruzzese. La combinazione di pendii collinari nella zona pescarese e la presenza di montagne appenniniche ha reso con ogni probabilità il Montepulciano d’Abruzzo resistente alla fillossera durante la fine dell’800. Dalla Valle Peligna alle zone che degradano verso l’Adriatico, il Montepulciano d’Abruzzo esprime la massima potenza fino a connotare le importanti denominazioni collocate nelle province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. La denominazione Montepulciano d’Abruzzo DOC richiede la presenza di Montepulciano d’Abruzzo in misura non inferiore all’85% e, anche nelle versioni Riserva, ammette il 15% di varietà abruzzesi non aromatiche. Questo DOC comprende 5 sottozone che possono essere menzionate in etichetta tra cui Casauria, Alto Tirino e Terre dei Peligni. Altra denominazione che fa uso del 90% di Montepulciano d’Abruzzo e 10% di Sangiovese è la Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG: i vini che rientrano in questa denominazione devono affinare almeno un anno in botte con due mesi in bottiglia, mentre la versione Riserva rimane almeno tre anni in legno e due mesi in bottiglia. Quali sono le caratteristiche del vino Montepulciano? Il Montepulciano presenta caratteristiche di vario tipo in riferimento alla bevibilità. Da giovane presenta aromi fruttati con ciliegia, prugna e more che rendono il gusto diretto, con tannini evidenti e media struttura. Con l’invecchiamento, il vino acquisisce corpo e struttura, offrendo tannini più levigati e setosi, un corpo pieno e una lunga persistenza al palato. Il Montepulciano è un vino rosso? Il Montepulciano è un vino tradizionalmente rosso che spicca per potenza e impeto aromatico, sia nelle versioni giovani che in quelle affinate in legno. Il Cerasuolo d’Abruzzo è un vino rosato prodotto con uve Montepulciano d’Abruzzo per le quali è prevista una macerazione breve del mosto a contatto con le bucce. Il Montepulciano è un vino fermo? Solitamente il Montepulciano è vinificato come vino fermo. Esistono tuttavia produttori desiderosi di misurarsi con la spumantizzazione e spinti a creare vini spumanti a base di uve Montepulciano.

Moscadello

Moscato

Moscato Bianco

Le uve moscato rappresentano una delle grandi famiglie di vitigni presenti nel bacino del Mediterraneo. E’ una delle varietà più antiche in assoluto, già coltivata dai greci e amata dagli antichi romani, che solevano definire con il termine apiane tutte le uve dolci, che attiravano le api. Il nome pare derivi dal termine muscus a sottolineare l’aroma di muschio che caratterizza lo spettro aromatico delle uve e dei relativi vini. Il moscato bianco in Italia è diffuso in molte regioni: moscato di Trani, di Siracusa, di Noto, di Chambave, di Montalcino, di Tempio Pausania, ma certo l’area più famosa in assoluto per la coltivazione di questa varietà è il Piemonte, in particolare l’astigiano e la zona di Canelli. All’estero è presente in Grecia, Francia, Spagna e Romania. In Piemonte è l’uva a bacca bianca più coltivata in assoluto, soprattutto per la produzione di spumanti con metodo Charmat. Il vino ha un colore giallo paglierino, con bouquet caratteristico di fiori di zagara, agrumi, pesca bianca e muschio. Il sorso è intensamente aromatico, succoso e ricco ma sostenuto sempre da buona acidità.

Moscato Giallo

È una varietà che appartiene alla grande ed eterogenea famiglia delle uve moscato. Pare che le origini del moscato giallo siano Mediorientali, anche per l’antico nome che lo identificava come moscato di Siria. In Italia è coltivato soprattutto in Trentino Alto-Adige e in provincia di Padova con il nome Fior d’Arancio.

Moscato Rosa

Muscadet

Muskat Ottonel

Müller Thurgau

Il müller-Thurgau è un vitigno di recente introduzione. Nasce sul finire dell’800 per opera del ricercatore svizzero Hermann Müller, nativo di Thurgau, che tra i diversi esperimenti per creare nuove varietà, incrociò il riesling renano con la madeleine royale e non con il sylvaner come per molto tempo si era creduto. Il nuovo vitigno ha avuto un discreto successo e oggi è coltivato soprattutto in Germania, Austria e Ungheria. In Italia è presente in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Ama il clima fresco e può essere coltivato fino a un’altitudine di 800/900 metri sul livello del mare. E’ un vitigno semi-aromatico che produce vini dal colore giallo paglierino. Al naso esprime profumi floreali e fruttati di buona intensità. Il sorso è armonioso ed equilibrato, con buona ricchezza di frutto ma acidità piuttosto carente. Nonostante un certo successo commerciale non ha mantenuto le nobili caratteristiche del suo genitore riesling.

Nascetta

Nasco

Nebbiolo

Il Nebbiolo è uno dei vitigni più antichi e nobili del ricco patrimonio ampelografico italiano. Il nome Nebbiolo deriva secondo alcuni dalla nebbia che avvolge i vigneti durante la vendemmia. Il Nebbiolo produce uve a bacca rossa ed è originario del Piemonte e in particolare del territorio delle Langhe, in cui riesce a esprimersi a livelli altissimi nelle denominazioni di Barbaresco e Barolo. Il Nebbiolo è coltivato anche nella vicina regione del Roero, in Valtellina con il nome di Chiavennasca e nella piccola enclave sarda di Luras, dove è stato introdotto dai Piemontesi nel XIX secolo. Anche nella zona piemontese di Gattinara e Ghemme, nei pressi del fiume Sesia, il Nebbiolo ha trovato un territorio di elezione producendo vini di grande complessità e adatti all’invecchiamento grazie a condizioni pedoclimatiche rare che uniscono ottime escursioni termiche a terreni di origine alluvionale e vulcanica. Il Nebbiolo è un vitigno estremamente territoriale ed esigente dal punto di vista pedoclimatico, tanto che non viene coltivato quasi in nessun’altra parte del mondo fuori dal territorio d’origine. Ha una maturazione tardiva, con vendemmia verso metà ottobre e ha bisogno di esposizioni soleggiate, ventilate, ma di un clima fresco e con buone escursioni termiche. Per quanto riguarda i terreni, predilige i suoli composte da marne calcareo argillose che ne esaltano la naturale eleganza. Con una superficie vitata che in Italia ammonta a quasi 6000 ettari, resta comunque la varietà di riferimento del Piemonte con i già menzionati Barolo e Barbaresco: due espressioni molto diverse del Nebbiolo che raccontano tradizione produttive diversificate in base alle tecniche di invecchiamento, alla durata e soprattutto alle aree in cui è coltivato, riconoscibili in base alla composizione del suolo e all’esposizione. Tra questi fattori, l’utilizzo del legno scelto per l’invecchiamento ha creato, almeno nel caso del Barolo, diverse scuole di pensiero e, nel caso specifico, ha generato una frattura tra i sostenitori di metodi più tradizionali di vinificazione e gli innovatori che, a dire dei primi, sarebbero guidati dall’adeguamento del prodotto al gusto dominante nei mercati internazionali. Resta comunque assicurato il potenziale espressivo del Nebbiolo rispetto all’invecchiamento che, oltre ad amplificare il ventaglio aromatico conferendo terziari molto raffinati e piacevoli, riesce a guadagnare morbidezza smussando un’alta acidità e una consistente carica tannica. Il Nebbiolo resta infatti uno dei pochi vitigni capaci di coniugare potenza e finezza espressiva: al bouquet raffinato unisce una trama tannica fitta e un’alta acidità, che garantiscono sempre grande equilibrio e notevole longevità. Acquistare Nebbiolo Per chi conosce o frequenta da vicino il mondo del vino, acquistare una buona bottiglia di Nebbiolo può essere un’esperienza quasi quotidiana. Questo perché con il Nebbiolo siamo di fronte a un vitigno principe e a denominazioni che nel tempo hanno guadagnato i favori degli esperti grazie alla loro eleganza e nobiltà. Amare il Nebbiolo significa aderire a una comunità di veri intenditori che possono scegliere tra versioni giovani e promettenti o decidere di non accontentarsi puntando a vini da invecchiamento e davvero espressivi. Sul nostro sito trovi un’ampia scelta di vini di questo vitigno e con pochi click puoi acquistare online la bottiglia di Nebbiolo che desideravi, facendoti guidare da schede dettagliate e dai consigli dei nostri sommelier. Quali sono le caratteristiche di un vino Nebbiolo in purezza? Il Nebbiolo presenta caratteristiche molto riconoscibili sulla base di una forte trama tannica e di una consistente acidità che ne determina anche la grande capacità di invecchiamento. Di color rosso rubino spesso tendente al granato e di media intensità, presenta al naso sentori floreali di rosa, ciliegia, frutti rossi, mentre l’evoluzione in legno dona sentori di pelle, polvere di tabacco, terracotta e cuoio, con qualche espressione terrosa e animale. Quali sono i migliori abbinamenti del Nebbiolo? Il Nebbiolo è perfetto da consumare con carni complesse come stracotti e stufati, ma è anche perfetto in abbinamento a selvaggina e primi piatti a base di funghi. Un altro abbinamento interessante è con i formaggi, anche se ad alcuni non risulta troppo gradevole la tonalità amara che il Nebbiolo può contribuire a enfatizzare. Perché il miglior Nebbiolo arriva dal Piemonte? La configurazione pedoclimatica del Piemonte ha consentito di sviluppare una lunga tradizione produttiva rispetto al Nebbiolo che ha anche contribuito a consacrare questa regione come terra d’elezione di un vino raffinato ed elegante, reso celebre anche da grandi personaggi storici. In particolare, le Langhe, con conformazioni geologiche molto diverse risalenti a 7 milioni di anni fa, conservano oggi marne argillo-calcaree sedimentarie responsabili di questa particolarità. La recente scoperta di un vulcano nella zona di Gattinara e la tipicità alluvionale dei suoli di Ghemme rappresentano ulteriori conformazioni geologiche adatte a questa varietà.

Negroamaro

Con più di 11000 ettari vitati in Italia, il Negroamaro è un vitigno diffuso in Puglia e, in particolare, in Salento nelle province di Brindisi, Taranto e Lecce. Con una comparsa in Italia grazie alla colonizzazione greca dell’VIII secolo a.C., nasconde nel nome un possibile ripetizione del termine ‘scuro’, sia con la parola mavro (nero) che con il termine latino nigrum (nero). Un etimo confermato dal rosso scuro e impenetrabile che caratterizza un vino senz’altro riconoscibile e presto ampiamente utilizzato soprattutto come uva da taglio. Vino che apporta colore e che soltanto recentemente ha guadagnato piena considerazione come vino proposto in purezza o in blend di grande fascino. Oltre alla produzione di vini rosati, è un uvaggio potente, capace di conferire corpo e colore rilasciando anche piacevoli note amarognole molto caratteristiche. L’alta vigoria del vitigno richiede interventi radicali in vigna per limitare la produttività e irreggimentare la pianta. Il Negroamaro trova nei terreni calcarei e argillosi la corretta quantità d’acqua necessaria durante la fase vegetativa. Vinificato in purezza è in grado di offrire un vino dal colore impenetrabile e tendente al granato. Al naso dominano i frutti rossi e neri in confettura, prugna, con qualche nota mentolata e balsamica, un sentore di timo spesso accompagnata da sottili sentori speziati, da cuoio e cacao. Il Negroamaro è possente e autentico, un vero vanto regionale nella creazione di vini dalla forte personalità. Il Negroamaro del Salento Quando si parla di Negroamaro sono immediati i riferimenti al Salento, in particolare alle province di Brindisi, Taranto e Lecce in cui il vitigno è maggiormente diffuso. Anche la denominazione Salice Salentino DOC creata nel 1976 prevede l’uso di uve Negroamaro al 90% nella versione Salice Salentino DOC Negroamaro Riserva facendo di questo vitigno un rappresentante ideale della viticoltura di zona. Dato il corpo pieno e la consistente valenza tannica, questo vitigno risulta adatto anche all’invecchiamento regalando sentori terziari più accentuati che lo distinguono enormemente dalle versioni giovani e solitamente connotate da un’acidità più marcata. Sono attualmente 21 le denominazioni in cui compare tra cui Negroamaro di Terra d’Otranto DOC, Leverano DOC, Nardò DOC. Qual è l’origine del vitigno Negroamaro? Con ogni probabilità le origini del Negroamaro risalgono alla colonizzazione greca della penisola italica avvenuta durante l’VIII secolo a.C. Quali sono le caratteristiche di un vino prodotto con uve Negroamaro? Dal punto di vista visivo tra le caratteristiche di un vino prodotto con uve Negroamaro c’è anzitutto la grande intensità cromatica determinata da un colore rosso scuro tendente al nero. Al naso il Negroamaro sprigiona frutti rossi e neri in confettura, prugna, uva passa, regalando anche qualche piacevole speziatura di pepe e timo. Al palato si presenta caldo e compatto, molto avvolgente con ottima struttura e una riconoscibile portata tannica, tutte caratteristiche che spesso preludono a un finale lungo e un gusto complesso. Qual è il miglior vino a base di Negroamaro? Se si cerca il miglior vino a base di uve Negroamaro sicuramente può essere di qualche aiuto sapere che il Salice Salentino Negroamaro Riserva contiene, secondo disciplinare, un’alta percentuale di Negroamaro che rende molto riconoscibile l’uvaggio e le relative caratteristiche organolettiche.

Nerello Mascalese

Il nerello mascalese è una varietà a bacca rossa diffusa soprattutto sull’Etna, anche si può trovare in tutta la Sicilia nord-orientale e lungo il litorale tirrenico della Calabria. È un vitigno dalle caratteristiche nobili, ancora oggi viene spesso coltivato a piede franco su terreni di sabbie vulcaniche, secondo il vecchio sistema greco ad alberello. In purezza regala vini raffinati ed eleganti, caratterizzati da profumi floreali, aromi di piccoli frutti di bosco e spezie. La trama tannica è fine e la freschezza vivace.

Nero Buono

Nero d'Avola

Nero di Troia

Nosiola

Nuragus

Pagadebit

Palomino

Passerina

La passerina è un vitigno a bacca bianca del centro Italia, riscoperto negli ultimi decenni. È diffuso soprattutto nella terra di confine tra Marche e Abruzzo, in particolare nella zona di Offida.Il suo curioso nome, pare derivi dal fatto che i passeri amano beccare i suoi gustosi acini. Il vino è molto interessante per il suo profilo fresco, agrumato e piacevolmente fruttato. È un bianco semplice, che grazie alla sua buona acidità naturale, viene anche spumantizzato con Metodo Martinotti.

Pecorino

Il Pecorino è un vitigno a bacca bianca diffuso nella zona compresa tra le regioni Marche e Abruzzo. Pur nell’impossibilità di ricostruire l’esatta zona di provenienza, la diffusione del Pecorino nella provincia di Ascoli Piceno, in particolare Offida, resta tanto rilevante quanto quella che interessa l’area del teramano. Tra le molte ipotesi sull’origine del nome ‘Pecorino’ alcuni tendono a riferire al contesto contadino la diffusione della varietà con evidente richiamo agli allevatori di pecore e alla lunga tradizione diffusa nell’area abruzzese. Anche altre ricostruzioni sembrano assegnare al nutrimento delle pecore la diffusione del nome ‘Pecorino’ e, in altre versioni conosciute, anche l’analogia tra la tipologia frizzante e il sapore intenso del formaggio di pecora poteva indicare proprio nell’utilizzo dello stesso etimo una possibile provenienza. L’acino di piccole dimensione e la buccia spessa non consentono di ricavare dal Pecorino grandi rese. Tuttavia la grande quantità di zuccheri sviluppati consente di alzare il contenuto alcolometrico e di bilanciare la tessitura acida senza sbalzi. Tra le denominazioni presenti in Abruzzo sono da ricordare: Abruzzo DOC, Colli Aprutini IGT, Colli del Sangro IGT, Colline Frentane IGT, Colline Pescaresi IGT, Colline Teatine IGT, Controguerra DOC, Histonium IGT, Terre Aquilane IGT, Terre di Chieti IGT, Tullum DOC. Rispetto alle Marche le denominazioni Falerio Pecorino DOC e Offida Pecorino DOCG richiedono una percentuale minima di Pecorino all’85%. Grazie alla buona acidità il Pecorino si presta anche a versioni spumantizzate da cui si ricava un vino fresco e adatto ad accompagnare aperitivi disimpegnati. Di color giallo paglierino con riflessi dorati, il Pecorino presenta un ventaglio aromatico floreale molto distinto in cui si riconoscono tiglio, fiori bianchi di acacia e sfumature tropicali che ricordano frutti a polpa bianca e gialla come albicocca e melone. Interessante anche per mineralità, il Pecorino conserva sottili sfumature erbacee di timo e salvia. Al palato conserva la giusta sapidità mentre la parte alcolica lo rende intenso e pieno. Come acquistare Pecorino Se sei in cerca di un vino per l’estate o se vorrai procurarti un ottimo vino bianco per tutto l’anno, acquistare Pecorino online sulla nostra enoteca sarà un’esperienza divertente e intuitiva. Potrai scegliere tra le migliori etichette selezionate dai nostri sommelier tra Marche e Abruzzo e sperimentare denominazioni particolari orientando la scelta tra Pecorino in purezza, per un sapore autentico e diretto, o vinificato in blend. Qual è il miglior vino Pecorino? Difficile se non impossibile stabilire quale sia il miglior vino Pecorino in commercio. Come sempre, quando ci si muove nel mondo del vino sono tante le valutazioni da fare prima di individuare il vino Pecorino più adatto ai propri gusti. Sicuramente si può partire dalla scelta della regione e decidere se optare per un Pecorino in purezza o se lasciarsi sedurre da interessanti blend. Cosa contraddistingue i produttori di vino Pecorino? Sono tanti gli aspetti che contraddistinguono i produttori di vino Pecorino tra cui la collocazione geografica dei vigneti, lo stile produttivo impiegato, il tenore alcolico sviluppato, le selezioni svolte prima della vinificazione. L’unico modo per trovare queste differenze è iniziare ad assaggiare. Quali sono gli abbinamenti più adatti al vino Pecorino? Il Pecorino è un vino versatile e capace di accompagnare portate di diverso tipo, da antipasti disimpegnati a preparazioni complesse. Nelle versioni più giovani e meno strutturate è adatto a piatti di pesce alla griglia ma può risultare molto gradevole anche con le carni bianche marinate in erbe e cotte al forno.

Pedro Ximénez

Il pedro ximénez è un vitigno iberico a bacca bianca diffuso soprattutto nel sud della Spagna, in particolare nella regione dell’Andalusia. È utilizzato nell’area di Jerez per la produzione di vini dolci ossidativi, che si distinguono per un lungo affinamento e per lo sviluppo di bouquet particolarmente ricchi e complessi, con suadenti note di frutta secca, datteri, fichi e miele.

Perricone

Petit Verdot

Il petit verdot è un vitigno a bacca rossa storicamente presente nell’area del sud-ovest della Francia, in particolare nel Médoc, dove viene utilizzato in piccole percentuali nei tagli bordolesi insieme a cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot. È un vitigno tardivo, che al clima fresco di Bordeaux fatica e raggiungere la piena maturazione. Tuttavia il suo apporto ai vini rossi bordolesi è particolarmente apprezzato per le note speziate, per la struttura e trama tannica, che donano longevità ai vini. In Italia è coltivato nella zona di Bolgheri, nella Maremma Toscana, in Lazio e in Sicilia. Territori in cui grazie al clima mite e soleggiato riesce a maturare perfettamente regalando rossi intensi, ricchi e di grande personalità.

Petite Arvine

Picolit

Il picolit è un antichissimo vitigno autoctono friulano, coltivato soprattutto nella zona dei Colli Orientali. Il suo nome deriva dal fatto che produce non solo grappoli di piccole dimensioni, ma anche spargoli. Si tratta, infatti, di una varietà che soffre di aborto floreale, ovvero della mancata fecondazione del fiore, che non permette lo sviluppo del frutto. Con le uve picolit si produce tradizionalmente uno squisito vino dolce, che già nel corso dei Seicento e Settecento era apprezzato nelle principali Corti europee. Ancora oggi il vino da dessert realizzato con il picolit è un nettare prelibato di straordinario equilibrio gustativo. È un vino di grande finezza ed eleganza, che unisce un bouquet morbido e seducente a una piacevole freschezza.

Piedirosso

Pigato

Pignoletto

Pignolo

Pinot Bianco

Da un punto di vista genetico, le analisi sul DNA hanno confermato che pinot bianco, pinot nero e pinot grigio non sono tre differenti vitigni, ma tre cloni diversi della stessa varietà. La presenza di biotipi che si sono differenziati nel corso del tempo a seguito di mutazioni spontanee non sorprende dal momento che il pinot è uno dei vitigni più antichi in assoluto. Probabilmente si tratta infatti di un'uva domesticata in tempi antichissimi nell'area centro orientale della Francia e che ancora oggi ha in Borgogna la sua culla d’elezione. Il pinot bianco in Italia è coltivato quasi esclusivamente nel triveneto, in particolare in Alto Adige, dove trova l’habitat perfetto ad altitudini che variano, a seconda delle esposizioni, tra i 500 e gli 800 metri. Produce vini delicati, di grande finezza espressiva, con piacevoli note di frutta bianca. Il sorso è armonioso e di grande equilibrio. E’ un bianco duttile negli abbinamenti e di grane longevità.

Pinot Grigio

Analisi sul DNA hanno appurato che, da un punto di vista genetico, pinot grigio, pinot bianco e pinot nero non sono tre differenti vitigni, ma tre cloni della stessa varietà. Il pinot è uno dei vitigni più antichi quindi la presenza di biotipi, che nel corso dei secoli si sono differenziati per mutazioni spontanee, non sorprende. Il pinot è molto probabilmente un'uva domesticata in tempi molto antichi nell'area centro orientale della Francia ed ancora oggi ha la sua culla d'elezione in Borgogna. Tra i tre varietà, il pinot grigio è sicuramente il più diffuso in Italia, soprattutto nel Triveneto. La buccia dell’uva ha un bellissimo colore rosato e anche il vino può essere giallo paglierino o leggermente ramato se c’è stato un seppur breve contatto con le bucce durante la vinificazione. Il suo grande successo internazionale è dovuto al bouquet fruttato, ricco e seducente, alla sua equilibrata morbidezza gustativa, che esprime grande armonia al palato con un’acidità sempre moderata.

Pinot Meunier

Il pinot meunier o più semplicemente meunier è un vitigno a bacca rossa originario della Francia, che viene coltivato nella regione della Champagne. Insieme al pinot noir e allo chardonnay è alla base delle cuvée classiche degli Champagne. Il suo nome deriva dal termine francese “mugnaio” è sottolinea la presenza di abbondante pruina bianca sulla sua buccia. È coltivato soprattutto nella zona della Vallé de la Marne e dona agli assemblaggi le caratteristiche note fruttate, che contribuiscono a dare un profilo più morbido al bouquet degli Champagne. In Italia è poco coltivato e raramente viene utilizzato in piccole percentuali da alcuni produttori di Trento DOC.

Pinot Nero

Da un punto di vista genetico, le analisi sul DNA hanno confermato pinot nero, pinot bianco e pinot grigio non sono tre differenti vitigni, ma semplicemente tre cloni diversi della stessa varietà. Il pinot è uno dei vitigni più antichi in assoluto e per questo non sorprende la presenza di biotipi, che si sono differenziati nel corso dei secoli per mutazioni spontanee. Molto probabilmente si tratta di un’uva domesticata in tempi antichissimi nell’area centro orientale della Francia e che ancora oggi ha in Borgogna la sua culla d’elezione. In Italia il pinot noir è presente soprattutto in Trentino Alto Adige e in Oltrepò Pavese, anche se non mancano vigneti in Piemonte, soprattutto in Alta Langa per la produzione di basi spumante e in Friuli Venezia Giulia. E’ un’uva molto delicata, con grappoli piccoli, compatti e acini serrati. Ama le esposizioni fresche, ventilate con temperature non troppo elevate e predilige i suoli con componenti calcaree. Il vino ha un colore rosso rubino chiaro, quasi trasparente. Il profilo aromatico è di estrema finezza, con note di piccoli frutti di bosco. Il sorso è fresco, ricco e persistente, con tannini delicati e piacevole freschezza. E’ un vino rosso che eccelle per raffinata eleganza.

Pinotage

Primitivo

Il Primitivo è un vitigno a bacca nera diffuso soprattutto in Italia meridionale dove trova le condizioni ideali per prosperare. Sembra che il nome del Primitivo derivi dal termine Primativus utilizzato in tempi antichi per indicare la maturazione precoce delle uve certificata in area pugliese. Il probabile arrivo in Puglia grazie al popolo degli Illiri lo rende un vitigno storicamente molto datato. Mostrando un grappolo compatto, il Primitivo mostra grande sensibilità all’umidità ed è per questo che la sua diffusione in zone ventilate può aiutarne la corretta crescita senza il rischio di muffe. Altamente produttivo, il Primitivo è largamente diffuso nelle zone del Salento, nelle province di Lecce e Taranto. Interessante anche la somiglianza genetica del Primitivo con lo Zinfandel diffuso in California che regala vini particolarmente morbidi e avvolgenti. Solo da pochi decenni, data la grande capacità di sviluppare una riconoscibile complessità aromatica, il Primitivo non viene unicamente utilizzato come uva da taglio ma vinificato in purezza e nel rispetto delle migliori pratiche di cantina. Diffuso con più di 12.000 ht tra le regioni Puglia, Abruzzo, Campania e Basilicata, il Primitivo compare come vitigno di alcune importanti denominazioni quali ad esempio: il Primitivo di Manduria, Salento, Puglia, Salento del Massico, Gioia del Colle, Gravina. Di colore rosso rubino intenso, tende al granato con l’invecchiamento. Domina al naso il frutto rosso e nero, come mirtilli, amarena, prugna, mentre la capacità di affinare in legno porta il vino a sviluppare aromi speziati di pepe e liquirizia, completandosi con aromi di cacao e polvere di tabacco. Morbido nell’apporto tannico, è un vino carico e avvolgente, capace di garantire grande persistenza. Alcune versioni affinate possono essere considerate anche da meditazione. Primitivo di Manduria La diffusione del Primitivo nella zona di Manduria è già attestata da Plinio il Vecchio nonostante l’ingresso di questo vitigno nella penisola italica si fa risalire agli Illiri che decisero di diffonderlo prima dell’epoca romana. Il discreto commercio verso Oriente dei vini dell’area fu così intenso in epoca medioevale che il nome ‘Brindisi’, città famosa per il suo porto, potè presto rappresentare, come sarà nell’uso moderno, un augurio anticipato dalla bevuta di buon vino. Dalla zona delle Murge, il Primitivo inizia a diffondersi in Salento, trovando condizioni ideali per la maturazione precoce: una sostanziale differenza rispetto ai vini prodotti nella zona di Gioia del Colle e consistente in maggior corpo e grado alcolico, sviluppati probabilmente per temperature più elevate e migliori condizioni di maturazione degli zuccheri, non bastò a risparmiare al Primitivo l’impiego come vino da taglio destinato soprattutto al mercato francese. Il Primitivo predilige terreni argilloso-calcarei e risente particolarmente di condizioni di siccità. Con una vendemmia solitamente condotta alla fine di agosto, la raccolta dei grappoli è effettuata a mano e la vinificazione avviene immediatamente per preservare l’integrità del frutto. Dei 900 ht compresi nella Denominazione Primitivo di Manduria circa la metà sono dedicati alla coltivazione del vitigno Primitivo, mentre la restante parte è dedicata a Negroamaro e Malvasia. Il disciplinare di produzione del Primitivo di Manduria DOC prevede una resa massima di 9 tonnellate per ettaro con una resa di uve non superiore al 70%, la provenienza delle uve da vigneti aziendali, la presenza di Primitivo per almeno l’85%. Il Primitivo di Manduria presenta un color rosso rubino intenso e sprigiona al naso aromi di prugna e frutti rossi che evolvono in cacao, tabacco e spezie orientali per un corpo deciso, tannini morbidi e piacevoli, grande persistenza e rotondità. Quali sono le caratteristiche del Primitivo? Il Primitivo è un vitigno in grado di garantire vini rappresentativi e territoriali. Si presta bene alla creazione di blend ma esprime al meglio le proprie caratteristiche anche quando vinificato in purezza. Tra le caratteristiche del Primitivo è possibile individuare una grande ricchezza di frutto che si esprime in termini di fragranza aromatica ed estratto. È in grado di garantire vini saporiti e di corpo, con sentori molto evidenti di prugna, mora, fragola, cacao, liquirizia, tabacco. Sorso lungo e grande compattezza al palato. A quale cibo si abbina meglio il Primitivo? Servito a una temperatura di 18°-20° il Primitivo si presta a moltissimi abbinamenti della cucina regionale e nazionale. Nelle versioni meno affinate, può accompagnare sughi di carne, legumi e formaggi di media stagionatura. L’abbinamento migliore per un Primitivo dotato di corpo e struttura può consistere in carni alla brace, pecora, agnello o cinghiale stufati o al forno. Le versioni più giovani sono adatte anche a primi piatti con sughi di carne o zuppe di legumi. Un abbinamento molto convincente lo porta ad accompagnare taglieri di salumi e verdure grigliate. Qual è la gradazione del Primitivo? Il Primitivo è ricco di zuccheri e per questo in grado di sviluppare un’elevata gradazione alcolica. Il disciplinare di produzione fissa a 13,5% la gradazione alcolica minima per il Primitivo di Manduria, mentre è di 14% per la versione Primitivo di Manduria Riserva.

Prié Blanc

Prugnolo Gentile

Raboso

Refosco dal Peduncolo Rosso

Il refosco dal peduncolo rosso è un vitigno a bacca rossa autoctono della regione Friuli Venezia Giulia. Le indagini sul suo DNA indicano l’origine da un incrocio tra il marzemino e un’altra varietà a oggi sconosciuta, confermando la sua appartenenza alla famiglia dei vitigni dell’area del nord-est Italiano. Il suo caratteristico nome deriva dalla colorazione rossa del peduncolo, quando l’uva arriva a piena maturazione. Oggi è coltivato in tutta la regione e produce rossi fruttati, dalle note vinose e dal profilo piuttosto rustico, con tannini e acidità esuberanti. Proprio per queste caratteristiche, se ne consiglia l’affinamento in legno per ricondurlo a una maggiore armonia espressiva.

Ribolla Gialla

La Ribolla Gialla è un vitigno tipico dell’Italia nordorientale vinificato in purezza o in blend con l’uso di altri uvaggi. Largamente richiesta dai consumatori può essere vinificata come vino fermo o nella versione spumante. Il primo documento storico riguardante la comparsa della Ribolla Gialla risale al 1296 con il nome Rabola. La recente riscoperta del vitigno Ribolla Gialla ha permesso la sperimentazione di brevi macerazioni mentre la carica aromatica della Ribolla giovane può essere preservata con vinificazioni veloci e consumi immediati che lasciano percepire note floreali e minerali più distinte. Con un naso fruttato e floreale che spazia dal litchi alla pesca, dall’acacia al fieno, la Ribolla Gialla presenta un’acidità medio-alta e un corpo medio. L’affinamento della Ribolla Gialla può avvenire in legno regalando al vino ossidazioni e conseguenti aromi speziati e iodati che rifiniscono il corpo e il colore. Le denominazioni Collio DOC e Colli Orientali del Friuli accolgono la Ribolla Gialla in purezza o in blend. Per la denominazione Collio DOC la Ribolla Gialla deve essere prodotta da vigneti estesi per almeno l’85% del totale aziendale ed avere un titolo alcolometrico di almeno 11% vol. Come acquistare Ribolla Gialla Se stai cercando un vino schietto e intrigante, acquistare Ribolla Gialla è l’esperienza che fa per te. Sul sito Vino.com potrai acquistare la tua Ribolla Gialla da un’ampia selezione e lasciarti sorprendere dalla delicatezza del Collio DOC Ribolla Gialla 2020 Ronco del Frassino, dai sentori fruttati e floreali o dal Venezia Giulia IGT Ribolla Gialla 2016 Damijan Podversic, vino intrigante e aromatico, perfetto per i tuoi piatti a base di carni bianche o pesce. Se sei in cerca di versioni spumantizzate, potrai servirti dei filtri e acquistare il Vino Spumante Brut Ribolla Gialla Fantinel o la Ribolla Gialla Brut Xala Astoria, dal design accattivante e ideale per i tuoi aperitivi. Insomma, acquistare Ribolla Gialla su Vino.com potrà essere la scelta più divertente per rifornire la tua cantina. Come si ottiene la Ribolla Gialla frizzante? Il procedimento per ottenere la Ribolla Gialla frizzante è lo stesso dei vini spumantizzati che, partendo da un vino base, vengono rifermentati in bottiglia come il Vino Spumante di Qualità Metodo Classico Extra Brut Ribolla Gialla Puiatti oppure in autoclave. Quali sono le migliori cantine per la Ribolla Gialla? Nell’enoteca online di Vino.com potrai trovare le migliori cantine per la tua Ribolla Gialla scelte e selezionate con cura dai nostri sommelier. Tra queste, Ronco del Frassino, Cormòns, Villa Folini oltre all’imperdibile Bastianich. Cosa contraddistingue lo spumante a base di Ribolla Gialla? Oltre ai tipici aromi floreali e fruttati propri della Ribolla Gialla, la versione spumante è contraddistinta dalla presenza di anidride carbonica sviluppata secondo i metodi Classico o Charmat.

Riesling

Il Riesling è un vitigno a bacca bianca originario della Valle del Reno che attraversa la parte orientale della Germania interessando diverse regioni vinicole. Il Riesling è senz’altro ritenuto il più importante vino prodotto in Germania con quasi 23.000 ettari vitati ed è considerato uno dei vitigni in grado di offrire vini delicati e di prestigio, sicuramente tra i più apprezzati al mondo. La diffusione del Riesling è comunque favorita dalle basse temperature che, anche in virtù delle latitudini tedesche, permettono alla pianta di svilupparsi senza problemi. Nella zona della Mosella il Riesling è ampiamente diffuso presentando vini di grande ampiezza organolettica e interpretando alla perfezione le possibilità offerte dal sistema di classificazione tedesco. Oltre quest’area, si trova in importanti regioni come Rheingau, Nahe e Pfalz. Soprattutto in quest’ultima il Riesling manifesta più morbidezza e bevibilità pur non esibendo la tensione e la finezza che contraddistinguono solitamente i vini provenienti dalla Mosella. Ampia diffusione la trova anche in Austria, Ungheria, Croazia, offrendo soprattutto in Alsazia prodotti di enorme rilevanza sul piano enologico come la Sélection de Grains Nobles che riguarda uve affette dalla botrytis e che sviluppano alta concentrazione zuccherina. Anche l’Italia ha conosciuto una buona diffusione del Riesling rispetto alle zone del Trentino-Alto Adige, dell’Oltrepò Pavese, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. La vicinanza ai corsi d’acqua e il tipo di suolo incidono ugualmente sulla qualità del Riesling con fenomeni di rifrazione luminosa e surriscaldamento utili alla maturazione. Con maturazione tardiva, il Riesling manifesta una naturale predisposizione alla componente acida, caratteristica rilevante anche per l’invecchiamento dei vini prodotti con questa varietà. Sul piano organolettico è facilmente riconoscibile offrendo frutti a polpa gialla e sentori agrumati di scorza di limone, lime, arancia, mela verde, spesso accompagnati da note di idrocarburi e sottili speziature rifinite da una spiccata mineralità. La complessità aromatica è spesso legata all’affinamento e alla presenza della muffa nobile che riesce a far virare aromi più schietti e freschi verso una speziatura più consistente, con toni di frutta secca, albicocca, miele, cannella, pepe bianco. La possibilità di vinificarlo in considerazione della portata zuccherina del mosto, che non offusca l’acidità nonostante la progressiva maturazione, rende il Riesling tedesco adatto a presentarsi a diverse tipi di vendemmie in cui i grappoli possono via via trovare una maggiore concentrazione aromatica al fine di predisporre differenti tipologie per i Prädikatswein: Kabinett Trocken o Halb-Trocken, Spätlese, Auslese, Beerenauslese, Trockenbeerenauslese, Eiswein sono le classificazioni oggi in uso. Rispetto ai metodi impiegati per la vinificazione, il Riesling fermenta e affina solitamente in acciaio anche se non mancano produttori che nella stessa Mosella utilizzano ancora grandi botti non più adatte a trasferire le loro componenti aromatiche al vino. Acquistare Riesling online Tra i buoni motivi per acquistare Riesling online c’è senz’altro la facilità di consultazione di un ampio catalogo che può spaziare dalle più classiche regioni europee della Mosella, Alsazia, Trentino-Alto Adige o consentire di scoprire vini provenienti da paesi come la Nuova Zelanda e l’Australia dove la diffusione del Riesling continua a dare risultati sorprendenti. Si tratta anche di un ottimo modo per riconoscere la complessità e le sfumature aromatiche dipendenti da condizioni climatiche molto diverse e ben assimilate dalla pianta. Il Riesling può così esibire più nervatura acida in alcune circostanze, mentre in altre occasioni rilascia sentori di frutti a polpa più maturi e rifiniti da piacevoli retrogusti speziati. L’esperienza di acquisto permette in questo modo di confrontare più etichette e di sorprendersi con la trasversalità di un vitigno davvero unico. Esiste un vino Riesling rosso? Il Riesling più diffuso, quello Renano, è un vitigno a bacca bianca che non può dare vini rossi nella colorazione. Esiste tuttavia un Roter Riesling ossia Riesling Rosso che ha una colorazione rossastra degli acini e rappresenta una mutazione genetica del Riesling Renano. Il Riesling è un vino frizzante? Solitamente il Riesling è vinificato come vino fermo ma in Oltrepò Pavese è diffusa la cultura di utilizzare Riesling Italico per creare versioni frizzanti. Quali sono i migliori abbinamenti per il Riesling? Anche se non molto conosciuto in Italia per la sua espressività in abbinamento ai piatti delle cucine regionali, il Riesling si presta molto bene ad accompagnare i piatti della cucina tedesca come il risotto agli asparagi e le carni bianche alla griglia. Molto riuscite anche le contaminazioni dovute alla cucina thai che, soprattutto con piatti piccanti, rende apprezzabili i Riesling con contenuto zuccherino elevato.

Rondinella

Il rondinella un vitigno a bacca scura del veronese, diffuso soprattutto nell’area collinare della Valpolicella, dove è utilizzato insieme a corvina e corvinone per produrre i famosi rossi. Si tratta di una varietà produttiva e resistente, che regala grappoli di dimensioni medie con acini caratterizzati da una buccia consistente, che permette un perfetto appassimento dell’uva senza che i chicchi si rovinino. Viene vinificato raramente in purezza, per solito rientra nella base ampelografica del vino Valpolicella, Amarone e Recioto.

Rossese Bianco

Ruchè

Sagrantino

Il vitigno Sagrantino è coltivato quasi esclusivamente in Umbria, in particolare nel territorio di Montefalco dove è stato all’origine della DOCG dal 1990. Le sue origini restano piuttosto misteriose e per secoli i viticoltori del territorio hanno utilizzato le sue uve quasi esclusivamente per produrre vini passiti da consumare durante le più importanti festività religiose. Oggi è vinificato come vino secco e risulta particolarmente apprezzato in blend con il Sangiovese. Con il censimento del 2010 erano circa 950 gli ettari dedicati al Sagrantino. Il suo nome deriverebbe proprio dal termine latino sacer ma il suo legame con la città di Montefalco è di indubbio valore. Qui, infatti, secondo una leggenda, l’imperatore Federico II di Svevia, grande appassionato di falconeria, avrebbe risparmiato l’antica città di Coccorone grazie alla restituzione dei falchi fuggiti sulla vetta antistante l’accampamento imperiale. In segno di riconoscenza, l’imperatore ne avrebbe evitato la distruzione rinominandola Montefalco. Aldilà del nome, la provenienza del Sagrantino resta incerta e dibattuta, con testimonianze che riconducono a Plinio il Vecchio o l’ipotesi di un trasferimento dall’Asia Minore ad opera di alcuni monaci. Ciononostante, si tratta di una varietà che ha rischiato di scomparire di fronte all’avanzamento dei grandi vitigni rossi internazionali. Sono state la tenacia e la passione dei viticoltori di Montefalco ad assicurarne la sopravvivenza nel tempo. Solo negli anni ‘70 e ‘80 il Sagrantino ha cominciato a essere vinificato in rosso per produrre vini secchi. Pur non trattandosi di un vitigno facile da gestire, l’esperienza del Sagrantino è in grado di ricondurre agli albori di culture e tradizioni senza rivali. L’elevata presenza di tannini, infatti, necessita di lunghi periodi di affinamento in legno prima di delimitarne la portata e di garantire un sorso armonico, equilibrato e poco irruento. Di colore rosso intenso, apre al naso con un bouquet di frutti di bosco, more, ribes nero e spezie. Il sorso presenta grande struttura, con un corpo caldo e potente, sostenuto da una fitta trama tannica e da una buona acidità. Perfetto per consumare piatti di carne, come brasati o selvaggina. Perché acquistare Sagrantino Acquistare Sagrantino significa indubbiamente ristabilire una parentela con tradizioni locali che rischiavano, prima degli anni ‘90 del secolo scorso, di essere dimenticate. Senz’altro un vino difficile da apprezzare, può riservare notevoli sorprese quando degustato nelle giuste occasioni, anche come vino da meditazione. Se si è in cerca di un vino carico e possente, territoriale e audace, il Sagrantino rappresenta la scelta giusta per innamorarsi al primo sorso di tutta la sua complessità. Quali sono le caratteristiche del vitigno Sagrantino? Il vitigno Sagrantino torna alla ribalta negli anni ‘90 quando le tecniche di vinificazione consentono di elaborare vini più facili e di stemperare le asperità dovute a una consistente struttura tannica. Il vitigno cresce tradizionalmente nei comuni di Montefalco e Bevagna, su suoli e con esposizioni di diverso tipo, per regalare vini di grande complessità aromatica in cui la componente fruttata, composta da frutti rossi e neri, prugna e sentori floreali di viola, si integra alla perfezione con i terziari dovuti alla maturazione in legno come tabacco e vaniglia. Con un titolo alcolico minimo di 13%, la resa dei vigneti deve essere al massimo di 80 quintali per ettaro. Quali sono le caratteristiche più evidenti del vino Sagrantino? Diretto e immediato, il vino Sagrantino presenta sempre caratteristiche di riconoscibilità che lo rendono ampio e potente al palato, con una trama tannica decisa e capace di sostenere sentori fruttati complessi e variegati. Quali sono i migliori abbinamenti per il Sagrantino di Montefalco? Tra i migliori abbinamenti per il Sagrantino di Montefalco ci sono sicuramente gli arrosti alla griglia e gli stracotti, i formaggi stagionati e i risotti al tartufo.

Sangiovese

Oltre a essere il simbolo della Toscana del vino, il Sangiovese è il vitigno ad oggi più diffuso sul territorio nazionale con quasi 72000 ettari vitati. Una presenza massiccia e giustificata dalla grande adattabilità del Sangiovese e da capacità organolettiche invidiabili, perfette per la creazione di vini in purezza o di blend di grande valore. Questo è il caso in cui il Sangiovese compare all’interno di denominazioni come Carmignano, Rosso Piceno, Rosso Conero, Chianti, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Morellino di Scansano, Sangiovese di Romagna. Oggi, tuttavia, il Sangiovese è diversificato in molti cloni, che si possono identificare in due grandi gruppi: il Sangiovese Grosso (Brunello di Montalcino, Prugnolo Gentile di Montepulciano, Sangiovese Grosso di Lamole, Sangiovese Romagnolo) e Sangiovese Piccolo. Il Sangiovese resta un’uva estremamente adattabile e capace di ambientarsi con condizioni pedoclimatiche molto differenti, sempre garantendo la creazione di vini spiccatamente territoriali. Con origini per molto tempo avvolte nel mistero, il Sangiovese è oggi ritenuto, anche grazie alle analisi del suo DNA, un incrocio probabilmente spontaneo tra il Ciliegiolo e un vitigno del Sud Italia: il Calabrese di Montenuovo. Il Sangiovese predilige luoghi soleggiati e interessati da un clima fresco e ventilato, mentre diventa espressivo se coltivato su terreni poveri, ricchi di scheletro e con buona percentuale di calcare. Il Sangiovese può così essere annoverato come un vino grintoso e irruento, con tannini marcati, una spiccata acidità, corpo medio e grande concentrazione. La sua versatilità prevede, nel caso del Chianti Classico ad esempio, una versione base, una Riserva e una Gran Selezione, tutte adatte a far conoscere la risposta del Sangiovese a periodi di maturazione diversi. Restano comunque valide le annotazioni generiche sul colore rosso rubino brillante, gli aromi caratteristici di ciliegia, viola, marasca, arancia sanguinella e frutta rossa matura. Produce vini ampi al palato, con corpo medio o pieno, con una presenza tannica pronunciata e moderatamente ridimensionata anche nelle versioni più lavorate, come anche è in grado di assicurare buona freschezza e persistenza aromatica. Acquistare Sangiovese Per quanti amano il vino e conservano una vera passione per il vino italiano, il Sangiovese è senz’altro una delle espressioni più autentiche della territorialità della Penisola. Acquistare Sangiovese online significa anzitutto conoscerne il territorio d’elezione, la Toscana, che da centinaia di anni coltiva con successo questa varietà tanto da aver richiamato grande attenzione di pubblico sia verso l’uvaggio, che verso il turismo enogastronomico che interessa molte aree della regione. Un altro motivo per acquistare Sangiovese è il fatto che si presta sia come vino da pasto che come vino da meditazione: versatile e autentico, capace di riservare molte sorprese e di stupire nonostante la sua riconoscibile identità. In sintesi: acquistare Sangiovese online significa far proprio uno dei tesori che il mondo invidia all’Italia del vino. Quali sono le varietà del Sangiovese? Se si analizzano le tipologie di Sangiovese coltivate in Italia, ci si rende conto che sotto il profilo genetico compaiono alcune differenze che permettono di collocare nella stessa famiglia cloni diversi, ossia piante che trattengono un materiale genetico simile ma non identico alla pianta d’origine. Nel caso del celebre clone Sangiovese B-Bs 11 ci troviamo di fronte a una selezione di Sangiovese che ha fatto la storia del Brunello di Montalcino con Biondi Santi. Naturalmente la possibilità di creare cloni da parte delle aziende, come la loro conseguente registrazione al Registro Nazionale delle Varietà, deve contemplare la reale peculiarità del clone allevato in termini di resistenza alle malattie e di adattamento al terroir. Nel caso particolare della Toscana, sembra proprio che le debolezze del Sangiovese coltivato fino agli anni ‘70 del secolo scorso avessero contribuito anche alla nascita dei Super Tuscan, in cui l’intervento migliorativo degli uvaggi internazionali avrebbe corretto le improprietà del Sangiovese e spinto all’investimento nella selezione clonale. Qual è il sapore caratteristico del Sangiovese? La riconoscibilità del Sangiovese sul piano organolettico dipende in gran parte da un sapore distinto e rintracciabile senza difficoltà. Il sapore caratteristico del Sangiovese annovera l’arancia sanguinella, la viola, la ciliegia, i frutti rossi maturi, ma anche il pomodoro, liquirizia e note balsamiche che, combinate assieme, determinano un palato strutturato, con acidità pronunciata che dà tensione e nerbo, pur rilasciando gradualmente accenni di note verdi e rinfrescanti come l’origano. Dove è coltivato il vitigno Sangiovese? Molte sono le regioni il cui il vitigno Sangiovese è coltivato e ampiamente diffuso. Tra queste la Toscana, Marche, Lazio, Emilia-Romagna, mentre oltre i confini nazionali il Sangiovese è coltivato in Corsica, California, Argentina e

Sauvignon Blanc

Il Sauvignon Blanc è uno dei vitigni bianchi più amati e diffusi al mondo. Si tratta di una varietà originaria della regione della Valle della Loira che gradualmente si è diffusa anche a Bordeaux. Le analisi del DNA hanno messo in luce la sua parentela con il Savagnin, uno dei vitigni più antichi del centro Europa che potrebbe essere proprio uno dei genitori del Sauvignon Blanc. Come varietà semi-aromatica, è oggi coltivata in molti paesi del mondo, in particolare in Nuova Zelanda, California, Australia, Cile e Sudafrica. In Italia è presente soprattutto in Friuli Venezia Giulia e Alto Adige. Naturalmente condizioni pedocliamtiche che variano da luogo a luogo permettono al Sauvignon Blanc di esprimere in modo molto diverso la propria personalità. Caso emblematico della Loira sono le temperature molto fredde e la grande umidità che, oltre alla presenza di corsi d’acqua, permettono al Sauvignon Blanc di sviluppare la tipica acidità in vini provenienti da Sancerre e Pouilly-sur-Loire, famosa anche per il vino Pouilly-Fumé: si tratta di vini taglienti e dai tipici sentori di uva spina, muschio, erbe selvatiche e pietra focaia che regalano al palato una tessitura aromatica non facile da degustare ma molto apprezzata dagli intenditori. Raggiungendo la zona di Bordeaux, con le uve Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle si ottengono i famosi vini botritizzati cioè risultanti dalla comparsa della muffa nobile sugli acini che conferisce sapori unici combinando un’alta acidità a una notevole quantità zuccherina sviluppata a seguito della disidratazione del grappolo: il Sauvignon Blanc è anche in questo caso responsabile del conferimento di aromi molto delicati ed eleganti. Molto particolare anche la resa del Sauvignon in Italia che nelle zone del Collio e dei Colli Orientali del Friuli ha trovato ambienti ideali per crescere e dare il meglio di sé. Diversa la struttura del Sauvignon proveniente da California e Nuova Zelanda in cui i sentori tropicali di frutti a polpa bianca si fondono gradevolmente con le tipiche note erbacee rilasciando al gusto le proprietà più acide della scorza di limone e del melograno in abbinamento a erbe selvatiche come timo, salvia, rosmarino. Perché acquistare Sauvignon Blanc Acquistare Sauvignon Blanc significa anzitutto poter familiarizzare con una delle varietà a bacca bianca più diffuse e famose al mondo. Il particolare taglio aromatico realizzato dal Sauvignon Blanc permette di considerarlo come un vitigno semiaromatico e, per questo, molto trasversale rispetto ai gusti e agli impieghi culinari. Data la sua diffusione, acquistare questo vino significa poter esplorare prodotti molto diversificati tra loro e poter approfondire diverse culture locali, tutte racchiuse nelle grandi espressioni di un solo vitigno. Qual è l’origine del Sauvignon Blanc? L’origine del nome Sauvignon Blanc deriva con tutta probabilità da sauvage (selvatico). Esistono due biotipi cioè espressioni che, pur appartenendo alla stessa varietà differiscono per qualche carattere: il Sauvignon Piccolo e il Sauvignon Grosso. Quali sono le caratteristiche del vino a base di uve Sauvignon Blanc? Il Sauvignon Blanc produce vini dalle caratteristiche molto riconoscibili: il colore è solitamente giallo paglierino e può assumere riflessi dorati con una fermentazione o breve maturazione in legno secondo una pratica diffusa nella zona di Pessac-Leognan. In questi casi le tonalità acide sono stemperate fino ad assumere maggiore densità e cremosità, con una piacevole nota lavorata e sentori più fruttati. Il Sauvignon Blanc è altrimenti riconoscibile per una marcata tonalità di mela verde, frutto della passione e una nota erbacea che va dall’asparago, al peperone verde al basilico. Quali sono i migliori abbinamenti per il Sauvignon Blanc? Il Sauvignon Blanc è indicato in abbinamento a carni bianche cotte alla griglia, a crostacei e pesci come la spigola aromatizzata con limone e prezzemolo. Per alcuni è anche un valido accompagnamento per il risotto con gli asparagi mentre è il vino di punta per antipasti a base di salumi e formaggi freschi.

Schiava

La schiava è l’uva a bacca rossa simbolo della tradizione vitivinicola dell’Alto Adige. Prima della recente rivoluzione bianchista della Regione, la schiava era il vitigno più coltivato in Alto Adige, per produrre vini di quantità con una qualità piuttosto scadente. Oggi viene coltivata soprattutto nella zona di Santa Maddalena e Caldaro. Grazie alle basse rese e a un’accurata attenzione in vinificazione, la schiava si è affermata come un rosso molto interessante e moderno. Il suo profilo fruttato, la sua struttura di medio corpo e la facilità di beva, ne fanno un vino molto piacevole e particolarmente duttile negli abbinamenti a tavola.

Sirica

Susumaniello

Sylvaner

Il sylvaner è un vitigno a bacca bianca molto probabilmente originario dell’area del centro Europa, attualmente occupata da Germania e Austria. Le analisi sul DNA, hanno indicato che si tratta di un incrocio spontaneo tra il savagnin blanc o traminer e un’antica varietà a bacca bianca centro- europea: l’Österreichisch weiss. In Italia è stato introdotto all’inizio del ‘900 è ha trovato il suo habitat perfetto in Alto Adige, in particolare nella zona più a nord e più fresca della Valle Isarco. Si tratta di una varietà che ama il clima freddo, le esposizioni soleggiate e ben ventilate. Produce dei grappoli piuttosto piccoli e compatti con acini tondeggianti dalla buccia color giallo verdognolo. Vinificato in purezza regala vini molto interessanti, eleganti e raffinati, con delicate note fruttate e buona freschezza.

Syrah

La syrah è un vitigno a bacca rossa diffuso soprattutto nella regione francese della Valle del Rodano. Contrariamente a quanto si era pensato in passato, favoleggiando sul nome e sulle sue note speziate, non si tratta di un vitigno d’origine orientale portato a Hermitage da alcuni cavalieri di ritorno dalla Crociate. Molto più prosaicamente, la syrah nasce da un incrocio spontaneo tra la mondeuse blanc, un’antica varietà della Savoia, e la dureza, un vitigno originario della regione dell’Ardeche. Oggi la syrah è il vitigno simbolo dei vini dell’alta Valle del Rodano, in particolare delle Appellation Côte-Rôtie, Hermitage, Crozes-Hermitage, Cornas è rientra anche tra le uve utilizzate per produrre i vini della regione del Basso Rodano: Gigondas Vaqueyras e soprattutto Châteauneuf-du-Pape. È una varietà che produce vini di buona struttura, con aromi floreali, di piccoli frutti di bosco, impreziositi dalle caratteristiche note di spezie orientali e pepe nero. In Italia è coltivato con ottimi risultati in Toscana, sia in purezza nella zona di Cortona, sia nella zona di Bolgheri come vitigno complementare al cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot nei blend dei Supertuscan. Viene inoltre coltivato con risultasti interessanti anche in Sicilia. Nel resto del mondo è diffuso soprattutto in Australia con il nome di Shiraz.

Sémillon

Il sémillon è un vitigno a bacca bianca francese. È originario della zona di Bordeaux ma è più in generale diffuso in tutta la regione del sud-ovest della Francia. È una varietà generosa, che produce grappoli di medie dimensione dalla forma cilindrica, con acini tondi, che a piena maturazione assumono un colore giallo dorato, con la presenza superficiale di abbondante pruina. Viene coltivato soprattutto nell’area di Bordeaux per produrre vini passiti e qualche bianco secco. Le zone in cui è più diffuso sono, infatti, quelle delle famose denominazioni di Sauternes et Barsac, ma è presente anche a Pessac-Léognan, nella zona delle Graves, a Bergerac e Monbazillac. Difficilmente viene vinificato in purezza, quasi sempre è utilizzato insieme al sauvignon blanc. Il vino ha un profilo ricco, con profumi di fiori bianchi, intensi aromi fruttati di ananas, frutta esotica e sentori di frutta secca. Con l’invecchiamento, il bouquet si arricchisce di note di spezie, pepe e frutta candita. In Italia è poco coltivato e nel resto del mondo è presente soprattutto in Australia, Nuova Zelanda, California, Cile, Argentina e Sud Africa.

Tannat

Tempranillo

Il tempranillo è il vitigno a bacca rossa più famoso di Spagna. Grazie alla sua maturazione precoce e a un ciclo vegetativo piuttosto breve, si è ben adattato alle zone fresche della Spagna del nord. In particolare nella regione della Rioja produce alcuni tra i migliori rossi di Spagna sia vinificato in purezza che insieme alla garnacha. Il vitigno è diffuso anche in Portogallo con il nome di tinta roriz, soprattutto nelle regioni dei Douro e dell’Alentejo. In italia è coltivato in Lazio e in Toscana, dove è conosciuto con il nome di malvasia nera. Il vino è di grande struttura, ricco, abbastanza alcolico, con trama tannica importante e acidità moderata.

Teroldego

Il teroldego è un vitigno a bacca rossa storicamente presente da secoli in Trentino. Si tratta di una varietà molto antica, imparentata con la dureza dell’Ardeche (genitrice della syrah) e discendente, probabilmente con parentela di secondo grado, dalla famiglia dei pinot. La sua antica presenza in Trentino è testimoniata anche dal fatto, che altri due vitigni a bacca rossa diffusi in regione: il lagrein e il marzemino, discendono da incroci spontanei tra il teroldego e un’altra varietà a bacca rossa a oggi sconosciuta e forse ormai estinta. Nel corso dei secoli, il teroldego ha trovato la sua terra d’elezione nella vasta area alluvionale del Campo Rotaliano, in particolare nei territori dei comuni di Mezzacorona, Mezzolombardo e San Michele alL'Adige. Vinificato in purezza, produce un vino di medio corpo, con aromi fruttati, delicate sfumature speziate e balsamiche, buona freschezza e tannini piuttosto sottili.

Teroldego Rotaliano

Timorasso

Il timorasso è un antico vitigno autoctono a bacca bianca, presente soprattutto nell’area dei Colli Tortonesi, al confine tra Piemonte e Lombardia. Prima della crisi della fillossera, era molto diffuso, non solo nel territorio di Tortona, ma anche nelle vicine province piemontesi di Novara e Alessandria. Nella ricostruzione dei vigneti post-fillossera, si sono preferiti vitigni più generosi e costanti nella produzione, come il cortese e la barbera. Il timorasso ha così rischiato così di sparire definitivamente, se non fosse stato per la tenacia e l’impegno di pochi viticoltori, che hanno scommesso sulle sue potenzialità e sulla sua rinascita. Oggi il timorasso è considerato uno dei vitigni a bacca bianca autoctoni più interessanti del nord Italia, soprattutto per la sua struttura e la sua longevità, che regala evoluzioni terziarie sulle note di resina e idrocarburo.

Tintilia

Torbato

Torrontés

Il torrontés è il vitigno a bacca bianca più diffuso in Argentina, molto probabilmente è originario della Spagna ed è stato importato in Sud America durante il periodo del colonialismo. È coltivato un po’ in tutto il paese e grazie alla sua resistenza all’altitudine si è adattato molto bene anche al clima andino. Vinificato in purezza, regala vini molto interessanti e caratteristici. Esprime un bouquet intenso e aromatico, con note floreali, aromi fruttati ricchi e maturi, con sfumature di frutta esotica. Al sorso risulta sempre ben equilibrato grazie alla presenza di una buona acidità di base.

Trebbiano

Il generico nome di trebbiano ricomprende una vasta famiglia di vitigni molto diversi tra di loro. E’ la varietà d’uva a bacca bianca più coltivata in Italia ed è presente in quasi tutte le regioni del centro sud, in particolare in Toscana e Abruzzo. Il suo successo si deve soprattutto alla buona vigoria e produttività, che nei secoli passati l’hanno fatto preferire a altre varietà, proprio per i suoi raccolti abbondanti. In Toscana viene spesso vinificato insieme alla malvasia bianca del Chianti, mentre in Abruzzo è prodotto in purezza con risultati qualitativamente interessanti. La coltivazione con basse rese fornisce vini di buon corpo, con aromi complessi e profondi, acidità elevata e buona propensione all’invecchiamento.

Trebbiano di Lugana

Il trebbiano di Lugana o turbiana è un vitigno a bacca bianca coltivato in una piccola area a sud del Lago di Garda. In questo territorio, compreso tra le province di Brescia e Verona, il trebbiano di Lugana ha trovato un habitat perfetto, grazie al clima quasi mediterraneo della riviera gardesana del sud, sempre mitigato dalle dolci brezze del lago. I terreni sono d’antica origine glaciale, con una zona pianeggiante formata da depositi di argille bianche, ricche di calcare e minerali e una fascia di basse colline moreniche dal profilo molto dolce. Da un punto di vista genetico, il trebbiano di Lugana condivide il DNA con il vicino trebbiano di Soave e con il verdicchio marchigiano. Si tratta, infatti, di cloni diversi di un unico vitigno, che si sono poi differenziati col il passare del tempo e che esprimono vini diversi anche in relazione al terroir in cui sono coltivati. Il vino Lugana è un bianco dal profilo floreale e fruttato, con buona struttura e vivace acidità. È una varietà molto duttile, che permette di produrre spumanti con Metodo Classico, vini fermi, vendemmie tardive e vini passiti, tutti di ottimo livello. Possiede inoltre un notevole potenziale di evoluzione verso aromi terziari ed è uno dei bianchi italiani che non teme il trascorrere del tempo.

Ugni Blanc

Verdeca

Verdicchio

Il Verdicchio è il nome del vino bianco ottenuto con uve dell’omonimo vitigno, senz’altro il più importante della regione Marche. Sembra che il Verdicchio sia stato esportato nelle Marche dalla zona di Verona, mentre evidenti somiglianze lo ricollegano al Trebbiano di Soave e al Trebbiano di Lugana. Almeno a partire dal XIV secolo, le due aree coinvolte nella produzione di Verdicchio riguardano la zona a ovest della città di Ancona in cui si produce il Verdicchio dei Castelli di Jesi; l’altra, posta al confine con l’Umbria e più meridionale è conosciuta per la produzione di Verdicchio di Matelica. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è un vino con un corpo medio o pieno ed evidenti restano i richiami olfattivi e gustativi ai fiori bianchi, alla cedrina, al mandarino, con buona sapidità e mineralità che lo rendono piacevole e rinfrescante. Le uve Verdicchio, grazie all’alta acidità e al potenziale alcolico, possono regalare vini longevi e sorprendentemente bilanciati. In tempi passati, secondo una tendenza che sta gradualmente riconquistando attenzione, il Verdicchio era fermentato a contatto con le bucce donando così un vino più materico e denso, di maggior corpo e cremosità. Il Verdicchio di Matelica Il Verdicchio di Matelica si coltiva nelle zone collinari della provincia di Macerata e la produzione sul piano quantitativo è inferiore rispetto a quella che interessa il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il Verdicchio di Matelica era reputato un tempo come più espressivo sul versante olfattivo con sentori di albicocca, pesca, miele e mandorle che lasciavano intendere grande struttura al palato e lunga persistenza. Oggi, con la riduzione drastica delle superfici vitate destinate al Vermentino Castelli di Jesi, sembra aver perso parte del suo primato. Ad ogni modo, resta molto interessante da provare la versione Verdicchio di Matelica Riserva DOCG che deve subire un invecchiamento di 18 mesi prima dell’immissione in commercio. Quali sono i migliori abbinamenti con il Verdicchio? I migliori abbinamenti per il Verdicchio riguardano le verdure fritte, ripiene o grigliate, i pesci al forno o le zuppe di pesce, il roast beef, le lasagne alle verdure, il pollo alla griglia. Quali sono le caratteristiche del vino Verdicchio? Con sensibili differenze organolettiche tra il Verdicchio di Matelica e il Verdicchio dei Castelli di Jesi, si può sostenere che il Verdicchio esprime sentori floreali e fruttati che vanno dal glicine alla pesca, dal cedro al fiore di mandorlo. Corpo e pienezza sono assicurati da grande densità aromatica e un’ottima struttura, oltre a una portata alcolica considerevole, lo rendeno di lunga persistenza al palato e adatto all’invecchiamento. Quali sono le migliori aziende per la produzione di Verdicchio di Matelica? Tra le migliori aziende per la produzione di Verdicchio di Matelica compaiono sicuramente La Monacesca, Marani e Belisario.

Verduzzo

Vermentino

Il vermentino è un vitigno a bacca bianca coltivato soprattutto in Sardegna, nella Liguria del Levante e lungo la costa toscana, in particolare nell’area di Bolgheri. Il Vermentino è inoltre presente in Corsica e nel sud della Francia, dove viene chiamato Rolle. Sembra che la provenienza del Vermentino sia da ricondurre alla Spagna, con una progressiva diffusione che dalla Corsica permette al vitigno di raggiungere la Liguria già nel secolo XIX ossia prima della sua diffusione in Toscana. Proprio in questa regione il Vermentino dà il meglio nelle province di Grosseto, Livorno, Lucca e Massa Carrara. Ciononostante, le origini del Vermentino restano ancora abbastanza misteriose, ma le analisi condotte sul DNA hanno messo in luce che Vermentino, Pigato e Favorita, sono in realtà cloni diversi di un unico vitigno che si è poi differenziato nei secoli anche in base ai diversi terroir. È un vitigno tipicamente mediterraneo, che ama il clima caldo e soleggiato, sopporta bene il vento e si esprime al meglio su terreni collinari. Soprattutto la vicinanza alla costa, che penalizzerebbe altre varietà a causa dei venti salmastri provenienti dal mare, è un aspetto che influisce positivamente sulla corretta maturazione delle uve Vermentino. La grande versatilità del Vermentino riguarda anche le tecniche di lavorazione che possono riguardare una raccolta tardiva, una vinificazione in acciaio per i vini più schietti e immediati, l’affinamento sui lieviti e l’invecchiamento in botte. In quest’ultimo caso è dimostrato come il Vermentino non sia da classificare come un vino stagionale e che la capacità di evolvere del vino prodotto rappresenta una delle tante possibilità offerte per tracciarne un profilo identitario. Il Vermentino è il vitigno a bacca bianca più diffuso in Sardegna, regione in cui esprime alti livelli qualitativi, in particolare nell’area della Gallura dove per il riconoscimento secondo il disciplinare Vermentino di Gallura DOCG richiede una presenza del Vermentino pari al 95%. In ogni caso, il Vermentino può essere vinificato come vino fermo, spumante o passito. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, il Vermentino presenta un gusto secco e una nota leggermente amara che tende a scomparire con l’affinamento. Il vino ha un bouquet caratterizzato da aromi fruttati di pesca, albicocca, melone bianco, ben assortiti con sentori di macchia mediterranea. Date le alte temperature che accompagnano la maturazione delle uve, il Vermentino può sviluppare un buon tenore alcolico e un’acidità moderata. Il Vermentino di Gallura Autentica espressione della Sardegna, il Vermentino di Gallura è un vanto enologico della regione e ha trovato nei suoli granitici dell’area settentrionale dell’isola il suo luogo d’elezione. Oggi la produzione di Vermentino di Gallura si concentra tra i comuni di Tempio, Monti, Berchidda e Oschiri. La produzione di Vermentino di Gallura DOCG è regolata da un disciplinare di produzione che prevede le versioni Superiore, Frizzante, Spumante, Passito e Vendemmia tardiva. Per ricadere nel disciplinare di produzione, deve avere almeno il 95% di Vermentino prodotto nella zona coincidente con l’area settentrionale della Sardegna individuata dal disciplinare di produzione. Per la versione base, il colore è giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli, con grande intensità aromatica, retrogusto leggermente amarognolo e un volume alcolico di almeno 12%. Quali sono le caratteristiche di un vino prodotto con Vermentino? Il Vermentino può essere prodotto in purezza o comparire in blend con altri uvaggi a bacca bianca, presenta un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e un bouquet ricco con sentori di macchia mediterranea, aromi complessi di agrumi e fiori, spesso accompagnati da un gusto amarognolo per i vini più giovani. Al palato è intenso e complesso, elegante e fresco, non estraneo a una certa morbidezza nelle versioni invecchiate. Quali sono i migliori abbinamenti per il Vermentino di Gallura? Il Vermentino di Gallura può essere bevuto in abbinamento a piatti di mare o di terra data la sua versatilità. La percepibile freschezza lo rende ideale con crostacei e molluschi, pesci grassi come salmone cotti alla piastra e frutti di mare. Il Vermentino di Gallura accompagna bene anche risotti e pasta con sughi di pesce e formaggi come il Pecorino Sardo. Il Vermentino è un vino frizzante? Una delle particolarità del Vermentino consiste nella possibilità di vinificarlo come vino frizzante, senza dispersione di anidride carbonica prodotta durante la fermentazione. Solitamente la variazione controllata di temperatura provoca in alcuni vini questa variante e, nel caso del Vermentino frizzante, si assiste a un’accentuazione della freschezza e della cremosità ricavate da un contatto con i lieviti.

Vernaccia

Vernaccia Nera

Vespaiola

Vespolina

Viognier

Il viogner è un vitigno francese a bacca bianca originario della regione del Rodano. Le anali sul DNA hanno evidenziato una stretta parentela con la mondeuse blanche, a sua volta uno dei genitori dell’uva syrah. Anche in assenza di un preciso albero genealogico, si può quindi affermare una parentela tra le due grandi varietà tipiche della Valle del Rodano. E’ un vitigno che ha vissuto alterne fortune e ha rischiato anche di sparire del tutto. Negli anni Sessanta rimanevano poche decine di ettari vitati in Francia ed è solo grazie all’opera di alcuni appassionati vigneron che ha ricominciato a essere coltivato soprattutto a Condrieu. Oggi, oltre che nella Valle del Rodano è presente in Languedoc-Roussillon, negli Stati Uniti, Australia e in altri paesi del Nuovo Mondo. In Italia è coltivato con buoni risultati in Lazio, Toscana e Sicilia. Il vino ha un colore giallo chiaro con riflessi dorati. Al naso prevalgono i profumi maturi di pesca e albicocca. Il sorso è ampio, ricco e fruttato, con grado alcolico piuttosto elevato e moderata acidità.

Zibibbo

Il termine zibibbo deriva dalla parola araba zibibb, con cui s’indicava l’uva appassita. In realtà il nome del vitigno è moscato d’Alessandria e come dice il nome proviene dall’Egitto o più in generale dall’area mediorientale. È un’antica varietà nata dall’incrocio tra il moscato bianco e un’antica uva greca: l’eftakoilo o heptakilo. Da secoli è coltivato nella zona occidentale della Sicilia, in particolare nell’area del trapanese e nell’isola di Pantelleria. È una varietà tipicamente mediterranea, che ama il caldo, il vento, sopporta bene il clima secco, siccitoso e si adatta molto bene a terreni poveri e pietrosi, soprattutto se d’origine vulcanica. Produce grappoli dalla forma allungata, con acini piuttosto grandi dalla buccia spessa e coperta di pruina. Si tratta di un’uva aromatica dal gusto dolce, che tradizionalmente era utilizzata sia come uva da tavola, che per produrre vino. Proprio per i suoi aromi suadenti, lo zibibbo veniva utilizzato soprattutto per produrre uva passa o per realizzare vini passiti. Soprattutto l’isola di Pantelleria, dove da sempre si coltiva quasi esclusivamente zibibbo, è diventata famosa proprio per la produzione di straordinari vini passiti.Negli ultimi decenni, a fronte di un progressivo calo del consumo dei vini dolci, è aumentata la produzione di vini secchi dal gusto molto interessante e piacevole. Si tratta di bianco che esprime un bouquet intenso ed elegante, con aromi di zagara, agrumi, frutta matura, cenni tropicali, sfumature di erbe aromatiche della macchia mediterranea e ricordi iodati. Il sorso è morbido e suadente, con un centro bocca succoso e ampio, ben bilanciato da una vivace freschezza agrumata, che chiude con sensazioni piacevolmente sapide. È un bianco perfetto da degustare con antipasti di mare o con dei crostacei. Lo Zibibbo Passito è un vino di grande fascino, con aromi di scorza d’agrumi candita, albicocca secca, frutta disidratata, mandorla, frutta secca, miele e spezie. Al palato è ricco e dolce, con aromi complessi e persistenti, che anticipano un finale rinfrescante. È un vino da dessert ideale per accompagnare i classici dolci siciliani o della pasticceria secca.

Zinfandel

Il nome zinfandel viene utilizzato negli Stati Uniti per indicare un vitigno a bacca rossa, che in realtà altro non è che il nostro primitivo. A sua volta il primitivo coltivato in Puglia è originario dell’altra sponda dell’Adriatico. Da un punto di vista genetico, infatti, il primitivo e di conseguenza anche lo zinfandel, corrisponde al vitigno crljenak kaštelanski, identico a un’antica varietà croata denominata tribidrag, forse d’origine greca. È un vitigno a maturazione precoce, una caratteristica da cui deriva anche il nome italiano primitivo. Vinificato in purezza, esprime vini rossi intensi e fruttati, dal profilo piuttosto morbido e avvolgente.

Zweigelt

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